I lutti interiori sono quegli orizzonti di vita che non stiamo vivendo. Dalla morte impariamo a vivere

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Volti Lutti Interiori

La morte ci insegna a vivere

(di Emanuele Casale)

È dalla morte che impariamo a vivere, ad apprezzare la vita.

In questo post, in qualche paragrafo più giù, parlerò di quelli che ho chiamato i “lutti interiori”, ovvero quegli orizzonti di vita che chiedono di essere vissuti ma che non viviamo.

Qualcosa di simile l’accenna Jung in questa meravigliosa lettera quando dice che La vita non vissuta accumula rancore verso di noi. (clicca per leggerla tutta!)

Ho iniziato a diffidare sempre di più dalle persone che non cambiano il loro atteggiamento dopo esperienze forti come la morte,  che non mutano, non “evolvono”, che rimangono uguali a se stessi, “tutti d’un pezzo”, come se nulla li avesse toccati.

La morte è una grande insegnante, è un’antica signora della natura che ha molto da dirci riguardo la vita stessa.

Libri aldilà
Impara a vivere impara a morire (Elisabeth Kubler-Ross)

Chi non viene mutato, trasformato, dall’esperienza della morte in tutte le sue forme (la morte di un figlio, di un amico, di un caro, di un prossimo, dell’Altro), non ha allora possibilità alcuna in questa vita di rinnovarsi, individuarsi, non ha più nessuna chance.

Morte come elemento trasmutativo

Forse sono drastico, ma… pensateci un attimo. Cosa può essere più forte della potenza emotiva e archetipica dell’esperienza della morte?

Se non dinnanzi allo shock della morte, cos’altro può ridestarci, scuoterci nelle fondamenta del nostro essere, farci rivalutare l’esistenza che viviamo, farci cambiare, farci rivalutare l’importanza del prossimo, l’imprevedibilità della vita?

C’è un altro insegnamento potentissimo del Buddha, riportato nel Dhammapada, quando dice:

In questo mondo tutti
siamo destinati a morire.
Ricordandotene,
come puoi serbare rancore?

Se questo passo produce un tonfo e da un colpo all’interno di noi stessi è perché, come solo gli orientali sapevano fare, in pochissime e semplicissimi parole riassume un insegnamento universale profondo che soprattutto noi “uomini moderni” abbiamo dimenticato: la caducità e l’impermanenza che circonda ed è immanente nelle nostre vite.

È anche vero che è dalla vita che impariamo a morire.

Death and Life - Klimt
Death and Life – Klimt

Un’intera vita per imparare a morire

Molte tradizioni ci suggeriscono che l’intera vita che abbiamo a disposizione sia un lungo viaggio che dobbiamo affrontare esclusivamente per imparare a morire… quasi come a indicarci che in quel morire, forse, vi è altro.

Cosa muore? Cosa va? A cosa si torna? Cosa cessa? Ci vuole davvero un’intera vita soltanto per imparare a morire, alla fine?

Ogni uomo di un’intelligenza media e unilaterale rifletterebbe su questi antichi insegnamenti in una maniera semplicemente intellettuale, letterale, materiale, ovvero proprio quella maniera con la quale non vanno assolutamente affrontati insegnamenti di tale portata.

Il libro tibetano dei morti
Il libro tibetano dei morti

C’è davvero un grande mistero in quest’insegnamento. Vivere per morire, e morire per…? Iniziare per imparare a finire.

Credo ci sia un motivo abbastanza intuibile se in questo momento mi vengono in mente i commoventi (e per me anche gioiosi) versi di Thomas Stearns Eliot:

“Con la forza di questo Amore
e con la voce di questo appello

Non cesseremo di esplorare
E alla fine dell’esplorazione
Saremo al punto di partenza 
Sapremo il luogo per la prima volta…”

Thomas Eliot
Thomas Eliot

Ma qui non voglio soffermarmi di certo su tali questioni che sono al confine con la metafisica e quindi di campi che non possiamo esperire, seppure una certa clinica, una certa medicina, insieme alla psicologia e alla neuroscienza, studia molto da vicino i fenomeni pre-morte (Nde) e i sogni di morte (che vengono invece trattati in questo post e in questo “Incontri con la morte”).

Se prima ho detto che è dalla morte (anche) che impariamo a vivere, sono convinto profondamente che da essa impariamo anche ad amare.

Diceva Jung non a caso che Amore e Morte hanno non poco in comune.

[Un intero post qui è dedicato proprio allo strettissimo rapporto tra Amore e Morte.]

 

Amore e morte

Chi non viene toccato e trasformato dalla morte molto probabilmente è resistente anche all’amore.

In tantissime persone l’ho potuto constatare in maniera puntuale. Amore e Morte, forze cosmiche e trasmutative per eccellenza, sono inefficaci per alcuni…

Come ho detto prima ho imparato a diffidare categoricamente di coloro che di fronte alla morte – di un caro, di qualcuno in prossimità – non ne siano uscite trasformate minimamente in qualche aspetto della propria vita, di una qualche propria dimensione interiore, di quelle persone che non abbiano acquisito una maggiore tenerezza e sensibilità nei confronti del fenomeno della vita, nei confronti dell’altro e di se stessi.

E’ dalla morte che impariamo ad amare, ad esprimerci al meglio fin quando c’è vita.

Amore Morte Psicologia
L’individuo, la morte, l’amore (Jean-Pierre Vernant)

Lutti interiori. Gli orizzonti di vita non vissuti

Nel caso della morte fisica, quando l’altro muore, svanisce, la domanda che evochiamo verso l’altro non riceve più una risposta, non vi è un eco: essa va a sbattere come contro un muro, indietro non ritorna nulla, né echi, né tantomeno risposte fatte di parole, di sguardi, di carne. Tutto questo non può più arrivare.

E’ questa la morte: una risposta non data, una risposta non ricevuta ad una domanda, ad un appello che inviamo all’altro.

Morte è una mancata risposta all’appello che la vita ci fa di diventare la “pianta” che siamo.

Fintanto che siamo vivi, fintanto che l’altro è vivo e io sono vivo, abbiamo l’opportunità meravigliosa di percepire il suono della sua voce, di toccare la sua pelle, di abbracciarlo, di vedere la luce che brilla nei suoi occhi così come nei nostri: questo è miracolo sempre nuovo e mai scontato. Dobbiamo ricordarcelo.

La vita è davvero breve e soprattutto imprevedibile per poter lasciare eccessivo dominio all’inespresso.

Lutti interiori

La morte, a tutti i suoi livelli, soprattutto la morte fisica di un altro, ci insegna che oggi, qui ed ora, possiamo esprimerci al meglio verso l’altro, comunicare con lui, e che non vi è nessuna certezza che potremmo farlo anche domani.

Spesso in alcuni momenti di densa vitalità ho trovato davvero del tutto inconcepibile come facciamo fatica e investiamo energie con tutti i nostri sforzi ad innalzare barriere, distanze verso l’altro, degli spazi e dei tempi che manteniamo sospesi tra me e la vita, tra me e l’altro.

Tutte queste cose andrebbero lasciate ORA, subito, alla morte, non alla vita che stiamo vivendo.

Abbiamo paura di essere vivi. Non di rado si ha paura di vivere. E così produciamo in noi quelle che sono vere e proprie morti, lutti interiori.

I lutti interiori sono le immagini di quegli orizzonti di vita che non stiamo vivendo, che abbiamo soppresso, sono quegli abbracci e quell’affetto che prendono forma in noi ma che non doniamo, sono le parole pregne d’amore che, sorgive, come fiori in primavera, vogliono nascere dalla nostra bocca per arrivare altrove, per arrivare al cuore di altri…ma che abortiamo.

Siamo dei fanciulli eterni quando ci comportiamo con la vita come se fossimo immortali.

E’ questo un grande insegnamento che si può ricevere dalla morte.

LeftOvers Spoon River Edagr Lee Master
Foto tratta dalla sigla del telefilm “Leftovers”

FINE.

(Emanuele Casale,
Pescara 2/1/2014.
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«Proverai la gioia delle piccole cose solo se avrai accettato la morte. Se invece ti guardi intorno avidamente in cerca di tutto ciò che potresti ancora vivere, allora nulla sarà mai grande abbastanza per il tuo piacere, le piccole cose che ti circondano non ti daranno più gioia. Contemplo perciò la morte perché essa mi insegna a vivere.»
(C.G.Jung – Libro Rosso)

4 Commenti

  1. Grazie, è un brano molto significativo; è veramente un grande pericolo che la paura di vivere ci faccia comportare “da morti” prima del tempo, è un delitto contro tutto ciò che ci ha reso vivi e vuole che viviamo…

  2. […] 1) – La vita è troppo breve per lasciare dominio all’inespresso. Perchè è così che creiamo lutti interiori (di Emanuele Casale) 2) – La coscienza non è riducibile a eventi neurali. Esperienze cliniche di Pre-Morte lo dimostrano. 3) – Amore e Morte hanno non poco in comune. Dai con amore, e ti si rivolteranno contro. Ma tu dona. (Emanuele Casale) […]

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