L’Animale interiore: l’importanza psicologica di viverlo e integrarlo.

Animali e psicologia Animale interiore 2

L’Animale interiore:
significato psicologico

«L’animale non si ribella contro la propria natura. Osserva gli animali: come sono retti e modesti, come obbediscono alle tradizioni, come sono fedeli alla terra che li sostiene, come ritornano sui loro passi abituali, come curano i piccoli, come vanno a cibarsi insieme e si attirano l’un l’altro alla fonte.

Non ve n’è uno che nasconda la preda che sopravanza, lasciando morire di fame i propri fratelli. Non ve n’è uno che costringa al proprio volere la sua specie. Non ve n’è uno che vaneggia di essere un elefante quando invece è una zanzara.

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Animali guida. Nella vita, nel mito, nel sogno

L’animale vive con modestia e fedeltà la vita della propria specie, nulla di più e nulla di meno. Chiunque non viva il proprio animale deve trattare il suo fratello come un animale.

Umiliati e vivi il tuo animale per poter rendere giustizia a tuo fratello. Così riscatterai tutti quei morti che vagano cercando di trarre alimento da tutto ciò che vive.

Non trasformare mai in legge ciò che fai, perché questa è arroganza del potere.»

(C.G.Jung – Libro Rosso, p.296)

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Significato simbolico dell’ Animale interiore

«Jung nella sua mastodontica opera “La libido. Simboli e trasformazioni” non presentava soltanto una riformulazione teorica degli istinti, ma iniziava anche ad avanzare un’argomentazione storica a proposito dell’alienazione dall’istinto da parte dell’uomo moderno.

In questo attingeva dalla descrizione storica di Nietzsche del rapporto con l’istinto e, in particolare, dalla sua descrizione degli effetti negativi del cristianesimo.

Jung sosteneva che il significato del cristianesimo e del mithraismo risiedesse nel «controllo morale delle pulsioni animali» (Opere, vol. V, p. 80, trad. modif.). Il cristianesimo aveva domato l’«impulsività animale», cosicché una somma enorme di forze istintuali potesse essere utilizzata per l’edificazione della civiltà (ibidem, p. 82).

Queste dichiarazioni introducono un tema importante dell’opera di Jung: quello del rapporto tra gli esseri umani, gli animali e “l’animale interno”. […]

Presenza animali James HIllman
Presenze animali (James Hillman)

Per Jung, era l’ascesa del cristianesimo, insieme all’industrializzazione, che aveva creato il problema rispetto alle pulsioni, all’animalità e alla sessualità. […] Nel 1918 scrisse che il cristianesimo aveva soppresso l’elemento animale (Opere, vol X/1, p.20. Sull’inconscio). […]

La rimozione dell’animale significava che, quando riemergeva, lo faceva in modo incontrollato e sregolato. Tali recrudescenze portavano alla catastrofe, com’era testimoniato dalla guerra.

Il cristianesimo ufficiale, in contrapposizione al buddhismo, non aveva rapporti con l’animale. La sua rimozione lo portava a essere «più animalesco».

Se invece gli individui avessero avuto un rapporto migliore con il proprio «animale», avrebbero attribuito alla vita un valore più alto. La vita sarebbe diventata il principio morale assoluto, e l’individuo avrebbe reagito istintivamente contro ogni istituzione che mirasse alla sua distruzione.

Pochi anni dopo, nel 1923, Jung si dilungò sugli effetti storici del cristianesimo nel seminario tenuto a Polzeath, in Cornovaglia. Nel corso di quei seminari parlò degli effetti storici sull’inconscio del cristianesimo ecclesiastico.

Il gatto e i suoi simboli Widmann
Il gatto e i suoi simboli (C. Widmann)

Iniziava distinguendo il cristianesimo ecclesiastico da quello autentico degli insegnamenti di Cristo. Il cristianesimo ecclesiastico aveva un atteggiamento specifico che portava alla rimozione del mondo della natura e della carne, dell’animale, dell’uomo inferiore e della fantasia creativa. Sono le sue interpretazioni della rimozione dell’animale a essere importante in questa sede.

Jung osservava che era curioso lo scarso apprezzamento dei Vangeli, a differenza delle religioni orientali, per gli animali come esseri viventi. Con poche eccezioni, come san Francesco d’Assisi, l’animale era eslcuso dalla mentalità cristiana.

L’esclusione dell’animale aveva l’ulteriore effetto di rimuovere i paralleli tra l’animale e l’essere umano. In tempi recenti, tuttavia, questa esclusione si andava superando. Se ne riconoscevano dei segnali nell’ascesa delle società per la cura e la protezione degli animali nella seconda metà del XIX secolo e nello sviluppo della psicologia animale.

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L’esclusione dell’animale aveva degli effetti sull’uomo, in quanto quest’ultimo possedeva una certa quantità di libido per i rapporti con la natura e con gli altri esseri viventi.

L’uso moderno di tenere animali da compagnia era un tentativo di soddisfare tale bisogno. Una volta rimossa nell’inconscio, questa libido assumeva forme più primitive.

Un esempio era l’istinto del gregge della psicologia della folla, aggravato dal fatto che grandi quantità di persone vivevano insieme nelle città.

Le grandi folle costellavano l’animale, e le grandi organizzazioni erano come belve in cerca di preda. La perdita del rispetto per il «fratello animale» generava l’animale in noi. Era necessario un rapporto con gli animali perché fosse possibile un’autentica umanità. […]

Da queste osservazioni emerge che Jung considerava un compito culturale cruciale quello di arrivare a un giusto rapporto con l’animale. Nel 1928 sosteneva che, mentre l’animale osservava le leggi della propria vita (Lebensgesetz), gli uomini potevano liberarsi dalle loro radici nella «natura animale».

Poiché l’inconscio collettivo conteneva non soltanto le vestigia dell’evoluzione umana, ma anche di quella animale, ogni tentativo di raggiungere un accordo con esso necessitava di un accordo con l’animale.

Animali terapeuti. Manuale introduttivo al mondo della pet therapy
Animali terapeuti. Manuale introduttivo al mondo della pet therapy

Non ci poteva essere individuazione senza stabilire un nuovo rapporto con gli animali. Ciò che occorreva era un equilibrio di civiltà e animalità:

«Un eccesso di animalità svisa l’uomo civile, troppa civiltà crea animali ammalati» (p.28).

Un modo di raggiungere un accordo con l’inconscio consisteva nel prestare attenzione alla comparsa di animali nei sogni e nel superare i propri pregiudizi nei confronti degli animali stessi. Nei seminari sull’interpretazione delle visioni, del 1930, Jung dichiarava:

“Riguardo all’animale si hanno svariati pregiudizi. Le persone non capiscono quando dico loro che dovrebbero fare la conoscenza dei loro animali o assimilare i loro animali.

Pensano che l’animale non faccia altro che saltare sui muri e fare un pandemonio per tutta la città. Eppure, in natura, l’animale è un cittadino educato. E’ pio, segue il suo percorso con grande diligenza, non fa nulla di stravagante.

Perciò, se si assimila la natura dell’animale si diventa cittadini particolarmente rispettosi delle leggi, si procede senza fretta e per certi versi si diventa molto ragionevoli, giacchè ce lo si può permettere (1930-1934, p. 184).”

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Vediamo quindi che Jung identificava gli animali con le pulsioni o gli istinti. L’animale nell’uomo corrisponderebbe alla sua natura animale, e gli animali nei sogni erano generalmente interpretati come rappresentanti gli istinti.

Un compito cruciale dell’analisi era quello di «diventare animale».

(Tratto da: Sonu Shamdasani. (2003). Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza. Roma: Magi, 2007)

FINE.


 

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Emanuele Casale
Fondatore del Jung Italia. Completa gli studi di secondo livello in psicologia Clinica presso l'Università Gabriele D'Annunzio. Interessatosi fin dall'età di 14 anni alla filosofia occidentale e orientale, a 16 anni inizia a interessarsi attivamente all'opera di Jung. A 22 anni risalgono le sue prime pubblicazioni tramite riviste e interventi in qualità di ospite o relatore presso alcuni convegni nazionali di psicologia. Intervista il nipote di Jung per la rivista di psicologia "L'Anima fa Arte". Attualmente collabora come studioso indipendente con associazioni, riviste scientifiche, scuole di psicoterapia e autori del campo della psicologia. Amplia la sua formazione soprattutto nel settore della psicologia complessa e delle ricerche sugli sviluppi del versante "Psiche e Materia" (Psicologia e Fisica)

2 Commenti

  • Ciao ho letto il post e lo trovo estremamente interessante. Una sola cosa mi lascia senza fiato. La parola Umiliati che a me sembra andrebbe meglio detta con sii umile (umiliazione e umiltà non sono sinonimi né lontani parenti, una è fonte di schiavitù e l’altra di libertà), posso avere un aiutino a capirne il significato?

    L’Animale interiore:
    significato psicologico

    «L’animale non si ribella contro la propria natura. Osserva gli animali: come sono retti e modesti, come obbediscono alle tradizioni, come sono fedeli alla terra che li sostiene, come ritornano sui loro passi abituali, come curano i piccoli, come vanno a cibarsi insieme e si attirano l’un l’altro alla fonte. Non ve n’è uno che nasconda la preda che sopravanza, lasciando morire di fame i propri fratelli. Non ve n’è uno che costringa al proprio volere la sua specie. Non ve n’è uno che vaneggia di essere un elefante quando invece è una zanzara. L’animale vive con modestia e fedeltà la vita della propria specie, nulla di più e nulla di meno. Chiunque non viva il proprio animale deve trattare il suo fratello come un animale. Umiliati e vivi il tuo animale per poter rendere giustizia a tuo fratello. Così riscatterai tutti quei morti che vagano cercando di trarre alimento da tutto ciò che vive. Non trasformare mai in legge ciò che fai, perchè questa è arroganza del potere.»

    (C.G.Jung – Libro Rosso, p.296)

  • Molto interessante grazie.
    Mi permetto di segnalare i link (prima e seconda parte) dell’audio e delle immagini dell’ intervento “Animali percepiti, animali sognati” che ho tenuto nella scorsa primavera a Roma nel ciclo di incontri “Al cospetto degli animali” da me curato per Philo pratiche filosofiche in collaborazione con Fondazione Maxxi. Grazie Benedetta Silj

    https://www.youtube.com/watch?v=YZ0nC16kWoU

    https://www.youtube.com/watch?v=Qu3T24s4h-Y&t=271s

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