IL MALE: L’incapacità psicologica di vivere e accettare il male presente in noi.

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«Quando ci si trova faccia a faccia con il male, si ha più che mai bisogno della minima particella di bene. Si tratta di fare in modo che la luce continui a risplendere nelle tenebre, e la vostra candela non ha senso se non nell’oscurità.»
(Jung – Lettera a padre Victor White, Oxford, 24 Novembre 1953)

«Riversare il male sugli altri equivale a perdere la possibilità di percepirlo e quindi perdere la capacità di trattare con esso.»
(Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung)

«Forse egli deve sperimentare e sopportare il male e la sua potenza perché soltanto cosi può rinunciare al suo fariseismo di fronte agli altri uomini. Forse il destino, l’inconscio o Dio, o come lo si vuole chiamare, deve lasciare che egli sbatta opportunamente la testa e cada nel fango, perché soltanto un’esperienza massiccia lo tocca strappandolo, almeno per un bel pezzo, al suo infantilismo e rendendolo più maturo»
(Jung 1959, p,472)

“Tu soffri a causa del male, perché segretamente lo ami, senza esserne consapevole dinanzi ai tuoi occhi. Vorresti sfuggirlo e cominci a odiarlo. E ancora una volta resti legato al male dal tuo odio perché, sia che tu lo ami sia che lo odi, per te è lo stesso: sei legato al male. Il male va accettato. Quel che vogliamo, rimane nelle nostre mani. Ciò che non vogliamo, ma che è più forte di noi, ci trascina con sé e noi non possiamo fermarlo, senza recar danno. La nostra forza resta infatti incatenata al male. Dunque dobbiamo accettare il nostro male, senza amore né odio, riconoscendo che esso esiste e che deve avere la sua parte nella vita. In questo modo gli togliamo la forza di sopraffarci.”
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.287)

«”L’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito.» (Jung)

‎”Se nel prossimo vedi il buono, imitalo;
se nel prossimo vedi il male, guardati dentro”
(Confucio)

“Il Cristianesimo ci ha abituati a scindere rigorosamente Bene e Male, senza possibilità di conciliazione. Ma così “il nostro dio reale” è diventato “la rispettabilità”. Il mondo, quando si elimina l’Ombra, diventa insipido, come narra la parabola ebraica dell’uomo pio che, ottenuto da Dio di essere liberato dal demone della passione, scoprì che rose e vino e donne non sapevano più di niente. Il mondo si era impoverito.” (di Augusto Romano, pubblicato come Saggio introduttivo a C.G.Jung, Seminario sui sogni, Bollati Boringhieri, Torino 2003)

«Il timore che la maggior parte degli uomini normali prova di fronte alla voce interiore non è così infantile come potrebbe sembrare. I contenuti che si fanno incontro a una coscienza limitata non sono affatto innocui. (…) In genere invece indicano il pericolo che specificamente minaccia l’uomo (…). Quel che la voce interiore ci sussurra è in genere qualcosa di negativo, anzi qualcosa di infame. Dev’essere così, soprattutto perché di solito si è meno inconsapevoli delle proprie virtù che dei propri vizi, e inoltre perché il bene ci fa soffrire meno del male. La voce interiore, come ho spiegato poc’anzi, porta alla coscienza il male che affligge il tutto, cioè il popolo cui apparteniamo o l’umanità di cui siamo parte. Ma presenta questo male in forma individuale, sicchè in un primo momento si potrebbe pensare che tutto questo male sia solo una caratteristica dell’individuo. La voce interiore ci mostra il male in modo allettante e suasivo, per farci cadere in tentazione. Se non gli si cede neppure in parte, nulla di questo male apparente entra dentro di noi, e allora non può esserci neppure alcun rinnovamento, né alcuna rigenerazione. (Ho definito “apparente” il male della voce interiore, benchè possa suonare troppo ottimistico). Se l’Io ubbidisce totalmente alla voce interiore, allora i suoi contenuti agiscono come se fossero altrettanti demoni, cioè succede una catastrofe. e invece l’Io ubbidisce solo parzialmente ed è in grado di affermare se stesso evitando di essere completamente fagocitato, allora può rendere propria la voce, e ne risulterà che il male era solo apparentemente tale, mentre in realtà reca salute e illuminazione. Il carattere della voce interiore è “luciferino” nel senso più proprio e più inequivocabile del termine, ed è per questo che pone l’uomo davanti alle decisioni morali ultime, senza le quali non potrebbe mai giungere alla coscienza di sé e acquisire personalità.
Nella voce interiore, l’infimo e il sommo, l’eccelso e l’abietto, verità e menzogna spesso si mescolano imperscrutabilmente, aprendo in no un abisso di confusione, di smarrimento e disperazione.»
(Jung – Il divenire della personalità, 1932-1934, Opere 17, p.174)

“Che relazione c’è tra la funzione inferiore e il male collettivo?”
“Finchè non raggiungiamo veramente questo stadio, resta quello che io chiamo il diavolo nell’angolo. Si tratta di un diavolo del tutto personale, l’inferiorità personale di un individuo, ma con esso si presenta il male collettivo. La piccola porta aperta di ogni funzione inferiore individuale contribuisce alla somma del male collettivo nel mondo. Lo si è potuto osservare facilmente in Germania quando il diavolo, attraverso il movimento nazista, si è lentamente impadronito della situazione. Tutti i tedeschi che conoscevo allora e che erano dalla parte del nazismo lo erano a causa della loro funzione inferiore. Il tipo di sentimento rimaneva affascinato dalle stupide argomentazioni della dottrina del partito; il tipo intuitivo diveniva facile preda del regime a causa della sua dipendenza dal denaro (non poteva lasciare il posto di lavoro e non sapeva come risolvere il problema del denaro, così doveva restare nonostante non fosse d’accordo) e così via. La funzione inferiore costituì, in ogni singolo individuo, la porta attraverso la quale questo male collettivo potè accumularsi. Si può dire che il singolo che non aveva lavorato sulla propria funzione inferiore contribuì al disastro generale, in misura limitata, certo: ma la somma di milioni di funzioni inferiori costituisce un male enorme! La propaganda contro gli ebrei fu molto abile sotto questo aspetto. Gli ebrei, per esempio, vennero accusati di essere intellettuali distruttivi, cosa che convinse completamente tutti i tipi di sentimento: una proiezione del pensiero inferiore. Oppure furono accusati di accumulare ricchezze eccessive: ciò convinse completamente gli intuitivi, perché corrispondeva alla loro funzione inferiore, ed era finalmente noto a tutti dove si trovava il demonio. La propaganda si servì dei sospetti che ognuno nutre spontaneamente nei confronti dell’altro a causa della propria funzione inferiore. Così, si può dire che dietro ogni individuo la quarta funzione è qualcosa di più di una deficienza di poco conto: la somma di tutte queste deficienze è realmente responsabile di una quantità gigantesca di sofferenze.»
(“Tipologia Psicologica” di M.L.Von Franz, Edizioni TEA, p.109)

“La presa di coscienza non si ottiene senza dolore.” (Jung, 1925)

«Il male diventa bene, grazie al potere della non resistenza.»
(Eckhart Tolle – Un nuovo Mondo, Edizioni Oscar Mondadori, p.168)
“…esiste sin troppa gente che non desidera niente di meglio che essere alienata da se stessa con un buon pretesto.”
(C.G.Jung – Libro Rosso, p287)

«Chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso.» (Jung)
«Incontri con ombre e luci dentro di noi. Ho spesso notato come anche la parte luce è quella da cui si rifugge più della parte oscura, e questo perchè entrambi le parti ti portano, trascinandoti, alla propria solitudine, quella da cui tutti, a diversi livelli rifuggiamo, infantili e illusi che i rumori del mondo e i suoi oggetti e dinamiche impermanenti (come direbbero gli orientali) possano in qualche modo riempire quel vuoto e compensare quel mancato incontro con se stessi. Ma nulla da fare, “tutto ciò che non accettiamo e non vogliamo sapere di noi stessi finisce sempre di giungerci dall’esterno con maggiore forza assumendo la forma di Destino” (Jung).
Apotropaismo (che allontana, evita) e misoneismo (paura del nuovo) sono due tendenze che sembra pervadono oggi il singolo più che mai. Una paura di sè, alla fine, che è paura anche dell’altro…»
(Emanuele G. Casale)

Per esperienza so che la concezione e la modalità con cui viviamo il MALE e il BENE sia generativa della profondità e l’umanità con cui viviamo la vita stessa. Il semplicistico concetto rigidamente duale di “bene” e “male” come due entità contrapposte, ha generato, come la storia e la psicologia ci insegnano, le catastrofi e le malattie più grandi dell’intera storia umana. Bisogna guardare queste due forze (che alla fine è solo una che opera in due apparenti distinti travestimenti) con l’ottica dell’etica, non della morale: solo così l’uomo può iniziare a rendersi conto che molto spesso quel “male” che opera è in realtà in vista di un equilibrio o addirittura di un “bene” non da subito visibile, ma intuibile. Qui non significa trovare una giustificazione del “male” vero e proprio; il male resta sempre e comunque male, e guai ad essere relativisti. Significa invece includere il male come parte integrante della vita e accettarlo pienamente. La medicina e la psicologia ci insegnano – grazie alle scoperte sull’uomo partite da Jung – che in realtà è proprio dal male che proviene la luce. La saggezza dei millenni ce lo esprime anche nel simbolo orientale del “Taijitu” (yin e yang = maschile e femminile; bene e male). Quando facciamo nostra una morale basata sul semplicistico concetto che include la formula “combattere il male” diventiamo pericolosi per il nostro prossimo e per noi stessi. Il male, come ci insegna ogni tradizione di saggezza antica, incluso Gesù Cristo, non va combattuto nè tantomeno eliminato: esso è parte integrante e necessaria della vita stessa.
Come ci lascia scritto “l’oscuro” Eraclito:
«Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi.»

(Emanuele G. Casale)

1 Commento

  • E con la violenza educativa come la mettiamo? E con gli omicidi? E con le liti per futili motivi? Bisogna accettare tutto questo per vivere bene? Non ho il coraggio e l’intenzione di accettare tutto questo. Accettare pienamente il Male in parte integrante dell’esistenza umana significa comunque favorirlo e addirittura incoraggiarlo.

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