«In fondo siamo eco a noi stessi» Estratti su Holderlin, di M.Alessandrini

Eco a me stesso Alessandrini«Un eco e soltanto un’eco, questo è oggi Holderlin per chi si accosta a lui attraverso la sua poesia.
Non lo è soltanto perchè scrittore, essendo ogni scrittura di per se stessa un’eco del pensiero, dell’emozione e della voce, e non lo è neppure perchè ogni scrittura, e quindi anche la sua, evoca nel pensiero e nell’emozione di chi la legge un insieme di risonanze, di echi. Ciò che differenzia Holderlin da qualunque altro scrittore, trasfondendosi nella sua scrittura fino a renderla ancora più eco di qualunque altra, è il fatto di essere stato egli stesso, in vita, un’eco. Il fatto che la sua vita fu eco come nessun’altra.
Che cosa significhi vivere come un’eco, in pratica “essere eco”, ogni sua poesia, e specie le sue ultime, lo dice in quanto trascina colui che legge nel cuore stesso che Holderlin, da vivo, si è misteriosamente plasmato. Il cuore di una malattia mentale che ha permesso a questo poeta di trasformare la parte più profonda di sè, il suo Sè più profondo, in eco. Tramite ogni sua poesia egli trascina chi legge dentro a un Sè reso eco.»
(Marco Alessandrini, da “Eco a me stesso – La metamorfosi schizofrenica di Holderlin in eco”. Magi Edizioni, p.33)

“Lontano e nascosto, fuggito dal mondo condiviso da tutti, Holderlin, come ogni psicotico, risuona lancinante in noi tutti. Eco a se stesso, in lui ritroviamo il nostro dolore raffigurato in una forma non certo più «assoluta» o più «pura» delle tante che più ordinariamente, più discorsivamente tentiamo di dare, una forma dunque non capace, neanch’essa, di dire definitivamente il dolore, e con ciò di definitivamente conoscerlo e scioglierlo.”
(Marco Alessandrini, da “Eco a me stesso – La metamorfosi schizofrenica di Holderlin in eco”. Magi Edizioni, p.23)

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