Esprimere e vivere la propria unicità e individualità: siamo irripetibili nell’universo.

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Esprimere talento individualità

Unicità e individualità:
elementi irripetibili nella storia dell’universo.

«Con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico.» (Martin Buber)

«Ogni persona ha una unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.» (James Hillman)


[dropcap letter=”«T”]uttavia esiste all’interno di ciascuno di noi una forza che ci spinge a raggiungere una individualità esclusiva e irripetibile, quella stessa che gli gnostici declinarono come “scintilla” e che Meister Eckhart affermò risiedere, in modo costitutivo e ultimativo, nell’anima.

Sebbene la via da percorrere non sia priva di pericoli e anzi il fatto stesso di percorrerla imponga il suo prezzo,

lo sviluppo della personalità è tra le cose più preziose (Jung 1929-57, p.29).

La più preziosa, senz’altro, diciamo noi. Si tratta, secondo quanto sostiene Jung a ridosso, tra l’altro, della propria comprensione di Nietzsche (ibid., p.30) “di dire di si a se stessi, di porsi dinanzi a se stessi come il compito più grave”.

È questa la più grande opera d’arte che ci sia dato di realizzare: possiamo lavorare e applicarci a ogni campo, ma l’opera di cui siamo i grandi artisti, i veri maestri, è la nostra individualità, e per conseguirla dobbiamo raggiungere la nostra dimensione più profonda. Quest’arte del diventare se stessi non è incoraggiata dalla logica collettiva, perché la logica collettiva, volta al mantenimento della uniformità, vede nella diversità e nella differenziazione l’incombere d’una minaccia.»
(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani, p.26)

«…come ci insegnano i miti, la conquista dell’individualità ha sempre l’aspetto di un ‘riscatto’»
(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento – Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani, p.66)

Realizzare se stessi
Amare Tradire. Quasi un’apologia del tradimento. (Aldo Carotenuto)

«Ciascun essere umano è una forma di vita in se stessa unica e irripetibile. L’uomo nasce con la sua individualità. Ma c’è qualcosa che egli può fare al di là e al di sopra del materiale precostituito della sua natura, e cioè può diventare cosciente di ciò che lo fa essere la persona che è, e può consciamente adoperarsi per connettere ciò che egli è con il mondo che lo circonda. E questo è forse il massimo che ci è dato di fare.» (Jung parla, p. 212)

«Pur con tutta la sua riluttanza ad accogliere nel proprio campo di studio il destino individuale, la psicologia ammette che ciascuno di noi ha una propria costituzione, che ciascuno di noi, a dispetto a volte di tutto e di tutti, è un individuo unico e irripetibile.

Quando però si tratta di dare conto di questa scintilla di unicità e della vocazione che ci mantiene fedeli ad essa, la psicologia sembra non saper bene come muoversi. I suoi metodi di analisi frammentano quel puzzle che è l’individuo in fattori e tratti di personalità, in tipologie, in complessi e temperamenti, nel tentativo di rintracciare il segreto dell’individualità nei substrati della materia cerebrale e in geni egocentrici.

Esprimere talento individualità
Individuality – di Leon Zernitsky

Le scuole di psicologia più rigorose espellono addirittura il problema dai loro laboratori, scaricandolo sulla parapsicologia: che studi pure i casi di “vocazioni” paranormali. Oppure lo spediscono in qualche avamposto della ricerca nelle remote colonie della magia, della religioni, e della follia. Al massimo – cioè al minimo – la psicologia spiega l’unicità di ciascuno ipotizzando una distribuzione statistica delle probabilità.

Questo libro si rifiuta di chiudere nei laboratori di psicologia quel senso di individualità che sta al centro del mio “me”. E non accetterà mai che la mia misteriosa e preziosa vita umana sia il risultato di una probabilità statistica.

Sia chiaro, tuttavia, che il rifiuto di queste spiegazioni non comporta di chiudere gli occhi gettandosi nelle braccia di una qualche Chiesa. Il tema della vocazione a un destino individuale non c’entra con il conflitto tra scienza senza fede e fede ascientifica. L’individualità rimane di diritto argomento della psicologia, di una psicologia memore del suo prefisso, la psiche, e della sua premessa, l’anima, cosicché la mente può sposare la propria fede al di fuori della Religione istituzionalizzata e praticare la puntuale osservazione dei fenomeni al di fuori della Scienza istituzionalizzata.

La teoria della ghianda si muove agile in mezzo ai due dogmi opposti che si guardano in cagnesco da secoli e che il pensiero occidentale si coccola come due cagnolini.”
(James Hillman – Il codice dell’Anima)

Individualità Psicologia
Il codice dell’anima (James Hillman)

«L’individualità quindi c’è sempre. E’ dappertutto. Qualunque cosa che abbia vita è un’individualità – un cane, una pianta, ogni essere vivente – ma naturalmente è ben lungi dall’esserne conscia. Probabilmente un cane ha un’idea estremamente limitata di sé stesso rispetto alla sua individualità globale.

Poiché la maggior parte delle persone, non importa quanto siano in grado di pensare sé stesse, sono degli Io, nello stesso tempo sono degli individui, quasi come se fossero individuati. In un certo senso, infatti, sono già individuati, anche se non ne sono consci, fin dai primordi della loro vita. L’individuazione avviene soltanto se se ne è consci, ma l’individualità c’è sempre, dall’inizio dell’esistenza.»
(C.G.Jung – La Psicologia del Kundalini Yoga, Seminario tenuto nel 1932, Bollati Boringhieri, p.53)

«E’ inutile inoltre, spiare furtivamente gli altri, per individuare il modo in cui si sviluppano le varie personalità, perchè ciascuno si trova davanti un compito di autorealizzazione che presenta caratteri di unicità. Se molti problemi umani sono simili, non sono mai identici. Tutti i pini si assomigliano ( altrimenti non li potremmo classificare come pini ), ma nessuno è esattamente simile a un altro. Proprio per l’incidenza di questi fattori di similitudine e differenza, è difficile schematizzare le infinite possibilità di variazione del processo di individuazione. Il fatto è che ciascuno di noi deve fare qualche cosa di diverso, qualche cosa di assolutamente privato e personale.»
(Marie Louise von Franz – L’individuazione nella fiaba)

«Ognuno porta le proprie diversità, quelle straordinarie diversità che ci affascinano. Ma se io nego la tua diversità, nego la mia stessa unicità. E vivo l’intramontabile nostalgia dell’eterna solitudine…» (Eldo Stellucci)

Panikkar Raimon
Raimon Panikkar

«La consapevolezza dell’unicità: c’è un salmo latino che ancora mi emoziona e che dice:

“miserere mei dominae, quoniam unicus et pauper sum ego.”

Ovvero sta per “Abbi pietà di me mio Signore, perché sono povero”, ma poi aggiunge “unicus”,  cioè UNICO! E allora… se io non scopro la mia unicità, se io non sono consapevole della mia dignità, ovvero che quello che devo fare… se io non lo faccio non lo farà nessun altro! Resterà un buco nella realtà per sempre! Ognuno di noi è unico. Se pensiamo che siamo 6 miliardi di persone, potrei pensare, “è ridicolo che io mi dia così tanta importanza”, ma… Io sono unico!»
(Raimon Panikkar – in un intervista fatta da Franco Battiato)

«Contro la massa organizzata può resistere soltanto chi è organizzato nella sua individualità altrettanto bene quanto è organizzata la massa.» (Jung in “Presente e Futuro” 1957)

«Per scoprire che cosa c’è in noi di propriamente individuale occorrono profonde meditazioni, e all’improvviso ci accorgiamo di quanto sia difficile la scoperta dell’individualità.» (C.G. Jung – L’io e l’inconscio)

FINE!


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