Le vere AMICIZIE e RELAZIONI si fondano sulla VERITA' che ci incarna.

achille e patroclo amicizia legame
                             Achille e Patroclo

«Di recente ho scoperto una cosa: i veri amici sono quelli che ci stanno accanto quando accadono le cose belle.
Essi si schierano dalla nostra parte, gioiscono per le nostre vittorie.
I falsi amici sono quelli che compaiono soltanto nei momenti difficili, con una triste espressione di “solidarietà”: in realtà, la nostra sofferenza serve a consolarli per le loro vite miserabili.»
(Paulo Coelho, Lo Zahir)

«L’amicizia poi non è nemmeno il luogo dei consigli, dei suggerimenti e neppure della critica. Non siamo lì per ascoltare i lamenti dell’altro o per parlare del più o del meno e buttarci sui luoghi comuni. L’amico è prima di tutto l’incarnazione di un’energia provvidenziale, di un dio o di una dea che sentiamo silenziosamente al nostro fianco e che ci proteggono. A un amico non dobbiamo chiedere favori, non possiamo trattarlo come un oggetto e, soprattutto, non dobbiamo giudicarlo. Dobbiamo semplicemente sapere che c’è, che la sua immagine vive al nostro interno, che abita la nostra anima. Se è un amico, ci accetterà così come siamo, e noi faremo lo stesso con lui. Così saremo insieme anche quando siamo lontani. Senza che lo sappiamo, si sarà formata un’osmosi che innalzerà le energie dell’uno e dell’altro e le fonderà. Saremo una cosa sola. […]
Una vera amicizia è sempre nuova, quando è fra due cervelli liberi dai condizionamenti. E’ così che la consideravano i saggi ed è per questo che è sempre valida l’osservazione “chi trova un amico trova un tesoro”. Viceversa bisogna diffidare delle persone a cui non va bene niente, quelle che fanno sempre i distinguo, che ci mettono sempre in discussione. L’amicizia non è il luogo della critica o dell’autocritica.»
(Raffaele Morelli – Non siamo nati per soffrire, p.90-91)

amicizia1 amore fiore

« (…) esiste ad un certo punto una domanda, che può essere terribile ma anche liberatoria, che può far crollare e ridimensionare la visione di un’intera relazione, una domanda da porre a se stessi riguardo alcune relazioni che viviamo con altre persone, che si tratti di relazioni coltivate negli anni o più recenti, dalle relazioni d’amicizia alle relazioni d’amore o parentali.
La domanda è questa:

“In questa relazione quanto l’altro tira fuori da me e abbraccia le mie potenzialità, i miei talenti, le cose che amo, il mio destino? O altresì, quanto ha paura di questi miei aspetti? Quanto li teme o li accetta? Quanto spesso (o quanto mai) si preoccupa di queste cose essenziali nella misura in cui la relazione che abbiamo si pensi sia basata su un qualche saldo fondamento?
Quanto ha “simpatia” per tutto ciò? Con quanta soggezione, con quanta frequenza parla o si interessa di questi miei aspetti vitali quando vengono fuori o quando troppo spesso li reprimiamo per paura? O ancora, quanto li evita, li sminuisce o li rigetta, li elude?”

Delle buone risposte a ciò potremmo trovarle non tanto all’interno della relazione che intratteniamo con l’altro, tanto quanto invece nella relazione che quella persona ha con se stessa: quanto ama e abbraccia il SUO destino, le SUE qualità?
Dov’è il fondamento delle relazioni più importanti se non proprio in questo: ricordare, sottolineare, fare leva, abbracciare quando è necessario quei punti di forza dell’altro, luminosi, che nel percorso della vita potrebbero a volte oscurarsi. Volere la realizzazione e la felicità dell’altro nella sua configurazione unica e individuale che può essere anche molto lontana dalla propria. Amicizie e relazioni di tale “manifattura” infatti non raramente le troviamo in quelle persone, due amici di lunga data, che quando un terzo li vede dall’esterno la prima cosa che gli viene da pensare è “Quei due! Sono così diversi tra di loro, eppure si sente come una fratellanza e qualcosa che li unisce nel profondo, una similia”. Relazioni così riscaldano il cuore non solo degli individui all’interno di queste, ma anche di quelli in loro prossimità.
Non è un caso se più volte nell’antichità ritroviamo alcuni insegnamenti simili come quello del Buddha quando dice “Cerca l’amicizia di coloro che amano la verità.” O ancora Sant’Agostino quando afferma “Nessuno può essere veramente amico dell’uomo se non è innanzi tutto amico della verità.”
Ma di quale verità parlano questi saggi? Non certo di quella verità di cui si parla in filosofia o nei campi del sapere umano che ha a che fare con la conoscenza e la veridicità o la falsità riguardo un enunciato o una realtà.
Parlano di quella “Verità” che è interiore ad ogni uomo e ogni donna e che coincide con quel nocciolo significativo della nostra individualità, la verità più manifesta e palese di chi siamo nel profondo. Perciò solo chi è amico di questa “Verità” interiore dell’uomo, del suo essere unico nel suo genere, allora può essere realmente un buon amico per l’altro.
Solo in questo spazio di riconoscimento di tale verità nasce realmente l’amicizia, l’amore e tutte le più profonde relazioni umane propulsive che ci svelano, che ci portano, che ci accompagnano, che ci guidano, che risplendono.»
(Emanuele G. Casale – Registrato con Licenza CC – Creative Commons Licenza Creative Commons.
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)

«Nessuno può essere veramente amico dell’uomo se non è innanzi tutto amico della verità.»
(Sant’Agostino)

“…Cerca l’amicizia di coloro che amano la verità.” (Buddha – Dhammapada – 78)

“Quando si lotta per qualcosa di importante bisogna circondarsi di persone che sostengono il nostro lavoro. È una trappola e un veleno avere intorno persone che hanno le nostre stesse ferite ma non il desiderio vero di guarirle.”
(Clarissa Pinkola Estés – Psicanalista Junghiana)

«L’amicizia, come l’amore, contiene in sè il proprio “lato ombra”: un rapporto autentico contiene in sè il lato oscuro di entrambi e lo integra in una sintesi d’amore superiore.» (Pino Tartaglia)

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