L’attualità della Psicologia Analitica o Complessa. Prospettive contemporanee di analisi junghiana

Psicologia Analitica attualità

Gli sviluppi della psicologia moderna.

Recensione al libro:
Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana

– La seguente recensione è stata pubblicata sulla rivista di Psicologia “L’Anima fa Arte” – 

(di Emanuele Casale)

Psicologia analitica prospettive contemporanee Joseph Cambray edit
Psicologia analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana. (Link al libro qui)

 

Questo libro merita una premessa d’apertura di ampio respiro e che riguarda il mondo della psicologia in generale, e in particolare quella analitica, detta erroneamente anche “junghiana”.
Scopriamo perché…


Che cos’è la Psicologia Analitica?

Quando parliamo di psicologia moderna, analitica, complessa, junghiana, stiamo in realtà parlando all’incirca della stessa psicologia.

Lo scenario che si apre con questo saggio – a tratti specialistico, a tratti divulgativo – è uno scenario perfettamente armonico con le premesse di una Psicologia Generale e Complessa, promossa fin dall’inizio della sua carriera da Jung stesso.

Questo tipo di psicologia è quella che aveva in mente lo psichiatra svizzero quando esprimeva

Per fortuna sono Jung, e non sono junghiano!

traducibile anche – tra i vari significati – con la semplice constatazione che non dovrebbe esistere una psicologia d’orientamento autonomo che assomigli ad una sorta di autocelebrazione della propria filosofia di vita e della propria visione del mondo. Per Jung le visioni del mondo potevano andar bene, erano anzi inevitabili e scaturivano dall’equazione personale dello studioso, da cui nasce un lavoro che è intriso – ineluttabilmente – della propria soggettività e orientato secondo la propria Tipologia Psicologica.

Il passaggio da evitare dunque, secondo Jung, è l’autoreificarsi di queste varie psicologie.
Egli è ben consapevole di questa malsana abitudine – tutt’altro che onesta – quando scrive, nell’opera Tipi Psicologici:

«Supporre che non esiste che una sola psicologia, un solo principio psicologico fondamentale, significa accettare l’insopportabile tirannia del pregiudizio scientifico dell’uomo normale.»

Psicologia Analitica
C.G. Jung

Dunque una psicologia complessa che non prevede in alcun modo l’illusoria autonomia o la stretta specializzazione – sognata e mai realizzata – bensì che aspira ad un mettere insieme i punti in comune dei vari orientamenti e filoni teorici fin laddove è possibile, discernendo con competenza i contributi che sono realmente validi da quelli che non lo sono più (come ad esempio i contributi di Freud – o altri – molti dei quali, ormai, rivestono un valore più storiografico che clinico/scientifico).

Questo modo di fare psicologia è comune in realtà a tutte le altre scienze (fisica, biologia, chimica) ed è venne denominata da Jung psicologia complessa,  ovvero delle complessità, una vera e propria psicologia encicolpedica che, per quanto ambiziosa potrebbe sembrare, è in realtà una sana idea regolativa (Kantianamente parlando) o un atteggiamento vero e proprio, che a certi livelli è già presente in altri ambiti scientifici come quelli della fisica, della medicina, della biologia (I Fisici o i Biologi non si sognerebbero mai infatti di creare orientamenti autistici come ad  esempio “La Fisica Einsteiniana, o Heisenberghiana”. Gli psicologi sono gli unici invece a permettersi questo “lusso” – oserei dire senza mezzi termini – da cretini e dogmatici.)

Le varie scienze collaborano tra di loro e – necessariamente – le scoperte e le rivoluzioni apportate in una branca della scienza influenza di riflesso tutte le altre.

È quello che in gran parte ha smesso di accadere nel campo della psicologia moderna e della psicoterapia, incluso la psicoanalisi.

Tra queste varie psicologie spicca però, a livello internazionale, la peculiare tendenza della Psicologia Analitica (o Complessa) che diversamente o in maggior misura rispetto alle altre, si è sempre impostata come dapprima una psicologia generale, una psicologia che si affaccia sulla poliedricità della Psychè e dell’essere umano, il più a trecentosessanta gradi possibile, e facendo riferimento anche a tutti gli altri orientamenti esistenti, in misura diversa e a seconda delle finalità di ricerca o cliniche.

Dunque, in una buona misura, ciò che per Jung era il sogno di una scienza (Shamdasani, 2003) è stato in parte realmente realizzato in alcune fette della scienza psicologica contemporanea.
Questo libro infatti lo dimostra ampiamente, ma così come questo anche altri autori di altre parti del mondo ne parlano e insieme hanno scritto altrettanti importanti saggi come questo o quest’altro

Psicologia analitica prospettive contemporanee di analisi junghiana

– Qui il link al libro: “Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi Junghiana.” – 

 

Per Jung

«non c’era alcun campo del comportamento umano che fosse irrilevante per la psicologia. (…) Assunse come compito il detto di Terenzio “nulla di umano mi è alieno”. (…) Lo testimonia la gamma di temi che ha discusso nel corso della sua opera. L’aspetto enciclopedico dell’iniziativa di Jung la separa anche dalle altre psicologie moderne e costituisce il suo tratto distintivo. (…) Il modo in cui tentò di sviluppare la propria psicologia andava contro la specializzazione autonomizzata che, in generale, era in voga in psicologia.» (Shamdasani, 2007)

In questa sua visione Jung era però consapevole di un aspetto fondamentale, che egli stesso palesava in una lettera del 1913 ai curatori dell’appena fondata “Psychoanalytic Review”:

«E’ al di là delle forze dell’individuo, più particolarmente dei medici, dominare l’ambito multiforme delle scienze dello spirito, la qual cosa getterebbe un po’ di luce sull’anatomia comparata della mente…Abbiamo bisogno non solo del lavoro degli psicologi medici, ma anche di quello dei filologi, degli storici, degli archeologi, dei mitologi, degli studiosi di folklore, degli etnologi, dei filosofi, dei teologi, dei pedagoghi e dei biologi.» (Shamdasani, 2007)

Ciò che troviamo all’interno di questo manuale, rimanda proprio a quella tendenza della Psicologia Analitica ad abbracciare – per davvero – questa necessità epistemologica a cui Jung mirava, e che risulta imprescindibile soprattutto in psicologia, giacchè, ricordiamolo, è impossibile incapsulare la fenomenologia psichica e l’anima in un sistema teorico univoco, unilaterale.

Il libro presenta dunque un vasto orizzonte di tematiche di origine prettamente junghiana che nel corso dei decenni – grazie ai collaboratori di Jung e le generazioni successive di analisti junghiani e psicologi – è diventato patrimonio e base della psicologia moderna e della psicoterapia.

I curatori del saggio, Joseph Cambray, analista junghiano e ricercatore (phd), e Linda Carter, psicologa analista, hanno raccolto in questo volume diversi contributi di psicologi e scienziati che si occupano degli sviluppi di alcune tematiche di psicologia del profondo, sottolineandone la contemporaneità e i relativi studi e aggiornamenti svolti fino ad oggi in ambito multidisciplinare.

Di seguito un riassunto dei capitoli del libro. 

Buona lettura!

Jung alla tavola rotonda sulla terrazza di Casa Gabriella nel 1940. Coll. Eranos Foundation
Jung alla tavola rotonda sulla terrazza di Casa Gabriella nel 1940, Ascona, Incontri ad Eranos

Descrizione e riassunto breve dei capitoli:

  1. Il saggio si apre con un capitolo sulla Storia della Psicologia Analitica: scritto da Thomas B.Kirsch (Phd, Psichiatra Junghiano, ed Ex Presidente dello IAAP, San Francisco).
    E’ un capitolo interessante per via della ricostruzione cronologica e dettagliata che l’autore fa circa la nascita dei vari istituti di formazione Junghiana nati a partire dagli anni 40 quando era in vita lo stesso Jung. Si parte dal primo istituto in Svizzera (da cui poi si divise un gruppo di analisti che seguivano uno junghismo a loro detta più ortodosso e con a capo Marie Louise Von Franz), a seguire i successivi istituti che videro la luce, e di cui Jung ne seguì in piccola parte la loro nascita, furono in successione quelli negli Stati Uniti (New York, San Francisco, Los Angeles), in Gran Bretagna e in Germania.

  • Il secondo capitolo, Archetipi. L’emergenza e la struttura profonda della psiche:
    scritto da George Hogenson, analista junghiano e ricercatore (phd), apporta una straordinaria disamina del concetto di archetipo, andando a riprenderne le radici nelle scienze biologiche contemporanee.E’ un importante contributo dell’autore, già molto noto nel campo con le sue pubblicazioni al riguardo risalenti al 2001, che fornisce una dimensione anche materiale dell’archetipo, riallacciando psicologia e biologia.È un primo serio e scientifico tentativo di spodestare la teoria degli archetipi dalle mosse intellettualistiche, e alle volte troppo metafisiche, di una buona fetta di junghiani – e critici mal informati – che dimentica l’innervazione nella materia di queste fenomenologie psicologiche, ovvero, una delle due polarità dell’archetipo (che per Jung aveva una caratteristica psicoide – materiale e psichico) che agisce costantemente nella vita. Il tema “archetipo” viene infatti qui affrontato da una originale e attuale prospettiva evoluzionistica/evolutiva da cui ne deriva un modello emergentista della psiche, che di certo – come scrive Hogenson – non è l’unico possibile, ma arricchisce enormemente lo scenario e la comprensione che abbiamo sugli archetipi in ambito psicologico. Non a caso l’autore delinea anche le differenze più rilevanti tra i vari contributi sul tema come quelli di Hillman e altri autori.


  • Il terzo capitolo, Aspetti Evolutivi della Psicologia Analitica: Nuove prospettive dalle Neuroscienze cognitive e dalla teoria dell’attaccamento: scritto da Jean Knox, ricercatrice (phd) analista e psichiatra junghiana, delinea un modello della psiche junghiano contemporaneo da una prospettiva evolutiva combinato alla teoria dell’attaccamento e in relazione alla psicoanalisi.La prospettiva sull’archetipo in questione differisce da quella di Hogenson pur rimanendo in un paradigma emergentista. L’autrice affronta varie tematiche junghiane come il complesso, l’individuazione, le fantasie, arricchendole con contributi e correlati specifici in ambito neurofisiologico, corroborando e amplificando molte di queste fenomenologie già ampiamente trattate e in via di sviluppo in Psicologia Analitica.

  • Il quarto capitolo, Comprendere la coscienza attraverso la teoria dei Tipi Psicologici: scritto da John Beebe, Psichiatra e analista Junghiano, è molto interessante per via degli sviluppi che l’autore apporta alla Tipologia Psicologica in ambito teorico e clinico. Vi è qui un originale e importante allargamento della Tipologia. L’autore collega – attraverso osservazioni cliniche – gli archetipi alla tipologia, e ci fa notare come ogni funzione psichica (pensiero, sentimento, intuizione, sensazione) può essere collegata a specifici archetipi (come ad esempio la funzione primaria all’archetipo dell’Eroe/Eroina).

  • Il quinto capitolo, Una rivisitazione dei metodi analitici: scritto dai due curatori del saggio, Joseph Cambray e Linda Carter, ci apre uno scenario molto ampio sulle attuali frontiere e sviluppi circa i metodi analitici. Questo è uno di quei capitoli che si consiglierebbero ad ogni psicoterapeuta ed analista di qualsiasi orientamento, perché contiene il presente e il futuro della psicoanalisi e della psicoterapia.I due autori qui sottopongono ad un’ampia analisi alcuni aspetti dei metodi analitici di origine junghiana, come la funzione trascendente, l’immaginazione attiva e i sogni, comparandoli ai contemporanei modelli emergentisti, sottolineando l’importanza e l’imprescindibilità di questi temi che oggi vantano di ancor un maggiore valore e importanza date dai risultati delle ricerche provenienti dalle scienze cognitive e dalle teorie sulla complessità.

  • Il sesto capitolo, Transfert e Controtransfert: prospettive contemporanee: scritto da Jan Weiner, analista junghiano e supervisore, è molto ricco di informazioni e bibliografia utile sulla tematica del transfert e del controtransfert. L’autrice, attraverso la sua esperienza clinica e la comparazione fra  diverse teorie, affronta la questione sul transfert e il controtransfert sottolineandone gli sviluppi contemporanei e di come essi, all’interno dello stesso ambito junghiano, siano a volte molto differenti tra loro e divergenti, ma non per questo incompatibili. Per fare ciò l’autrice ci porta per mano attraverso una breve ma dettagliata ricostruzione storica degli scritti e delle impressioni di Jung e Freud sul transfert e controtransfert.

  • Il settimo capitolo, La teoria emergente dei complessi culturali: scritto da Thomas Singer (ricercatore e psichiatra/analista junghiano) e Samuel L. Kimbles (ricercatore, psicologo clinico e analista), tratta di uno sviluppo interessante sulla nota teoria dei complessi. I complessi, noti già con P.Janet a fine ottocento e poi ripresi da Jung che ne delineò la struttura e il funzionamento in ambito psichiatrico/psicologico, erano stati affrontati finora in un’ottica che vedeva il complesso contenuto esclusivamente nella psiche dell’individuo singolo. Attraverso varie osservazioni cliniche e teoriche gli autori ci delineano la struttura dei complessi culturali che possono venirsi a formare nel collettivo e nei gruppi, tentando di descrivere le varie dinamiche – mai escludentesi tra loro – che si vengono a creare tra il livello personale e quello collettivo della psiche. Qui gli autori ampliano anche il concetto clinico di trauma ripreso da Donald Kalsched, dimostrando l’importanza dei complessi culturali all’interno e tra i gruppi.

  • L’ottavo capitolo, Aspetti spirituali e religiosi dell’analisi moderna: scritto da Murray Stein, ricercatore (phd) e analista junghiano, affronta il lavoro clinico sui pazienti sottolineandone gli aspetti religiosi o spirituali che ne emergono in maniera spontanea. Stein ci ricorda, echeggiando Jung, come sia indispensabile, per gli analisti odierni e futuri, prendere necessariamente in considerazione la dimensione spirituale nella pratica analitica, di come questa emerge e si dipana nel corso del tempo analitico.

  • Il nono capitolo, Sincronicità come emergenza: scritto dal già citato Joseph Cambray (co-curatore del saggio), riesamina il concetto di sincronicità. Interesse principale dell’autore è ri-contestualizzare la sincronicità all’interno della contemporanea teoria della complessità e attraversandola da una dimensione emergentista. L’accento importante è posto qui anche sul senso pratico della sincronicità, di come il professionista possa – e deve – trarci qualcosa  nella pratica psicoterapeutica in generale.

  • Il decimo e ultimo capitolo, L’atteggiamento etico nel training e nella pratica analitica: scritto da Hester McFarland Solomon, vice presidente dello IAAP e analista, esperta e nota per i suoi interventi e approfondimenti sull’etica in ambito psicologico. Viene qui elaborato un excursus storico su come veniva vissuta in analisi la dimensione etica da parte di Freud, Jung, Klein, per poi arrivare a varie constatazioni neuroscientifiche che sembrano palesare come la funzione etica della psiche sia connaturata allo sviluppo normale dell’essere umano.
Psicologia analitica prospettive contemporanee Joseph Cambray edit
Qui puoi trovare il libro

Il saggio si chiude con una esemplare nota conclusiva di Beverley Zabriskie, analista junghiana, che ci ricorda come

«in molti campi le ipotesi di Jung si stanno dimostrando valide.
Le premesse psico-fisiche del test di associazione delle parole e i profili fondamentali della sua tipologia, benchè reificati, sono stati inglobati nella cultura. Seppure talvolta fraintesi, sia il termine di archetipo e sempre più anche quello di sincronicità sono di uso comune. (…)
le sue ipotesi sulla mente sono confermate dallo studio del lavoro del cervello.
Le analogie informate e intuitive per le sue deduzioni sulla natura della realtà sembrano sempre più plausibili man mano che gli ordini impliciti della nostra esistenza sono resi sempre più espliciti dalle scienza naturali.».

(di Emanuele Casale)


Bibliografia generale e libri consigliati sull’argomento:

1) Sonu Shamdasani (2003). tr.it. Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza

Psicologia Moderna Jung

 

2) Elphis Christopher & Hester McFarland Solomon (Eds.). (2003). Il pensiero junghiano nel mondo moderno.

Il pensiero junghiano nel mondo moderno Elphis Cristopher

 

3) Andrew Samuels (1989). Jung e i neo-junghiani.

Jung e i neo junghiani Andrew Samuels

 

4) R.K.Papadopoulos (Ed.). (2009). Manuale di Psicologia Junghiana.

Libri psicologia junghiana

7) Aldo Carotenuto. Jung e la cultura del XX secolo

Jung Modernità Carotenuto

 

8) Marie Louise Von Franz (1972). Il mito di Jung.

Il mito di Jung Von Franz

 

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