Cosa significa diventare se stessi? Il processo di individuazione in Psicologia

Jung Individuazione

Processo di individuazione:
divenire ciò che si è.

Che cos’è il processo di individuazione?

Qui di seguito facciamo rispondere direttamente a Carl Jung, attraverso stralci ed estratti presi dalle sue opere, interviste, conferenze e seminari.

Sparsi nell’articolo troverete 3 indispensabili libri per approfondire il tema.

Buona lettura!


Che cos’è l’individuazione?

Individuazione mandala
«L’individuazione è un’unificazione con se stessi e, nel contempo, con l’umanità, di cui l’uomo è parte»
(C.G.Jung, Opere, Vol. 16, p.118)

- EVANS: Le dispiacerebbe dirci qualcosa su questo processo evolutivo della psiche verso la totalità che lei chiama PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE?

– JUNG: È molto semplice. Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo e diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro.
(dal saggioJung Parla, Adelphi)

Processo di individuazione
Il principio di individuazione. Verso lo sviluppo della coscienza umana (Murray Stein)

«In realtà, il processo d’individuazione è quel processo biologico…attraverso il quale ogni essere vivente diventa quello che è destinato a diventare fin dal principio»
(C.G.Jung, Opere, Vol. 11, p.294)

«…esiste sin troppa gente che non desidera niente di meglio che essere alienata da se stessa con un buon pretesto.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p287)

«Chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso.» (Jung)

Processo di individuazione Diventa chi sei Jung
Coscienza, inconscio e individuazione (C.G. Jung)

«A ogni passo verso l’individuazione si produce una nuova colpa, che richiede una nuova espiazione. I nostri peccati, errori e colpe sono necessari, altrimenti saremmo privati dei più preziosi incentivi allo sviluppo.»
(C.G. Jung)

«Il processo di individuazione porta con sé una “colpa” circoscrivibile nell’ambito di una morale comune, ma che è estranea invece all’interno di un’etica superiore. Qui, questa “colpa” non sussiste più, se non in un quadro di più ampio significato che la cambia in “necessità”(Ananke).»
(Emanuele G. Casale)

«L ‘individuazione non ha altro scopo che di liberare il Sé, per un lato, dai falsi involucri della “Persona” , dall’altro lato, dal potere suggestivo delle immagini dell’inconscio.»
(C.G.Jung)

«Il termine “individuazione” era stato usato da Schopenhauer, che definiva lo spazio e il tempo principium individuationis spiegando di aver preso a prestito l’espressione dalla Scolastica. Il principium individuationis era la possibilità della molteplicità (1819). Il termine fu ripreso da Eduard von Hartmann che vedeva la sua origine nell’inconscio (1869). Jung scrisse:

Le differenze nascono grazie all’individuazione (Opere , vol. V, p.178).»

(Sonu Shamdasani. 2007. Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza. p.360)

«…Bisogna tuttavia riconoscere che non v’è nulla più difficile da tollerare che se stessi.
(“Tu cercasti il più grave carco, e trovasti te stesso.” Nietzsche).»
(C.G.Jung – L’io e l’inconscio)

L'io e l'inconscio
L’io e l’inconscio (Jung)

«Qui si può domandare perché mai sia desiderabile che un uomo si individui. E’ non solo desiderabile, ma indispensabile, perché l’individuo, non differenziato dagli altri, cade in uno stato e commette azioni che lo pongono in disaccordo con se stesso. Da ogni inconscia mescolanza e indissociazione parte infatti una costrizione ad essere e ad agire così come non si è. Onde non si può né essere d’accordo in ciò né assumerne la responsabilità. Ci si sente in uno stato degradante, non libero e non etico.»
(C.G.Jung – L’io e l’inconscio)

«Si dice che è egoistico o “malsano” occuparsi di sè, che la propria compagnia è la peggiore, che fa diventar melanconici; ecco gli splendidi certificati che vengono rilasciati alla nostra natura umana! Ma sono un’espressione autentica del mondo occidentale. Chi pensa cosi, evidentemente non immagina con quanto piacere altra gente sta in compagnia di questi sudici vigliacchi.»
(C.G.Jung – L’io e l’inconscio)

[Leggi anche: Biologia e Processo di Individuazione. L’essere umano è un organismo teleologico, ovvero che tende ad un fine.]
Carl Jung a casa Kusnacht
Jung seduto nel suo giardino di casa fumando la pipa. (1949, Kusnacht, Svizzera)

Cosa NON È l’individuazione.
Individualismo non è Iindividuazione. 

«Continuo a vedere però che il processo di individuazione è confuso con il divenire cosciente dell’Io, e quindi l’Io viene identificato nel Sè, con l’ovvia conseguenza di un irrimediabile confusione»
(C.G.Jung Opere, Vol.8, pag.243)

«L’individuazione viene a volte confusa con l’individualismo. In una certa misura i due concetti si sovrappongono come significato, ma l’individuazione, in realtà, è molto più ampia in quanto non si limita a mettere l’accento soltanto sull’Io.

  • L’individualismo finisce spesso per essere una specie di narcisismo, centrato sull’importanza dell’Io e dei suoi bisogni e diritti. (…)
  • L’individuazione, invece, include una gran parte di sviluppo dell’io e di egoismo, ma non finisce lì. Procede includendo e integrando le polarità e le complessità interne ed esterne. Non ignora l’importanza dell’altruismo e dei rapporti, bensì include questi elementi nel proprio programma come parti essenziali di esso. Favorisce sia la stima di sè che un profondo interesse sociale in quanto si concentra sul Sè (non sull’Io), che è comune a tutta l’umanità.
Jung L'uomo e i suoi simboli Libro Psicologia
L’uomo e i suoi simboli (C.G. Jung e collaboratori)

L’individualità che nasce dal terzo stadio dell’individuazione è costituita da un insieme unico di elementi umani comuni incarnati in una vita particolare. Questa vita unica non è separata dagli altri o resa più importante di qualsiasi altra vita del pianeta. Eì semplicemente affermata come un esperimento di vita umana, unico a causa della sua posizione precisa nella matrice comune.»
(Murray Stein. L’individuazione. Citato in “Manuale di Psicologia Junghiana. Orientamenti contemporanei. Teoria, Pratica, Applicazioni.” A cura di Renos K.Papadopoulos)

«Domanda da parte di uno dei presenti, Signor Dell: “Il processo che lei descrive è, in termini psicologici, l’inizio dell’individuazione?”

Jung: Si, è il ritiro dalle emozioni, non si è più identici ad esse. Se si riesce a ricordarsi di sé stessi, se si riesce a distinguere tra sé stessi e l’esplosione delle proprie passioni, si scopre il Sé, si comincia a individuarsi. L’individuazione comincia quindi in Anahata.

L’individuazione non è diventare un Io: si diventerebbe, in questo caso, degli individualisti.

Un individualista è un uomo che non è riuscito a individuarsi, è un egoista distillato filosoficamente.

L’individuazione è diventare quella cosa che non è l’Io, il che è stranissimo.

Perciò nessuno capisce che cosa sia il Sé, perché il Sé è proprio quello che non si è, ciò che non è Io. L’Io scopre di essere una mera appendice del Sé, e di avere con esso una sorta di debole collegamento.

Perché l’Io è sempre laggiù, in muladhara, e d’improvviso diventa consapevole di qualcosa che sta su al quarto piano, in anahata, e quello è il Sé. […]

Emerson La fiducia in se stessi
Diventa chi Sei. La fiducia in se stessi (R.W.Emerson)

Il Sé è qualcosa di estremamente impersonale, di estremamente oggettivo. Se si opera nel Sé non si è sé stessi, è questo che si prova. Lo si deve fare come se si fosse un estraneo: si comprerà come se non si comprasse, si venderà come se non si vendesse.

Oppure, come si esprime san Paolo: “Non sono io che vivo, è Cristo che vive in me”, volendo dire che la sua vita è diventata una vita oggettiva, non la “sua” vita ma la vita di qualcuno più grande, il “purusa” (Uomo cosmico, spirito, Sé)»
(C.G.Jung – La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, pp.85-86)

«Jung si preoccupava di distinguerla [l’individuazione] dall’individualismo, che considerava soltanto una reazione morbosa al collettivismo. Il significato dell’individuazione era che

crea una coscienza della comunità umana precisamente perché conduce alla coscienza dell’inconscio comune, che è comune a tutti gli uomini e li unisce. L’individuazione è diventare uno con se stesso e allo stesso tempo con l’umanità.

(…) Nell’individuazione esistevano quindi i semi di una nuova collettività.»
(Sonu Shamdasani. 2007. Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza. p.400)

Jung mandala individuazione

«Quando si vuole spiegare un fatto psicologico, bisogna ricordare che l’elemento psicologico esige d’essere considerato da un doppio punto di vista: quello causale e quello finalistico»
(C.G.Jung, Opere, Vol.8, p.259)

«Il Sé è più piccolo del piccolo, e può essere facilmente trascurato, messo da parte, E’ bisognoso d’aiuto, e dev’essere percepito, protetto e in ccerto qual modo costruito dalla coscienza, quasi che prima non esistesse del tutto e nascesse alla vita solo grazie alla cura e alla dedizione dell’uomo.

In contrasto con ciò, l’esperienza insegna che il Sé è già da molto tempo presente ed è più antico dell’Io, e che rappresenta il segreto spiritus rector del nostro destino. Il Sé in quanto tale non diventa eo ipso cosciente, ma è sempre stato insegnato, se mai lo è stato, da una tradizione, da un sapere […]. Poiché rappresenta la quintessenza dell’individuazione, e poiché questa è decisamente impossibile se l’uomo non è inserito nel proprio ambiente, il Sé si trova anche in quei “simili” con cui si possono intrecciare rapporti individuali. Il Sé, inoltre, è un archetipo che invariabilmente esprime una situazione in cui l’Io è contenuto.

Perciò, come ogni altro archetipo, non può essere localizzato, confinato nell’ambito di una coscienza dell’Io, ma si comporta come un’atmosfera che circondi l’uomo senza limiti spaziali né temporali ben definibili (donde i fenomeni sincronistici così spesso associati agli archetipi).»
(C.G.Jung – Aion. Ricerche sul simbolismo, pp. 156-7)

Carl Jung Psicologia Individuazione

«Saper istituire la differenza fra se stesso e la propria ombra è il primo passo sulla via dell’individuazione
(Jung – Lettera a padre Victor White, Oxford, 24 Novembre 1953)

«L’assimilazione del contenuto dell’inconscio produce […] uno stato da cui l’intenzione cosciente è esclusa o è rimpiazzata da un processo di sviluppo che ci sembra irrazionale. Eppure solo questo processo determina l’individuazione, e il suo risultato è l’individualità, così come l’abbiamo definita precedentemente: ossia particolare e universale allo stesso tempo.»
(Jung. “La struttura dell’inconscio”, in “La dinamica dell’inconscio”, Opere Vol.8)

«Jung definiva l’individuazione il passaggio da un orientamento tipologico unilaterale a una condizione in cui le proprie capacità d’introversione (…) e di estroversione (…) si sviluppassero in modo equipollente. Un orientamento estremamente unilaterale era considerato il segno di una nevrosi.»
(Sonu Shamdasani. 2007. Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza. p.100. Roma: Magi Edizioni)

«Nei suoi scritti pubblicati, Jung sostiene che lo studio delle serie di sogni rivela il processo di individuazione, un processo generale e universale di sviluppo della personalità che l’analisi semplicemente accelera:

E’ quindi possibile che i motivi che accompagnano il processo di individuazione appaiano soprattutto, e in primo luogo, nelle serie di sogni raccolte all’interno del processo analitico, mentre nelle serie di sogni “extra-analitici” essi si presentano soltanto a intervalli di tempo molto maggiori. (Jung in “L’essenza dei sogni”, in Opere, vol. VIII, p.312)»
(Sonu Shamdasani. 2007. Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza. p.100. Roma: Magi Edizioni)

I sogni dei bambini. Seminari (Jung)
I sogni dei bambini. Seminari (Jung)

«L’individuazione non può aver luogo – simbolicamente, intendo – senza un ingresso dell’animale nelle regioni dello spirito: un animale oscuro, molto oscuro, emergente dalla melma primordiale; quel singolo puntino nero che è la terra è assolutamente indispensabile sullo scudo splendente della spiritualità»
(C.G.Jung. Lo Zarathustra di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39. Boringhieri, p.69)

«E’ inutile inoltre, spiare furtivamente gli altri, per individuare il modo in cui si sviluppano le varie personalità, perché ciascuno si trova davanti un compito di autorealizzazione che presenta caratteri di unicità. Se molti problemi umani sono simili, non sono mai identici.

Tutti i pini si assomigliano ( altrimenti non li potremmo classificare come pini ), ma nessuno è esattamente simile a un altro. Proprio per l’incidenza di questi fattori di similitudine e differenza, è difficile schematizzare le infinite possibilità di variazione del processo di individuazione. Il fatto è che ciascuno di noi deve fare qualche cosa di diverso, qualche cosa di assolutamente privato e personale.»
(Marie Louise von Franz, Il processo di individuazione. In “L’uomo e i suoi simboli”)

«L’impulso dell’individuazione che strappa la personalità dalla sua inerzia e ne stimola lo sviluppo sarebbe allora EROS [Amore], che nasce da Penia, il bisogno, l’acuta necessità.»
(James Hillman, Il mito dell’Analisi, pag.322)

Jung individuazione Psicologia

Cosa cambia se si è “consci” o “inconsci” del processo di individuazione?

«Se rifiutiamo il processo di individuazione, se non lo accettiamo, esso crescerà dentro di noi, e allora sarà la nostra stessa crescita interiore a ucciderci. Se rifiutiamo la crescita essa ci ucciderà, il che equivale a dire che sè una persona è completamente infantile e non ha altre possibilità, accadrà ben poco; se invece la persona ha dentro di sè una personalità superiore, cioè una possibilità di crescita, allora subentrerà un disturbo psichico.

Ecco perché diciamo che in un certo senso la nevrosi è un sintomo positivo. Essa indica che qualcosa vuole crescere, che la persona non sta bene nel suo stato attuale. Se non accettiamo la crescita essa avverrà contro di noi, a nostre spese; si avrà allora quella che potrebbe essere definita un”individuazione negativa’: il processo di individuazione, di maturazione, e di crescita interiore procede inconsciamente, e anzichè sanare la personalità finisce col danneggiarla. […]

La potenzialità interiore di crescita è pericolosa, perchè se non l’accettiamo e non la dispieghiamo, essa ci distrugge. Non c’è altra strada; è un destino che deve essere accettato.»
(M.L. Von Franz)

Jung Eranos

«La differenza tra il processo d’individuazione naturale, che si svolge inconsciamente, e quello reso cosciente, è enorme.

Nel primo caso la coscienza non interviene in alcuna parte; la fine del processo rimane oscura come l’inizio.

Nel secondo caso, invece, gli elementi oscuri vengono portati alla luce in tal numero che, da un lato, tutta la personalità viene illuminata sin nelle sue parti più intime e, dall’altro, la coscienza guadagna immancabilmente in ampiezza e profondità di giudizio.

In questo confronto tra conscio e inconscio bisogna aver cura a che la luce che brilla nell’oscurità non solo venga compresa dall’oscurità ma che anche essa stessa comprenda l’oscurità.»
(C.G.Jung – Risposta a Giobbe – Edizioni Bollati Boringhieri, p.174)

«Ma se questo processo d’individuazione viene reso cosciente, il conscio deve venir posto di fronte all’inconscio e deve trovarsi un equilibrio tra i due contrari. Siccome ciò non è possibile, logicamente non si ha altra risorsa che quella di ricorrere a dei simboli che rendono attuabile l’unione irrazionale dei contrari. Questi simboli vengono prodotti spontaneamente dall’inconscio e amplificati dal conscio. I simboli centrali di questo processo descrivono il Sé, vale a dire la totalità dell’uomo, che consiste da un lato in tutto ciò di cui ha coscienza e dall’altro nei contenuti dell’inconscio. Il sé è […] l’uomo completo, di cui sono simboli il Fanciullo divino o suoi sinonimi.»
(C.G.Jung – Risposta a Giobbe – Edizioni Bollati Boringhieri, p.174)

Jung Libreria Casa Kusnacht

Individuazione e Relazioni

«Jung ha più volte sottolineato che ogni processo di trasformazione necessita del confronto, della relazione.

È difficile immaginare un processo di individuazione come un’opera solitaria e introvertita, ed anche lì dove tale sembra apparire (pensiamo ad esempio al destino di certi mistici), si scopre in realtà che relazioni significative sono state sempre mantenute: il confronto con figli e figlie spirituali, scampi epistolari, opere spirituali e poemi, che sono tutte forme di intrattenimento con interlocutori.»
(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani)

«(…) Ognuno di noi esprime una totalità (Sè). Non ci si può individuare, in mancanza di un contatto con altri esseri umani. Non si può raggiungere l’individuazione sulla cima dell’Everest o in una caverna in qualche luogo sperduto in cui non incontri nessuno per settant’anni: l’individuazione è possibile soltanto insieme o contro qualcosa o qualcuno.

Essere un individuo è essere un anello in una catena, sempre; non si tratta di una situazione totalmente separata, chiusa in se stessa, priva di legami con l’esterno.

(…) Ti rendi conto di quanto tu sia legato agli altri esseri umani, di quanto poco tu possa esistere senza avere rapporti, senza responsabilità e doveri, e senza che altre persone siano in relazione con te. E finchè non ci pensi, tutto ciò permane completamente nel buio della partecipation mystique. (…)

Processo di individuazione
L’individuazione nella fiaba (Marie Louise von Franz)

L’individuazione è possibile soltanto in mezzo alla gente, per mezzo della gente.

Devi capire che sei un anello in una catena e non un elettrone sospeso da qualche parte nello spazio o fluttuante nel cosmo sena uno scopo. Sei parte di una struttura atomica, e questa struttura atomica è parte di una molecola che, con altre, costituisce un corpo.

La vita è un continuum, e nel continuum vivente non esiste nulla che sia del tutto separato dall’uomo: se esistesse, perirebbe all’istante e sarebbe spazzato via. In quanto esseri viventi, siamo immersi nel continuum della vita.

Se pensate di essere separati da tutto il resto, non si tratta che di una fantasia nevrotica, ossia di un fenomeno morboso
(C.G.Jung. Lo Zarathustra di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39. Boringhieri, p.110)

«Ogni persona raccoglie intorno a sé la propria “famiglia dell’anima”, un gruppo di persone non creato per caso o per pure motivazioni egoistiche, ma attraverso un interesse o coinvolgimento più profondo, più essenziale: ‘l’individuazione reciproca’.

Mentre le relazioni puramente basate sulla proiezione sono caratterizzate dalla fascinazione e dalla dipendenza magica, questo tipo di relazione, attraverso il Sé, ha in sé qualcosa di rigorosamente oggettivo, di stranamente transpersonale. Fa nascere un sentimento di “essere insieme” immediato e fuori dal tempo.

In questo mondo creato dal Sé noi incontriamo tutti i molti ai quali apparteniamo, dei quali tocchiamo il cuore; qui “non c’è distanza, ma presenza immediata”.

Non esiste alcun processo d’individuazione in un individuo che non produca allo stesso tempo questo riferimento con i propri simili.»
(Marie Louise Von Franz – da “Rispecchiamenti dell’anima”)

RB_pg_0159a, 11/28/07, 12:41 PM, 8C, 6120x7694 (73+592), 83%, Custom, 1/120 s, R40.3, G18.3, B12.0

Mistero dell’individuazione

«Nessuno può cogliere l’individuazione in modo razionale, solamente le immagini la possono esprimere»
(Adolf Guggenbuhl Craig)

« (…) l’individuazione oggi è la nostra mitologia. Ma che cos’è l’individuazione?

È un grande mistero, un concetto limite: non sappiamo cosa sia. La definiamo l’unicità di una determinata composizione o combinazione e al di là di questo non possiamo dirne nulla.

Si tratta per noi di una realtà, di una realtà posta tuttavia proprio sulla linea di confine della comprensione umana, e tra duemila anni probabilmente si dirà che l’intera idea di individuazione non era che simbolismo.»
(C.G.Jung. Lo Zarathustra di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39. Boringhieri, p.223)



ARTICOLI sull’INDIVIDUAZIONE

PER APPROFONDIRE il tema dell’individuazione:


The following two tabs change content below.
Emanuele Casale
Fondatore del Jung Italia. Completa gli studi di secondo livello in psicologia Clinica presso l'Università Gabriele D'Annunzio. Interessatosi fin dall'età di 14 anni alla filosofia occidentale e orientale, a 16 anni inizia a interessarsi attivamente all'opera di Jung. A 22 anni risalgono le sue prime pubblicazioni tramite riviste e interventi in qualità di ospite o relatore presso alcuni convegni nazionali di psicologia. Intervista il nipote di Jung per la rivista di psicologia "L'Anima fa Arte". Attualmente collabora come studioso indipendente con associazioni, riviste scientifiche, scuole di psicoterapia e autori del campo della psicologia. Amplia la sua formazione soprattutto nel settore della psicologia complessa e delle ricerche sugli sviluppi del versante "Psiche e Materia" (Psicologia e Fisica)

2 Commenti

  • Ottima Sintesi di un argomento facilmente frainteso. A un senso di benessere credo pervenga chi riesce ad ‘individuarsi’. Un senso di benessere slegato da qualsiasi tornaconto.
    Grazie x il Vs Lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *