Le meravigliose Elegie Duinesi del poeta Rilke: opera eterna della letteratura

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Le meravigliose Elegie Duinesi del poeta Rilke_ opera eterna della letteratura copertina

Come molti di voi già sapete, Rilke è il mio poeta preferito in assoluto.

È considerato oggi il più grande poeta di lingua tedesca, e a leggerlo se ne capisce subito il motivo.

Sono stato nel 2017 nel castello a Duino (Trieste) dove Rilke incominciò le Elegie (gennaio 1912) e dove fu ospite dell’amica e nobile donna Marie von Thurn und Taxis. 

Il castello, in alto, affaccia sul mare. Ho passato lì metà giornata visitando gli interni, le sale, i giardini e un bunker risalente alla seconda guerra mondiale, accompagnato dal mio caro amico Gabriele Fazzina.

Alla fine del post trovi il VIDEO che ho girato dalla terrazza del castello di Duino 🎬

Rilke Elegie Duinesi
Elegie Duinesi (Rilke)
Rilke Duino Elegie (4)
Vista del Castello di Duino

Il luogo è assolutamente indescrivibile con le parole o tramite foto e video perché è abitato da un genius loci ed un’energia psichica del tutto particolari: un’energia lieve, sottile, una brezza leggera, una sospensione del tempo, un’aria da altri tempi, quei tempi lenti, soavi, che davano – un tempo – il benvenuto a emozioni e sentimenti in versi poetici…

Mentre camminavo in quelle stanze, su quelle terrazze, pensavo inevitabilmente…

Incredibile… qui Rilke sognava e scriveva, e scrivendo lasciava nell’eternità i suoi più mirabili versi, affinché noi oggi potessimo gustarne la bellezza, affinché potesse arrivarci un po’ di più di quel mondo interiore fatto di volti, ampi spazi, ricordi, altri…

Rilke Duino Elegie (3)
Terrazza dove Rilke scrisse parte delle Elegie (castello di Duino)

Ogni Elegia, in un elemento che non sempre coincide con la loro successione, deve considerarsi come una tesi che Rilke illustra in una serie di ragionamenti in poesia… Inoltre, alcuni passi delle Elegie sono oscuri; non tutto è scorrevole e poetico. Questi passi rimangono oscuri anche nella versione in italiano. (Michele Ranchetti)

Le Elegie furono composte da Rilke nell’arco di molti anni e furono scritte esclusivamente a partire da profonda ispirazione. Più volte Rilke si dannava perché non riusciva a finirle non trovando spesso l’ispirazione giusta. Questo lo si evince da alcune lettere che scrive proprio a Marie von Thurn…

Ma ora voglio lasciarti subito alla prima Elegia Duinese, in versione integrale qui di seguito…

BUONA LETTURA!


 

Rilke Elegie Duinesi
panorama visto dall’interno del castello

Machi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere
degli Angeli? e se anche un Angelo a un tratto
mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte
mi farebbe morire. Perché il bello non è
che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere
ancora,
lo ammiriamo anche tanto, perch’esso calmo, sdegna
distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo.

E così mi rattengo e il richiamo di oscuri singhiozzi
lo soffoco in gola. Ah, di chi mai
ci possiamo valere? Degli Angeli no, degli uomini no,
e i sagaci animali, lo notano che, di casa nel mondo
interpretato,
non diamo affidamento.

Ci resta, forse,
un albero, là sul pendio,
da rivedere ogni giorno;
ci resta la strada di ieri,
e la fedeltà viziata d’un’abitudine
che si trovò bene con noi e rimase, non se ne andò.

Rilke Duino Elegie (1)
panorama visto dall’interno del castello

Oh, e la notte, la notte, quando il vento pregno di
cosmico spazio
ci smangia la faccia , a chi non resterebbe la sospirata,
che soavemente delude, e che incombe pesante al cuore
solitario? Che sia forse più lieve agli amanti?
Ah, loro, se la nascondono soltanto, un con l’altro, la
loro sorte.

Non lo sai ancora? Getta dalle tue braccia il vuoto
agli spazi che respiriamo; forse gli uccelli
nell’aria più vasta voleranno più intimi voli.
Sì, certo, le primavere avevano bisogno di te.

Qualche stella s’aspettava che tu la rintracciassi.
Montava un’onda dal passato, in qua, o
mentre tu passavi sotto una finestra aperta
si donava un violino. Tutto questo era compito.
Ma lo reggevi tu? Così sempre distratto d’attesa,
come se tutto t’annunciasse un’amata? (E dove la
vorresti rifugiare se i grandi, strani pensieri
in te vengono e vanno
e spesso si stanno, la notte?)

Rilke Duino Elegie (7)
Spiaggia del Castello di Duino

Ma se ti struggi così, canta le innamorate. Certo,
non è ancora abbastanza immortale il loro sentimento
famoso.
Canta di loro, delle abbandonate, tu quasi le invidi, che ti
parvero tanto più amabili delle placate. Riprendila
sempre l’irraggiungibile celebrazione;
pensa: l’eroe perdura, financo la morte per lui
fu soltanto pretesto per essere: la sua ultima nascita.
Ma l’eroine d’amore se le riprende in sé l’esausta Natura
come se non ci fossero forze due volte,
per compiere questo. Hai cantato abbastanza
di Gaspara Stampa, che una qualche fanciulla
cui sfugga l’amato, all’esempio esaltato
di questa innamorata, senta: posso essere anch’io
come lei?
Tanto antichi dolori, non dovrebbero, ormai,
diventar più fecondi per noi? non è tempo che amando,
ci liberiamo dall’essere amato, lo reggiamo fremendo:
come la freccia regge la corda, tutta raccolta nel balzo,
per superarsi? Ché non si può restare, in nessun dove.

Voci, voci. Ascolta, mio cuore come soltanto i Santi
ascoltarono un giorno: il grande richiamo
li alzava dal suolo; ma essi, impossibili,
restavano assorti in ginocchio:
così ascoltavano. Non che tu possa mai reggere
la voce di Dio. Ma lo spiro ascolta,
l’ininterrotto messaggio che da silenzio si crea.
Ecco fruscia qualcosa da quei giovani morti e viene a te.
Dove entrassi tu mai nelle chiese
di Roma o di Napoli, non ti parlava pacato il loro
Destino?

O ti si imponeva una scritta, sublime,
come ieri la lapide in Santa Maria Formosa.
Che vogliono da me? Ch’io debba rimuovere lieve
quella parvenza d’ingiusto che turba un po’, talvolta,
il moto puro dei loro spiriti.

Rilke Duino Elegie (2)
Vista del castello

Certo è strano non abitare più sulla terra,
non più seguir costumi appena appresi,
alle rose e alle altre cose che hanno in sé una promessa
non dar significanza di futuro umano;
quel che eravamo in mani tanto, tanto ansiose
non esserlo più, e infine il proprio nome
abbandonarlo, come un balocco rotto.

Strano non desiderare quel che desideravi. Strano
quel che era collegato da rapporto
vederlo fluttuare, sciolto nello spazio. Ed è faticoso
esser morti;
quanto da riprendere per rintracciare a poco a poco
un po’ d’eternità. Ma i vivi errano, tutti,
ché troppo netto distinguono.

Si dice che gli Angeli, spesso, non sanno
se vanno tra i vivi o tra i morti. L’eterna corrente
sempre trascina con sé per i due regni ogni età,
e in entrambi la voce più forte è la sua.
Infine, non han più bisogno di noi quelli che presto la
morte rapì,
ci si divezza da ciò che è terreno, soavemente,
come dal seno materno. Ma noi, che abbiamo bisogno
di sì grandi misteri, quante volte da lutto
sboccia un progresso beato : potremmo mai essere,
noi, senza i morti?

Sarebbe vano il mito, che un giorno nel compianto di
Lino
la prima musica, ardita, pervase arida rigidezza,
e che sol nello spazio sgomento, a cui un fanciullo quasi
divino
ad un tratto e per sempre mancava, il vuoto entrò in
quella
vibrazione che ora ci rapisce e ci consola e ci aiuta.

(Rainer Maria Rilke – Elegie Duinesi, prima Elegia)


 

🎬 Video panoramico che ho girato dalla terrazza del castello di Duino


 

Rilke Elegie Duinesi
Elegie Duinesi (Rilke)

 


 

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