Complessi e gruppalità interne: il piccolo popolo | Workshop di Psicodramma analitico 8-9 Luglio (BO)

Complessi Jung Italia Escher

Il paradosso identitario:
“il piccolo popolo”,
complessi e gruppalità interne.

Sono lieto di presentarvi, per l’ennesima sessione, un altro bellissimo evento aperto a tutti di psicodramma analitico junghiano.

Per chi non è stato presente ai precedenti incontri, qui trovate la pagina del dott. Leonardo Seidita (conduttore di questi workshop) dove potrete trovare le foto e i commenti delle precedenti esperienze.

Innanzitutto questo nuovo workshop esperienziale prende come tema i cosiddetti complessi, realtà psichica a cui ho dedicato nel blog questo ampio articolo.

⬇ A fine post troverai le Info su come iscriversi e sul luogo!

Lo psicodramma gruppoanalitico (Giulio Casca)
Lo psicodramma gruppoanalitico (Giulio Casca)

COSA SI FARA’ AL WORKSHOP:

Ha come finalità quella di far conoscere e sperimentare ai partecipanti – attraverso la loro messa in gioco personale – il modello, il metodo e la tecnica dello Psicodramma analitico junghiano.

Condivideremo sogni, immagini ed esperienze che possano permetterci di presentificare, nel qui ed ora dell’azione psicodrammatica, quel “piccolo popolo” che ci abita, quelle personalità parziali che ci vivono, le cui inter-relazioni muovono la nostra psiche multipersonale e multidimensionale, pur nella percezione di un qualche unità identitaria.

[Cosa sono i complessi? Qui l’articolo]
Psicodramma junghiano
Lo Psicodramma (Anne Ancelin Schutzenberger)

QUALCHE RIFERIMENTO TEORICO SUL TEMA DEL WORKSHOP:

«Più che un campo di forze, noi siamo ciascuno un campo di rapporti personali interni, una sorta di comunità interiore, di organismo politico. La psicodinamica diventa psicodrammatica.

La nostra vita non è tanto la risultante di pressioni e di forze, quanto piuttosto l’attuazione di scenari mitici. Inoltre queste componenti della personalità recitanti le loro scene mitiche, che noi chiamiamo i nostri problemi di vita, noi le chiamiamo con dei pronomi personali. Ne parliamo con familiarità: <Lei (il complesso materno) mi paralizza>; <Lui (il complesso paterno) non la smette mai di assillarmi, mi vuole perfetto.> […]

Jung chiamò tutte queste figure “piccolo popolo”. Tuttavia a dispetto del nome un po’ ironico, egli riconobbe che la loro importanza nell’orientare il destino è maggiore di quella del nostro usuale ‘Io’.»
(J. Hillman, 1975, Revisione della psicologia)

«La complessità è un tessuto (complexus, “ciò che è tenuto insieme”) di costituenti eterogenei inseparabilmente associati: essa pone il paradosso dell’Uno e del Molteplice.»
(S. Corbella, 2003)

Psicodramma Analitico Leonardo Seidita
Parte finale del workshop tenutosi a Maggio 2017 presso Perugia

« […] non che la società è una somma di individui, ma che ognuno porta in sé la società come immaginazione, o meglio come matrice predeterminante ciò che poi potrà estrinsecarsi nella visibilità sociale delle condotte specifiche.

Esisterebbe dunque un nucleo immaginativo antecedente l’uomo stesso; nucleo che non si riduce a ciò che l’uomo possa pensare di sé e del mondo, non si riduce ad una dicotomia fondativa dell’identità dell’uomo: io sono in quanto c’è, nel fuori, un altro da me che è il mondo.»
(G. Gerard, 1999)

«Oggi sappiamo tutti che ‘abbiamo dei complessi’. Che invece i complessi ‘abbiano noi’ è cosa meno nota, ma dal punto di vista teorico ancora più importante.»
(C. G. Jung, 1934)

«Dunque o parla il cielo, lo spirito (gli “spiriti”) oppure c’è simulazione, non ci sono vie di mezzo, secondo l’ottica distintiva che attinge da un lato alla teologia dall’altro alla scienza […]

Secondo Jung c’è invece una via di mezzo che si alimenta della sfiducia in una ragione che umilmente non sappia autolimitarsi […].

La terza via è la via di mezzo, secondo la quale ciascuno di noi “ha dentro di sé degli spiriti”, ma ce li ha nel senso, non metafisico, dualistico, dell’avere dentro di noi lo spirito della collettività che ci ha preceduto, che si manifesta nelle immagini archetipiche dell’inconscio, le quali mediano tra divino e umano nel senso metodologico di una limitazione, rispetto alla pretesa umana di una conoscenza piena e ultimativa.»
(G. Girard, 1999)

«Per quello che mi riguarda, i gruppi interni sono forme della gruppalità psichica. Non sono il prodotto esclusivo dell’interiorizzazione o dell’internalizzazione dei processi intersoggettivi o sociali: le forme della gruppalità psichica fanno parte della struttura della materia psichica. Sono, in parte, strutture intrapsichiche fondamentali, primarie o primordiali, che già esistono.»
(R. Kaès, 1996)

Psicodramma Analitico Leonardo Seidita 1
Il dott. Leonardo Seidita durante una conduzione di psicodramma analitico (Maggio 2017, Perugia)

I concetti di gruppi interni di Pichon-Rivière (1971), e di gruppalità interna di D. Napolitani (1987), fanno entrambi riferimento sia pure con ampia diversificazione, a un’organizzazione psichica intesa come il risultato dell’internalizzazione attraverso i processi identificatori dell’insieme dei rapporti a cui l’individuo ha partecipato sin dalla nascita. La psiche in questo senso, sarebbe organizzata come un gruppo.

Kaës (2007) si spinge oltre: secondo la sua concezione, la gruppalità interna non è la semplice introiezione dei gruppi “esterni” ma prima di tutto uno schema di organizzazione e di rappresentazione della materia psichica.

La nozione di gruppalità psichica descrive cioè l’attività del legame e dello slegamento come lavoro dell’associazione e della dissociazione delle rappresentazioni, degli affetti e degli oggetti.

Questa qualità di slegare e legare materiale psichico, trova chiara corrispondenza nella nozione di dissociabilità della psiche: qualità peculiare della psiche secondo Jung (1947-1954).

Immaginabile come un arcipelago costituito da innumerevoli isole, dotate di relativa autonomia e indipendenza e tenute insieme da legami relativamente labili, la psiche di Jung può essere intesa come struttura intrinsecamente molteplice, come un organo di relazioni complesse in cui le funzioni psichiche sono antecedenti a ogni possibile distinzione tra intrapersonale e interpersonale.

Nel suo aspetto intrinsecamente processuale, “la psiche dunque muove i suoi passi dinamicamente verso lo svolgimento di funzioni relazionali complesse in ogni direzione immaginabile; non conosce nel suo divenire temporale movimenti convergenti che non siano allo stesso tempo divergenti , e viceversa.” (R. Carretero, 2000).

Psicodramma Analitico Leonardo Seidita

CHI CONDUCE:

? Leonardo Seidita è psicologo, psicoterapeuta gruppoanalista e psicodrammatista junghiano. Si è formato allo psicodramma analitico presso l’APRAGIP (Associazione per la ricerca e la formazione in psicoterapia individuale, di gruppo, istituzionale e psicodramma analitico) all’interno della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG (Confederazione di organizzazioni italiane per la ricerca analitica sui gruppi). Conduce gruppi in ambito clinico e ha lavorato per anni con bambini e adolescenti vittime di abuso e maltrattamento. Conduce inoltre gruppi di Psicodramma nella supervisione alle organizzazioni di lavoro, nella formazione e l’orientamento.

A CHI È RIVOLTO:

Il workshop è aperto ad un max di 20 iscritti ed è rivolto a psicologi, insegnanti, educatori, operatori sociali, studenti universitari o a tutti coloro che vogliono conoscere e sperimentare la tecnica, il metodo ed il modello dello psicodramma analitico junghiano.

Il workshop ha come finalità quella di far conoscere e sensibilizzare allo Psicodramma analitico junghiano quale metodologia attiva di conduzione dei gruppi. Le sessioni aperte di Psicodramma hanno come obiettivo quello di far sperimentare ai partecipanti, attraverso la loro messa in gioco personale, la tecnica e il modello dello psicodramma analitico junghiano, attraverso il lavoro sulle “Gruppalità interne” ed i “Complessi” secondo gli approcci della Gruppoanalisi e della Psicologia analitica di Jung.

Psicodramma Junghiano Leonardo Seidita
In foto Leonardo Seidita, Psicoterapeuta e gruppanalista.

❗ COME PARTECIPARE (info e luogo) ❗

Il workshop si svolgerà presso l’agriturismo Casa La Lodola, presso il comune di Savigno (Bo). Con pernottamento in struttura e menù vegetariano.

L’iscrizione è riservata a chi formalizza tramite mail o telefono con versamento di caparra confirmatoria.

? Puoi contattarci qui:

? Mail: cristopher.marianicerati@gmail.com
? WhatsApp & Tel: 3208678648


 

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Emanuele Casale
Fondatore del Jung Italia. Completa gli studi di secondo livello in psicologia Clinica presso l'Università Gabriele D'Annunzio. Interessatosi fin dall'età di 14 anni alla filosofia occidentale e orientale, a 16 anni inizia a interessarsi attivamente all'opera di Jung. A 22 anni risalgono le sue prime pubblicazioni tramite riviste e interventi in qualità di ospite o relatore presso alcuni convegni nazionali di psicologia. Intervista il nipote di Jung per la rivista di psicologia "L'Anima fa Arte". Attualmente collabora come studioso indipendente con associazioni, riviste scientifiche, scuole di psicoterapia e autori del campo della psicologia. Amplia la sua formazione soprattutto nel settore della psicologia complessa e delle ricerche sugli sviluppi del versante "Psiche e Materia" (Psicologia e Fisica)

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