La psicologia (quella spicciola) ha dimenticato che la malattia fa parte del significato. (J.Hillman)

Hillman e jaspers
«Lo spirito moderno ha visto piuttosto la patologia che non la psicologia, dimenticando che la malattia fa parte del significato.
Il pathos è parte della psyche e ha il suo logos. Il patologico, per quanto costrittivamente distorto e concretistico, non di meno partecipa al ‘fare anima’. Di ciò i neoplatonici erano consapevoli.
Essi compresero che le storie mitiche avevano dei significati per l’anima e che perciò questo valeva per tutte le parti delle storie, comprese le loro bizzarre depravazioni, gli orrori che sono immaginativamente essenziali per le storie, ma che oggi chiamiamo psicopatologici.»
(James Hillman – Saggio su Pan, Adelphi, p.93)

“Lo spirito creativo dell’artista, pur condizionato dall’evolversi di una malattia, è al di là dell’opposizione tra normale e anormale e può essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia della conchiglia: come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, così di fronte alla forza vitale dell’opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita.” (Karl Jaspers – da Genio e follia. Strindbergh, Van Gogh, Swedenborg, Hölderlin)

“Trasformazione della psiche in vita. Far entrare la psiche nella vita significa allontanarla non dalla sua malattia,ma dalla visione malata che essa ha di se stessa,come bisognosa di cure,di conoscenze e di amore professionali…Se c’e’ una lezione fondamentale che abbiamo appreso in settant’anni di analisi,e’ che nelle sofferenze della psicopatologia noi scopriamo un senso dell’anima…Percio’ portare la malattia nella vita significa portare l’anima con se’ ovunque si vada e reagire alla vita dal punto di vista di quest’anima…Portare la psiche nella vita significa anche prendere la vita come psiche,come un’avventura psicologica vissuta per amore dell’anima.” (James Hillman, Il mito dell’analisi, 15-18)

“Se c’è una lezione che abbiamo appreso in settant’anni di analisi, è che nelle sofferenze della psicopatologia noi scopriamo un senso dell’anima. Quando sono prostrato dall’orrore delle depressioni, dei sintomi e dei desideri più violenti, io sono di fronte all’irrefutabile prova dell’indipendenza delle forze psichiche. Qualcosa vive in me che non è opera mia”.
(J. Hillman, Il mito
dell’analisi, 1972) (Grazie per questo estratto ad Antonino Tamigi)

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