La soggettività delle Teorie Psicologiche. “Caro Hillman”, una lettera di Aldo Carotenuto

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Teorie Psicologiche Carotenuto Hillman

Ci insegnò Jung che ogni teoria in psicologia riflette “l’equazione personale” e la tipologia psicologica del suo autore, ma anche quei fattori archetipici fondanti senza i quali la teoria stessa non riscontrerebbe a livello collettivo una certa adesione o resistenza. Qui di seguito una bellissima lettera di Aldo Carotenuto scritta a James Hillman, e a seguire la risposta di quest’ultimo: i due più grandi psicologi che l’era contemporanea abbia mai avuto

La lettera è stata tratta dal magnifico volume “Caro Hillman… Venticinque scambi epistolari con James Hillman”, a cura di Riccardo Mondo e Luigi Turinese, entrambi analisti junghiani noti in Italia. Purtroppo il libro è fuori edizione, per cui non è acquistabile online né su Amazon né altrove, ma non preoccuparti, esistono ancora alcune copie disponibili, a fine articolo ti dirò come fare 😉

BUONA LETTURA!



Tipi Psicologici Marie Louise von Franz
Tipologia Psicologica (Von Franz)

Caro James,

sebbene il tempo, l’esperienza e la vita mi abbiano permesso di confrontarmi con la grande maggioranza dei problemi più spinosi dell’esistenza e con le questioni più controverse della disciplina psicologica, è proprio una di queste che mi esorta a confrontarmi con te.

Ritengo che uno dei tanti dilemmi che affliggono quanti si occupano di psicologia, risieda nell’atteggiamento di “rigida osservanza” di gran parte degli “addetti ai lavori”.

Un’osservanza che va ben al di là dell’ortodossia, perché troppo spesso spinge gli psicologi a confondere l’adesione alle teorie di un autore con una volontaria, programmata ignoranza dei contributi degli altri.

È chiaro, invece, che se vogliamo evitare che concetti e teorie una volta rivoluzionari diventino una palla al piede per la nostra disciplina, dobbiamo adottare un atteggiamento critico verso le varie teorizzazioni, tale da permetterci di giungere sino al cuore delle singole teorie psicologiche.

[ 📝 Leggi anche: La psicologia “junghiana” oggi. Sviluppi contemporanei e sguardo alla complessità ]

In Intervista su amore anima e psiche, affermi che

si fa il proprio lavoro al meglio quando si prende qualcosa che ha già una sua precisa collocazione e la si distorce fino a darla un’inclinazione personale.

Rispetto alle formulazioni teoriche di Jung e di Freud, ad esempio, dichiari di non vole lasciare alcuna forma così come l’hai trovata e, soprattutto, che fare opera di “distorsione” è probabilmente l’unico modo per essere allo stesso tempo junghiano e pensatore originale.

James Hillman
Re-visione della psicologia (James Hillman)

È questo concetto di “distorsione” che non mi convince fino in fondo, perché credo che, in realtà, la formulazione di teorie del tutto “genuine” non costituisca una mera utopia.

I temi e gli interessi della psicologia esulano troppo spesso da un contesto per così dire “oggettivo” e concreto, mentre sembrano dare tutte le loro preferenze a valori soggettivi e individuali.

Creare una teoria psicologica, quindi, significa in primo luogo attingere al proprio mondo interno, cercarvi i quesiti insoluti e i nuclei complessuali che esigono una traduzione chiara.

In psicologia vige la regola di chiarire i nostri problemi e di fare i conti con noi stessi prima di tendere una mano agli altri. Alla luce di ciò, non è raro che fra gli assunti di una teoria psicologica sia possibile scorgere i nodi più problematici del suo autore.

Negli anni ho avuto modo di riflettere moltissimo su questo argomento e sono così giunto alla conclusione che se uno psicologo sente il bisogno di dare vita a una costruzione teorica, vuol dire che, malgrado un’attenta, lucida, spietata autoanalisi, è ancora dominato da un conflitto inconscio irriducibile, che può fronteggiare soltanto oggettivandolo e universalizzandolo.

Per definire la matrice individuale delle differenti elaborazioni teoriche, nonché la cellula germinale delle diverse forme di creatività in cui l’uomo sa cimentarsi, e per introdurre l’idea secondo la quale ogni costruzione teorica è forgiata da una dimensione assolutamente peculiare, Jung impiegava l’espressione “equazione personale”.

Oltre la terapia psicologica (Aldo Carotenuto)-min
Oltre la terapia psicologica (Aldo Carotenuto)

Ebbene, sono fermamente convinto che l’equazione personale, insita in ciascun teorico, rappresenta un ineliminabile fattore di soggettività che incide nella valutazione degli stessi dati oggettivi, portando a differenti visioni del campo fenomenico. L’equazione personale è determinata dalla storia individuale, da componenti costituzionali e tipologiche, da elementi socioculturali. Agisce come un filtro percettivo o, meglio, come un trasduttore interno, che ridefinisce secondo parametri personali la realtà, condizionando l’atto conoscitivo.

Non si deve pensare che il richiamo alla soggettività della conoscenza approdi necessariamente a un relativismo scettico. Jung, infatti, afferma la possibilità di un sapere che non è una “mescolanza accidentale di opinioni individuali”, e si fonda invece su alcuni principi fondamentali enucleati grazie a un esercizio continuo di “decentramento” dal nostro Io, quel vero/falso assoluto che per ciascuno è il proprio Io.

Certo è, però, che il pericolo di questa ineliminabile contaminazione soggettiva è il dogmatismo, l’intolleranza verso la critica, l’atteggiamento fideistico di chi si identifica senza residui con la propria verità. La verità della teoria non è poi altro che la generalizzazione di un’equazione personale; la teorizzazione risulta vera perché funzionale alla struttura di personalità di chi la propone.

Il nostro personalissimo modo di essere, la nostra verità psicologica, hanno un impatto fortissimo non solo sulla realtà che ci circonda ma, soprattutto, sulle dinamiche che ci permettono di rielaborarla e ricostruirla. Non c’è attività creativa o lavoro di costruzione teorica che non richieda all’autore di compiere due sforzi:

  • il primo consiste nel rivolgere il proprio sguardo al passato, alla sua memoria storica, nel tentativo di ripercorrere le tappe salienti del suo sviluppo come essere umano.
  • il secondo è dato da un continuo allenamento per riuscire ad attingere ai propri complessi inconsci – azione questa relativamente semplice perché inconsapevole – senza però lasciarsene padroneggiare.
Il mito dell'analisi (James Hillman)
Il mito dell’analisi (James Hillman)

In questo modo ogni teoria o attività creativa verrà determinata da una matrice soggettiva, un fondamento psicobiografico che la renderà unica e originale. Proprio in virtù di ciò, ritengo che l’equazione personale possa spiegare e rendere plausibile ogni discorso teorico, relativizzandolo e storicizzandolo, ma non pe questo svuotandolo di significato e di veridicità.

Di conseguenza, ogni elaborazione teorica e ogni metapsicologia, per quanto criticabili, saranno comunque valide e, in ogni caso, degne di essere valutate. Enfatizzando l’elemento soggettivo come motore primo nella costruzione di una teoria, infatti, non si corre il rischio di scadere in affermazioni banali e di scarso interesse per il collettivo ma, al contrario, si potrà conferire alla teoria un valore e una dignità inimmaginabili.

È l’elemento soggettivo che protegge da pericolose contaminazioni come quelle del dogmatismo, del fanatismo o dell’ortodossia. Dire che una teoria è “psicobiografica” significa escludere l’eventualità che essa riproponga pedissequamente parametri già affermati, perché ad esempio costituiscono il “cavallo di battaglia” di altre scuole di pensiero.

Se una nuova teoria nasce sui dettami dell’equazione personale del suo autore e non sul “già detto” della teoria di qualcun altro, la sua validità sarà maggiore, per quanto, non dimentichiamolo, ogni teoria rimanga pur sempre relativa.

Tuttavia, credere fino in fondo in determinati assunti e difenderli in nome delle proprie convinzioni, costituisce il primo passo per la costruzione di una teoria solida, che riesca a resistere all’usura degli attacchi delle critiche.

Ma se è vero che ogni metapsicologia è la figlia prediletta di un autore e che quindi propone degli assunti che possono essere considerati il riflesso della sua biografia, è anche vero che ciò non esclude la possibilità di rinvenire elementi comuni all’interno di metapsicologie differenti.

Discorso sulla metapsicologia (Aldo Carotenuto)
Discorso sulla metapsicologia (Aldo Carotenuto)

Teorie in apparenza inconciliabili, se osservate da una prospettiva diversa, non solo potranno risultare compatibili, ma addirittura affini.

Le teorie, non dimentichiamolo, poggiano comunque su ipotesi teoriche, a prescindere dal fatto che queste siano più o meno valide. Non è sul dogma che deve fondarsi una teoria nascente, e laddove questo dovesse verificarsi non potremmo più impiegare il termine “teoria”.

E allora, quell’atto di ribellione prometeico che ci consente di mostrare noi stessi attraverso la forza e la novità delle idee emerge tutto da quel “fare anima” tanto caro al tuo lavoro. Perché la “dimensione riflessiva”, questa interfaccia che ci separa e ci unisce al contempo al mondo esterno, è anche quell’elemento che ci consente di differire il rapporto col tempo e di sospendere la valanga dell’azione per nutrirla di significati o per scoprire quelli che a essa già soggiacciono.

E l’universo simbolico, ne siamo entrambi convinti, è quanto nutre il fertile terreno della nostra capacità di pensiero e di vita. Poiché, come tu stesso hai affermato, “la nostra vita è psicologica, e lo scopo della vita è quello di fare di essa psiche, di trovare nessi tra vita e anima”. Nessi che sono soprattutto – o soltanto – retaggio della nostra appartenenza al genere umano, dell’Inconscio collettivo che Jung ha dispiegato alla nostra comprensione.

In questa ottica l’agire del singolo diventa un continuo e indefesso estrinsecarsi delle tendenze che la nostra personalità mira ad attualizzare, non avulso però da un perenne confronto con l’ambiente esterno.

Quell’ambiente che ci viene incontro e ci accoglie, ma che, più spesso, è pronto a ostacolarci ogniqualvolta si osi mettere in discussione i suoi assunti e i suoi dettami, o soltanto parte di essi. Poiché esso persegue una continua lotta per mantenere il proprio status quo, del quale ha bisogno per la sua stessa sopravvivenza.

Libri su Jung
La psicologia di C.G.Jung (Jacobi)

Tuttavia, è necessario avere coraggio non soltanto nell’ottica di quella tua “distorsione” delle teorie psicologiche, ma anche nella propria stessa esistenza, che sempre va sottobraccio alle idee che segneranno un passo avanti nelle teorizzazioni scientifiche stesse.

Osare nella vita significa, infatti, esprimere ai massimi livelli la presenza in noi dell'”anima”, della possibilità di riflettere e scegliere, e soprattutto di interpretare ciò che i sensi si limitano a registrare.

In questo percorso accade a volte di infrangere e scandalizzare. E di “innovare” allo stesso tempo. Ma è proprio questo ribaltamento degli schemi che conduce – come ha condotto te e il tuo pensiero – a costituire delle nuove pietre miliari nel campo psicologico, ben lontane dai pedissequi elogi alle teorie convalidate e ormai “sacre”, che segnalano soltanto la stasi e la mancanza di creatività. Benché, non dimentichiamolo, siano nate anch’esse dal coraggio dei loro padri, dal laboratorio faustiano di creazione alchemica e INTUITIVA.

Quello nel quale ci si barrica, dimentichi dei temporali esterni, e nel quale si varcano i confini: dei propri preconcetti, come della possibilità offerte dalle conoscenze pregresse. E in un continuo miscuglio di presente e passato, di sogni e paure, di incubi e visioni profetiche, emerge il nuovo. Che, a ben vedere, spesso è soltanto il frutto della capacità di osare un po’ di più, di scoprire e svelare qualcosa che finora era rimasto cosparso di polvere, ma che è strutturalmente congiunto al mosaico che già si tiene sott’occhio.

Complesso, archetipo simbolo, nella psicologia di C.G.Jung (Jolande Jacobi)
Complesso, archetipo simbolo nella psicologia di Jung (Jacobi)

Un servatore che abbia saputo riportare alla luce il colore di una tessera nuova, apparirà concluso. Completo proprio in funzione di quell’ultimo tassello, quello per lui più significativo.

Allo stesso modo, l’elemento individuale delinea anche il percorso lungo il quale una teoria psicologica si snoderà: salite, discese e sentieri accidentati di questo percorso saranno l’immediata risultante della dimensione soggettiva. Appare così evidente che persino gli angoli più spigolosi della personalità potranno trasformarsi in vivaci spunti di riflessione.

L’uomo è una globalità fatta di vuoti e di pieni, di nero e di bianco, ma una simile struttura è comprensibile solo se osservata nel suo insieme.

Chi cresce nello straordinario intento di osservare e ascoltare l’essere umano nella sua globalità giunge, a mio parere, a un traguardo fondamentale e invidiabile: la possibilità di creare e “pensare” attingendo da risorse mai sfruttate prima.

Aldo Carotenuto

Aldo Carotenuto 5
Aldo Carotenuto

Risposta di James Hillman ad Aldo Carotenuto

L’idea di costruzione della teoria e di verifica della teoria, che hai saputo delineare così consciamente in poche pagine, mi ha dato da riflettere molto. In breve, tu affermi:

“La verità della teoria non è altro che generalizzazione di un’equazione personale”.

Poi tu palesi la composizione di questa equazione personale: forze socioculturali, storia individuale, componente tipologica ecc. Allora, se ti comprendo correttamente, tu vincoli la validità di una teoria al suo fondamento psicobiografico.

Qui le nostre strade si dividono perché, come tu stesso riconosci, questo rende ogni teoria, nella misura in cui essa è in accordo con “l’equazione personale”, verificabile e veritiera, e connessa a ogni altra teoria.

Noi siamo nel regno del soggettivismo, del relativismo, dove ogni cosa è in parte vera e in parte falsa. Quindi, perché qualcuno dovrebbe leggere te, o me, o Freud, o Jung, aderire a quello che diciamo o esserne convinto? Ognuno di noi sta parlando soltanto in base alla propria equazione personale. Questo è sufficiente a convincere un’altra mente? Non devono esserci altri fattori di logica, di coerenza, di evidenza, di autorità della tradizione, di eleganza retorica, di accettabilità o conformità da parte dell’altro?

Il codice dell'anima (James Hillman)
Il codice dell’anima (James Hillman)

Sebbene anch’io sostenga che ogni teoria ha in sé “l’equazione personale”; vorrei ribadire che nella formazione e anche nella validazione della teoria è preponderante un fattore archetipico.

Ci sono soltanto numerosi modelli o metafore radicali (Stephen Pepper) o stili di pensiero, e queste archai hanno un fondamento oltre l’equazione personale, anche se il personale, come tu affermi, filtra e traduce le metafore radicali.

Ma è questo sfondo archetipico che incontra l’adesione di chi la pensa allo stesso modo e la resistenza di chi la pensa diversamente. Inoltre, l’equazione personale non può dare forza a una teoria, al potere della comprensione profonda, a quella Erlebnis di riconoscimento (vedi il giovane schiavo nel Menone).

Non sei d’accordo che una psicologia archetipica potrebbe valorizzare la tua teoria della teoria?

Tradimento James Hillman
James Hillman

Commento critico (di Emanuele Casale)

Un piccolo appunto da fare è che sia Aldo Carotenuto nella sua lettera, che James Hillman nella sua risposta, commettono quella che io chiamo “amnesia da complesso”:

ovvero entrambi, pur parlando di “costruzione della teoria” in termini psicologici, sembrano dimenticare TOTALMENTE che in realtà Jung parlava già negli anni 40 – se non prima – di “dominanti archetipiche” all’interno delle teorie scientifiche e psicologiche, oltre che di equazione personale ovviamente. Entrambi ne scrivono come se nessuno avesse mai sollevato il problema prima – o quantomeno sviluppato, come nel caso di Jung -, apparentemente ignari di tutto…

Se Carotenuto sembra totalmente dimenticarselo, Hillman incalza invece proponendo l’idea delle influenze archetipiche nelle teorie come se fosse uscita dal nulla, quasi come se lo stesse proponendo lui per la prima volta: un’originale collusione amnesica dei due grandi autori!

A molti di voi infatti – che conoscono Jung – saranno venute in mente anche le famose digressioni dello stesso premio Nobel Wolfgang Pauli, che dedicò addirittura un intero saggio allora studio dei fondamenti archetipici delle teorie scientifiche del suo campo (fisica), e fu lo stesso saggio che uscì insieme a quello di Jung sulla Sincronicità. Sto parlando di “Psiche e Natura“.

Psiche e Natura (W.Pauli e C.G.Jung)
Psiche e Natura (W.Pauli)

Ancora possiamo citare sullo stesso argomento specifico (archetipi/formulazione teorie) la Von Franz e la Jolande Jacobi nei loro saggi.

Insomma, non è la prima volta che troviamo queste amnesie complessuali in autori junghiani, specie in James Hillman, di cui già diversi analisti junghiani americani ne hanno fatto notare a più riprese (vedi A.Samuels) le ingiustificate – giustificate dal complesso! – semplificazioni/riduzionismi delle ipotesi di Jung, o anche gli Orrori a riferimenti teorici e bibliografici del tutto inadeguati e smentiti più volte che si rintracciano nell’opera di Hillman.

Ma su questo farò un articolo apposito, lungo, noioso, pignolo, testuale e bibliografico… 😀

Da qui sempre il consiglio che lascio a tutti: NON LEGGETE JUNG DA ALTRI, leggete Jung direttamente dalla sua opera, così come anche Freud che è altrettanto vittima di tali complessuali misunderstanding. 

[ 📝 A tal riguardo questa guida può aiutarti: Conoscere Carl Gustav Jung. 7 libri su Jung fondamentali per cominciare ]

Infine, per essere ragionevoli e aderento a quella complessità d’anima che include anche gli errori,  è bene dire che tali fraintendimenti non invalidano di certo interamente autori di questo calibro (Carotenuto e Hillman), che hanno apportato i più preziosi contributi culturali e psicologici nella nostra epoca contemporanea. Ma sono sicuramente zone d’Ombra (e chi non ce ne ha) – seppur molto evidenti – che vanno tenute in considerazione durante lo studio delle opere.

FINE.

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❗ PS: come ti dicevo ad inizio post il libro è fuori edizione, ma ho avuto il gentile permesso del dott. Luigi Turinese (uno dei due curatori del libro) a poter inserire qui la sua email a cui puoi contattare direttamente per richiedere l’acquisto di una copia (+ costi di spedizione) 📨 turiness@tin.it 

Caro Hillman Libro Turinese Luigi Riccardo Mondo Lettere
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