Intervista al nipote di Jung. ”Mio nonno era pieno di energia!”. Ricordando il nonno e suoi dintorni (di Emanuele Casale)

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Nipote Jung Intervista
A.Jung, Emanuele Casale, Anton. (Venezia, 2013)

Intervista ad A. JUNG,
nipote di Carl Gustav Jung

(di Emanuele Casale)

Era il 28 settembre del 2013, e alla Biennale di Venezia avrebbero esposto per alcuni giorni il fatidico Libro Rosso di Jung. Ma non fu questo a convincermi ad andare fino a lì…

Ero venuto a sapere della presenza del già a me conosciuto A.Jung, nipote di Jung, che incontrai per la prima volta direttamente in Svizzera l’anno prima, nella casa del nonno, nella bellissima (e privata!) casa di Jung, sul lago di Zurigo, dove molte cose sono rimaste così come erano quando Jung viveva lì… questo mi ha fatto piacere notarlo. (dedicherò un post riguardo tale esperienza molto presto!)

Jung Intervista Parla
Jung parla. Interviste e incontri
[ Per i più curiosi esiste un libro sulla casa di Jung, molto di nicchia, uscito appena qualche anno fa seppure soltanto in inglese, ma che ho avuto modo di sfogliare, ricco di immagini e foto vecchie e nuove degli interni della casa, dei suoi libri, dei suoi “oggetti” e di molti luoghi a lui familiari e cari, di come erano allora, di come erano prima, e di come sono oggi. Potete trovarlo qui]

Così decidemmo di arrivare a venezia partendo da Prato, insieme ai miei cari amici d’anima Antonietta, Gianluca, Federica e Zaira.

Insieme agli altri amici di Chieti, Michele Mezzanotte e Valentina Marroni, avevamo deciso – prima che io partissi – che avrei dovuto fare una vera e propria intervista ad A. Jung, la quale sarebbe stata gentilmente ospitata nella loro bellissima rivista di Psicologia L’Anima fa Arte.

A.Jung lì a Venezia avrebbe tenuto una relazione all’interno di un piccolo seminario organizzato da Temenos Junghiano (di Bologna), coordinato da Laura Briozzo. Non avrei avuto problemi a parlare con A.Jung (arrancando tra inglese e italiano) dal momento che già ci conoscevamo, ma avrei dovuto inventarmi qualcosa di più per poterlo intervistare, necessitavo una buona mezz’ora per potergli fare alcune domande e soprattutto… in tedesco!! (che non conosco!)

Devo infatti ringraziare quell’anima gentile e competente che è stata Anton, che era lì presente al convegno e ha accettato con cuore di fare da interprete e intermediario tra me e A. Jung. Senza di lui, in ultima analisi, quest’intervista sarebbe stata impossibile o quantomeno difficilissima da svolgere. Grazie ancora! 🙂

PS: Qui potete trovare scaricabile per intero e gratuitamente il numero 4 della rivista di psicologia “L’Anima fa Arte”(Iscrivetevi anche alla loro newsletter, riceverete i nuovi numeri gratuiti direttamente in email ogni 3 mesi!) 

Libri Jung Psicologia
L’uomo e i suoi simboli (C.G. Jung e collaboratori)

Intervista

Nipote di Carl Jung
A.Jung, Emanuele Casale, Anton (Venezia, 2013)

– Emanuele:
Volevo iniziare subito da qualche domanda che riguarda la sua vita soggettiva in relazione a suo nonno Jung. Mi farebbe piacere conoscere qualcosa del suo passato, della relazione con suo nonno, qualche aneddoto che lo include di cui porta il ricordo, qualche insegnamento che lui le ha lasciato, durante il suo periodo giovanile…

– Andreas:
Non posso dire tanto perché sono uno degli ultimi nipoti più giovani, per cui non l’ho visto spesso Jung, l’ho visto molto più spesso in ambiti familiari, ma da solo l’ho visto poche volte insomma… Abbiamo abitato molto vicino a lui. Ma ribadisco, siccome sono tra i nipoti più giovani non l’ho visto molto, lui era anche molto impegnato.

Posso però dire che lui era un personaggio con tantissima energia, molto forte, anche molto spiritoso, che conosceva molti aneddoti, molti dei quali ha anche lasciato scritto. Era anche un personaggio molto dominante, ma dominante non nel senso che voleva dominare, lo era tramite la sua personalità, la sua presenza...aveva da dire di più di molte altre persone, in questo senso, dunque, dominante.

Famiglia Jung
(Jung e la sua famiglia)

– Emanuele:
Bene, dunque partiamo allora da qualche domanda che ci riporta più al presente.

Quale rapporto ha avuto con l’Opera lasciata da suo nonno, che cosa crede le abbia lasciato, quale insegnamento? Ti ha accompagnato nella sua vita?

– Andreas:
Dunque, non ho letto tutto di mio nonno, ma il lavoro che io ritengo più importante, anche per la vita quotidiana, è quello dei Tipi Psicologici, perché fa capire come una persona, o come le persone, nella stessa situazione, si comportino diversamente.

Ricordo che Jung all’inizio non voleva fare lo psichiatra, era in realtà interessato dapprima all’archeologia, volevo intraprendere dunque gli studi in tale campo. Suo zio invece gli suggeriva di intraprendere un campo che in futuro sarebbe potuto essere più fruttuoso sotto l’aspetto monetario, e per questo, anche, è diventato medico. Anche mio padre (Franz Jung) era indeciso se fare l’architetto o il medico all’inizio, ma poi ha scelto di diventare architetto, come anche io.

Burgholzli Jung
Uno Jung giovane e in carriera, nel 1909, al Burgholzli

– Emanuele:
Riguardo la sua famiglia, tutta la famiglia discesa da Jung, chi è oggi che ha seguito, per così dire, le sue “orme”, chi è che si addentrato nelle stesse discipline?

– Andreas:
Ci sono due membri della famiglia, mio fratello Peter e mio cugino Dieter Baumann, molto conosciuto, che oltre ai suoi pazienti tiene anche diverse conferenze e scrive libri, saggi. Mio fratello Peter invece lavora solo con i pazienti.

Questa famiglia è diventata quasi come una ditta, come un’impresa, perché gran parte dei nipoti di Jung, e anche alcuni pronipoti, si occupano di una parte del patrimonio junghiano.

Io per esempio rappresento Jung nella vita sociale, come in questo caso [Andreas qui si riferisce alla sua presenza, quel giorno, al convegno del centro Temenos al quale era stato invitato come ospite speciale. Durante il convegno egli ha fatto visionare ai presenti alcune foto inedite della costruzione della torre e della casa familiare, infarcendo il tutto ovviamente di informazioni storico-biografiche di famiglia].

Poi ci sono quelli che si occupano delle edizioni dei lavori di Jung, degli scritti, dell’Opera. Insomma ognuno si occupa di una parte della sua eredità. Io mi occupo più della casa di famiglia e cerco di mantenerla il più possibile nel suo originario stato storico, insomma così com’è stata costruita.

Famiglia Jung Nipoti
Nipoti di Jung, in casa del “nonno”. Al centro Andreas

– Emanuele:
Ha mai avuto modo di conoscere direttamente qualche collaboratore/trice di Jung, qualcuno di loro che era molto legato alla famiglia e a Jung, come per l’appunto Barbara Hannah, Marie Louise-Von Franz, Aniella Jaffè?

– Andreas:
Naturalmente! I contatti ci sono stati, ho conosciuto queste persone ma non ho avuto un rapporto veramente stretto con loro. Mia madre aveva contatti stretti con loro, essendo tra i responsabili dell’edizione tedesca dei Collected Works. Quando è stata curata l’opera di Jung (Collected Works) mia madre ha avuto un contatto molto stretto con Marie-Louise Von Franz. Con la Jaffè invece il contatto è stato più tecnico che altro.

Collaboratrici Jung
Le più grandi collaboratrici e strette amiche di Jung, che lo accompagnarono fino alla fine dei suoi giorni…

– Emanuele:
Per lei cosa rappresenta oggi quello che ci ha lasciato Jung, non solo in senso prettamente scientifico-culturale, ma anche in un senso più umanistico che include gli insegnamenti più generali ricavabili oltre che dal suo lavoro anche dalla sua esperienza di uomo. E secondo lei, le scoperte di Jung, la sua opera, possono rivestire un ruolo importante oggi e nel futuro per tutti noi?

– Andreas:
Allora, il Libro Rosso è stato pubblicato nel 2009, e per arrivare alla pubblicazione è stato necessario un iter molto lungo, perché tutti gli eredi dovevano dare il consenso per la sua pubblicazione, anche un solo voto contrario avrebbe impedito tutto; era necessaria l’unanimità. Poi nel 2009 il Libro Rosso è stato presentato a New York e infatti sono dovuto essere presente.

Dai media mi aspettavo una reazione tutt’altro che cortese, perché in Svizzera i giornali e la tv sono tendenzialmente “contrari” a Jung. E quindi sono arrivato lì a New York che mi sentivo già un pò teso. E invece questa presentazione a New York è stata davvero un momento di svolta unico, è stata un’esperienza bellissima per me. Sono rimasti in realtà tutti molto entusiasti dell’evento. E in più quest’esperienza ha cambiato anche la prospettiva dei giornali in Svizzera nei confronti di Jung, perché per la prima volta le recensioni al riguardo erano positive o almeno neutre.

Libro Rosso Jung New York
Il Libro Rosso in esposizione per la prima volta a New York, 2009

Il Libro Rosso da sempre si trovava in casa mia (la casa familiare di Jung), ero l’unico ad averne l’accesso. Quando lo aprì all’inizio mi resi conto che non potevo farci un granché con quel libro, perché innanzitutto è scritto in stile gotico ed è molto difficile da leggere, poi non capivo neanche il senso di quello che c’era scritto, era tutto molto strano ciò che riuscivo a leggere, e per questo non mi veniva voglia di continuare, di andare avanti con la lettura.

Poi, solo nel 2009, quando il Libro Rosso fu pubblicato, mi fu regalata una copia, e proprio da qui partì il mio interesse per questo libro. (E’ da sottolineare che Jung, quando ebbe finito il Libro Rosso, fece riprodurre alcune copie del testo da far leggere a pochi stretti conoscenti)

Al momento per me il Libro Rosso è un libro che riveste un ruolo molto importante in relazione agli studi di Jung, perché contiene il nucleo di tutti i suoi lavori scientifici compiuti dopo la stesura dello stesso. Quello che ha scritto dopo il Libro Rosso, tutto il suo lavoro scientifico, si basa sulle intuizioni originarie presenti nel Libro Rosso. Io ho fatto la stessa esperienza: quando ho finito di leggere il Libro Rosso ho capito che questo era il nucleo Junghiano!

La mia grande esperienza è stata questa…io in fondo sono un pensatore, uno che pensa molto, troppo! Mi dico spesso [sorride“non pensare troppo! non pensare troppo!”, e il Libro Rosso mi ha aiutato a superare questo, la sua lettura è come un’iniezione, non passa attraverso la testa ma va direttamente al cuore e coinvolge l’uomo intero.

Libro Rosso (C.G. Jung)
Libro Rosso (C.G. Jung)

[Annuisco, fortemente. Qui c’è un attimo di silenzio. Per un attimo ricordo l’effetto che ha su di me leggere il Libro Rosso. La sua lettura, già dalla prima volta, ebbe effetti analoghi a quelli di Andreas: è passato direttamente al cuore, la sua lettura acquieta davvero il “pensiero”, ti investe per intero. Quel Libro, alla stregua degli antichi libri sapienziali, penetra nel cuore, non curante di tutte le zavorre che dentro portiamo, sopportiamo, manteniamo. Parla realmente all’uomo intero, all’uomo cosmico presente in ognuno di noi. Dopo alcuni secondi Andreas esclama dicendomi che gli è venuto alla memoria un aneddoto si Jung, ripreso dall’autobiografia scritta con Aniella Jaffè. (Ricordi, Sogni, Riflessioni) ]

– Andreas:
Jung era anche un pensatore, ma sapeva che il pensiero da solo non bastava. Era anche un uomo goloso, un buon gustaio! Amava mangiare bene e aveva anche una cuoca. Si arrabbiava molto quando comprava del cibo da cucinare di buona qualità e la cuoca non era in grado di prepararlo e cucinarlo bene [qui ridiamo tutti!].

Ricordo una volta che a Jung comprò una specie di torta… non era propriamente una torta, bensì una pasta con delle cipolle. La comprò presso una pasticceria che si trova a Schmerikon, un paese vicino a Bollingen. Questa torta, stando a lui, non era buona, non gli piacque per niente, e così andò di persona fin dentro quella pasticceria, con la stessa torta, l’afferrò, e la buttò sotto al soffitto! [qui scoppiamo a ridere tutti e di buon gusto!]

Anche mio padre, Franz [figlio di Jung], aveva queste stesse maniere! Non era sempre d’accordo, per così dire, con il pasticciere, e cosi, quando qualcosa per lui non andava fatto come si doveva, preparava lui stesso una torta, o qualsiasi altra specialità di cui si trattava, e la portava direttamente al pasticcere, per mostrargli come in realtà andava fatta quella determinata cosa! (altre risate anche qui!)

A colazione da Jung
A colazione da Jung (G.P. Quaglino e A.Romano)

– Emanuele:
Bene, noi avremmo finito qui! Ma ho un’ultima veloce domanda da farle prima di chiudere…

Ho notato personalmente, già in passato, che lei è molto legato all’iscrizione latina che Jung fece apporre al di sopra del portone d’ingresso della casa a Kusnacht, e che recita Chiamato o non chiamato, il Dio sarà presente”.

Ecco, mi chiedo come mai è così legato a quell’iscrizione in particolar modo. È magari collegato al fatto che lei ha una maniera di credere”, un tipo di “fede”, simile a quella di suo nonno Jung?C’è un collegamento? [famosa è la reticenza e la difficoltà di Jung verso il termine “credere”, che gli provocava non pochi fastidi. Era dell’idea – e che espresse più volte in interviste varie – che credere non serve a nulla. Se sai una cosa la sai e basta, non hai bisogno di crederci. Credere pone fuori campo l’esperienza diretta. Diceva che doveva avere una certa gamma di fatti – psicologici anche – a favore di certe ipotesi, e soltanto allora poteva abbracciare una particolare realtà. Lo stesso discorso valeva anche quando gli chiedevano se credesse in Dio o meno…]

Casa Jung
Iscrizione sul portone di casa Jung, Svizzera. “Chiamato o non chiamato, Dio sarà presente”. Foto di Emanuele Casale, 2012)

– Andreas: 
Si si, è vera questa cosa. Sono molto legato a quella frase…dunque, mi sono reso conto che la nostra vita è certo influenzata da una potenza maggiore di noi, noi facciamo tutto questo tramite questa potenza, tutto quello che facciamo è tramite questa potenza…

– Emanuele:
Bene Andreas, abbiamo finito! Come sempre, La ringrazio, è stato un vero piacere e un onore!

(Venezia, 28 Settembre 2013)

FINE

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, Sogni, Riflessioni (autobiografia di C.G. Jung)

Ringraziamenti:

Non potevo non includere alcuni ringraziamenti speciali, dal momento che per me una tale iniziativa è stata unica.

Per la realizzazione di quest’incontro e di questa intervista devo necessariamente ringraziare, di cuore e con l’anima, alcune persone che sono state indispensabili e preziose a tal fine, che mi sono state vicine affettivamente e materialmente, e non hanno mai smesso – e intuisco non smetteranno forse mai – di credere in me e in quel che faccio e che porto avanti da anni.

Dapprima, un ringraziamento va ovviamente allo stesso Andreas Jung, che più di una volta ha accolto nella maniera più gentile e accogliente del mondo, la mia presenza con le mie domande e la mia infinita curiosità sull’aspetto biografico – e in generale – di Jung.

Ringrazio con l’anima la mia amica/guida Antonietta Luciani e Gianluca suo marito. La ringrazio profondamente semplicemente per esserci al mondo e nella mia vita attuale… In questo contesto, insieme a Gianluca, sono state le persone che mi hanno permesso di essere presente fisicamente a Venezia, senza le quali forse non sarei potuto esserci in alcun modo. Ben al di là di queste parole si estende la mia gratitudine verso di lei.

Ringrazio Michele Mezzanotte e Valentina Marroni, fondatori e proprietari di questa originalissima e sempre creativa rivista, che dapprima sono per me dei cari “nuovi” – quanto antichi –  amici. Li ringrazio vivamente di cuore per le belle “perle d’anima” che insieme condividiamo spesso. La mia gratitudine per loro si estende anche a tutto quello che fanno in qualità di psicologi e persone creative, perché con grande originalità e spirito di rinnovamento “fanno Anima” all’interno della realtà sociale in cui vivono, attraverso molteplici e note iniziative culturali aperte al pubblico (Chieti e dintorni).

Ringrazio poi il centro culturale junghiano Temenos di Bologna e la dott.ssa Laura Briozzo, che grazie al convegno su Jung da loro organizzato il 28 Settembre (2013), hanno avuto il privilegio di invitare Andreas Jung ad essere presente in quel giorno.

Ringrazio per la bellissima compagnia in questo viaggio anche la mia bellissima amica Zaira Cestari e Federica, che entrambe hanno contribuito a quella calda atmosfera famigliare che si è venuta a creare durante quest’esperienza.

Ringrazio infine, e ancora, ma non per ultimo, Anton, per la sua immensa cordialità e disponibilità ad avermi assistito a Venezia durante tutta l’intervista con Andreas, facendone parte integrante e indispensabile in qualità di interprete (tedesco-italiano). È stato il “tertium” prezioso, il mediatore linguistico tra me e Andreas.



Libri su Jung
C.G.Jung. Immagine e Parola (a cura di Aniella Jaffé)

 

Casa di Jung
C.G. Jung. A biography in Books (Sonu Shamdasani)

 

4 Commenti

  1. L’ha ribloggato su Barbara Collevecchioe ha commentato:
    Il nipote di Jung : “Quando lo aprì all’inizio mi resi conto che non potevo farci un granchè con quel libro, perché innanzitutto è scritto in stile gotico ed è molto difficile da leggere, poi non capivo neanche il senso di quello che c’era scritto, era tutto molto strano ciò che riuscivo a leggere, e per questo non mi veniva voglia di continuare, di andare avanti con la lettura.”

  2. Avrei la possibilità, non per mania di grandezza, di organizzare un evento espositivo d’arte nel Museo di Stato di Storia delle Religioni di San Pietroburgo oppure nel Museo delle Scienze dell’Eremitage per diffondere in Russia il pensiero sull’anima di Jung. Sono un artista e non ho le competenze necessarie.
    Devo stabilire un tema; un titolo dell’esposizione internazionale che si riferisca a una ricorrenza junghiana e coinvolga gli artisti russi e di tutto il mondo da proporre agli enti suddetti che stimano la mia arte.

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