Gemelli: psicologia di un segno zodiacale “duale”, un’amplificazione junghiana

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Astrologia Jung Psicologia Gemelli

Psicologia e astrologia

In questo articolo inedito per il Jung Italia andremo a leggere un’approfondita disamina psicologica del carattere del segno zodiacale “gemelli”, scritto dallo psicologo Giuseppe Di Bartolo.

Non è un articolo di astrologia, ma di psicologia, dal momento che anche l’astrologia insieme alla religione e altre fenomenologie psichiche umane sono passibili di un esame psicologico.

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Una premessa: Jung e l’astrologia

(di Emanuele Casale)

Un accostamento (Jung-astrologia) che soprattutto in Italia è sempre abusato e strausato a sproposito, soprattutto da persone che non hanno mai studiato l’opera di Jung ma soltanto alcuni riferimenti sporadici o citazioni dal web o dal Jung Italia 😀 .

Jung studiò l’astrologia per “corroborare”, con dati statistici alla mano, il fenomeno di sincronicità. (cfr. “La sincronicità“)

È noto il suo “esperimento astrologico” statistico molto dettagliato riportato nel suo saggio sulla Sincronicità, con cui dimostrò per la prima volta nella storia una correlazione significativa tra l’astrologia e la personalità.

Leggiamo di seguito ciò che egli scrive:

[…] Non ho mai avuto l’intenzione di provare che le predizioni astrologiche sono vere: conosco sin troppo bene l’inaffidabilità dell’astrologia. […] Non m’importa affatto sapere se l’astrologia abbia o no ragione, ma solo a quanto ammonta la probabilità di quei dati che simulano una prova dell’esattezza delle predizioni astrologiche. (C.G.Jung – Opere Vol.18 – Lettere sulla Sincronicità)

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Jung utilizzò l’astrologia sia per rilevare i “quadri psicologici” di diversi pazienti e dunque aiutarsi nella terapia, sia per curiosità. Ma egli stesso affermò che dopo alcuni anni abbandonò tale arte (incluso l’I-Ching) in quanto non ne aveva più bisogno, lasciando intendere che ad un certo punto dell’integrazione della personalità, ovvero del processo di individuazione [approfondisci cliccando], tali strumenti andrebbero abbandonati.

Questo perché con l’andare avanti dello “sviluppo” della personalità e della conoscenza di sé e dell’altro, ad essere più importanti e cruciali sono altri fattori; ad essere più “potenti” di tali strumenti dovrebbero essere le facoltà intuitive del singolo, ovvero la funzione intuizione (cfr. Tipi Psicologici).

Premesso dunque che sia l’astrologia, sia l’I-Ching ed altre arti e strumenti mantici hanno una loro indiscutibile efficacia e funzionamento reale basato sul “principio” di sincronicità, tuttavia continuare ad affidarsi ad essi oltremodo è come abdicare all’integrazione delle proprie funzioni psichiche, a proiettarle ancora all’infuori, su tali strumenti.

Jung astrologia

In tali casi può scattare anche quella che venne definita da Melanie Klein identificazione proiettiva, ovvero quel naturale meccanismo psichico per cui inconsciamente si “trasferisce” sé, o parti scisse di sé, all’interno dell’oggetto (in tale caso l’astrologia, l’I-Ching, ecc.) al fine di possederlo e controllarlo. Da qui ne deriva poi un tipo di identificazione molto particolare…

Possiamo vedere tale configurazione psichica in tantissime personalità “astrologhe” del nostro tempo.

Riporto un estratto della dott.ssa Vivarelli dal suo bellissimo blog Masada:

Jung si rende conto benissimo che l’intera determinazione temporale nell’astrologia non corrisponde a nessuna costellazione astrale reale, perché l’equinozio di primavera nei millenni si è spostato indietro dall’Ariete ai Pesci, dunque anche la distribuzione delle case è fittizia, per cui, di regola, non si può fare un collegamento causale con le varie posizioni degli astri, ma secondo Jung l’astrologia ci dà una determinazione solo simbolica.

Restano le stagioni, che esercitano ugualmente influssi sul mondo delle piante e degli animali. (…) L‘astrologia, dunque, non è una scienza fondata sulla causa ma sulla sincronicità, corrispondenza tra eventi interiori ed esteriori.

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Di seguito una puntuale precisazione dell’amico e psicoterapeuta Alessandro Raggi:

La lettura di una carta astrale prima o dopo un percorso di psicoterapia è, senza mezze parole, una baggianata. Significa erroneamente “letteralizzare” (J. Hillman) la psiche e la sua dimensione mitica.

Ben altra cosa è studiare o comunque dare valore anche profondo alle discipline esoteriche dal punto di vista psicologico. Questo errore epistemologico è alla base dei numerosi fraintendimenti di molti, tra noi junghiani, che ci portano a farci immeritatamente deridere dai nostri colleghi psicoanalisti di altri orientamenti.

(di Emanuele Casale)

Gemelli Gemini Segni Zodiacali 3

Il segno zodiacale dei gemelli. Una lettura psicologica

(di Giuseppe Di Bartolo – Foligno)

 

Terzo segno dello Zodiaco: 21 maggio- 21 giugno. Segno d’aria, maschile doppio e sterile, dominato da Mercurio. Fusione e ritmo.

 

La vita scaturisce dall’azione dei contrari

Simbolismo

Il segno dei gemelli corrisponde al terzo mese della primavera: è l’affermazione definitiva del sole sulla natura, raggiungendo proprio il giorno di S. Giovanni Battista il massimo punto del cielo (giorno in cui gli alchimisti procedono alla raccolta delle piante cui attribuiscono proprietà particolari.)

Per analogia, le piante raggiungono la massima altezza; possiamo quindi dire che i Gemelli simbolizzano la conquista dell’aria da parte della vegetazione. In questo periodo dell’anno, le foglie sono più verdi e più vive; quest’ultimo scorcio di primavera esprime ampiamente la funzione della fotosintesi clorofilliana, analogicamente nel corpo umano, i Gemelli governano gli organi della respirazione e gli organi superiori della motilità.

Se l’Ariete è azione e il Toro reazione, i Gemelli sono diffusione e segnano il passaggio dall’essenza alla sostanza e la loro unione, l’incorporazione del principio alla materia e la loro fusione concettuale.

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Dalla psicoanalisi all’astrologia (André Barbault)

Sono di carattere mutevole, impressionabili come è impressionabile la natura in questo periodo; hanno una notevole vivacità di spirito e sono dotati di un’intelligenza brillante.

 

Inoltre, sono sottili ma non profondi, con una buona capacità di assimilazione; abili nel cambiare continuamente, si adattano con rapidità, modificando il loro atteggiamento in rapporto alle situazioni che si presentano.

Per poter inquadrare e comprendere meglio la natura dei Gemelli, è opportuno fare un breve raffronto con il suo segno opposto, il Sagittario.

Il sagittario simbolizza la legge di coordinazione gerarchica delle energie nell’ordine delle affinità elettive evolutive, condizione indispensabile delle unioni che mirano ad un’azione creativa. Così il simbolismo della coppia dei Gemelli-Sagittario contiene l’insegnamento del doppio carattere dell’unione creatrice.

I Gemelli rappresentano l’impulso evolutivo che agisce tramite l’inconscio, riflettendo il ritmo creatore nel quale si manifesta, dando come risultato la moltiplicazione produttiva del numero.

Il Sagittario rappresenta, al contrario, la sintesi che scaturisce dalla coordinazione cosciente, reintegrando gli elementi multipli nella forza unica del sovrasensibile.

La dualità dei gemelli si ritrova frequentemente nelle storie mitologiche; abbiamo così, per fare qualche esempio, oltre a Castore e Polluce, Romolo e Remo, Caino e Abele e molti altri.

La caratteristica comune è costituita dal fatto che uno dei due è destinato a morire.

Sintetizzando, quindi, i vari concetti fin qui espressi, possiamo dire che i Gemelli rappresentano i due aspetti della natura dell’uomo, l’anima e la personalità, l’uomo spirituale e l’essere umano attraverso cui l’entità spirituale funziona: Cristo incarnato nella materia, Dio operatore nella forma.

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Il Geroglifico

A proposito del simbolismo dei Gemelli, scrive Maria Senard:

“Si compone di due unità rappresentanti due linee perpendicolari, in quadrate in due linee orizzontali, esprimendosi così nel Tempo e nello Spazio (Toro).

L’integrazione elettro-magnetica dell’uno e del due (unità raddoppiata) genera il tre. Da questo trae origine la figura dei due triangoli equilateri che formano il simbolo di Salomone, simbolo della vita manifestata attraverso l’intersecazione dell’Essenza e della Sostanza.

 

Il mitologema dei Gemelli

Il segno dei Gemelli è collegato al mito dei Dioscuri, Castore e Polluce, figli di un’unica madre, ma nati ciascuno da due padri diversi.

Secondo la leggenda, infatti, Leda, moglie di Tindaro – re di Sparta – sarebbe stata sedotta da Giove che, presentandosi in forma di cigno, sarebbe riuscito a possederla mentre si bagnava nuda nelle acque di un fiume, ricorrendo allo stratagemma di fingersi inseguito da un’aquila, per avere il pretesto di rifugiarsi tra le braccia di lei.

Castore e Polluce
Castore e Polluce

In seguito al doppio rapporto con Tindaro e con Giove, Leda sarebbe stata fecondata da due forme di amore diverse, l’uno mortale e l’altro divino.

Dal duplice accoppiamento sarebbero state simultaneamente fecondate due uova, una di natura terrestre, da cui nacquero Castore e Clitemnestra, e l’altro di natura celeste, da cui furono generati Elena e Polluce.

Pur essendo gemelli, Castore e Polluce hanno quindi, almeno in parte, una diversa origine di sangue: il loro accoppiamento infatti non deriva soltanto da una somiglianza, ma anche da una diversità fondamentale, in quanto si basa sull’identità di sesso oltre che sulla comunanza della madre, ma al tempo stesso implica uno sdoppiamento ed un contrasto, che deriva sia dalla differenza di padre che dalla divergenza radicale di destino (la mortalità di Castore e l’immortalità di Polluce).

Il simbolismo del mito intrinseco alla nascita dei Gemelli sembra alludere ad altre analogie-antinomie strettamente connesse:

  • la doppia natura dell’amore, insieme celeste e terrestre, adultero e legale, adombrato dalla duplice relazione di Leda;
  • la somiglianza – conflitto tra la vita e la morte, indicato nel rapporto-contrasto tra Castore e Polluce;
  • l’attrazione-repulsione tra i due sessi, maschio e femmina, concepiti originariamente come frutto in un unico embrione, ma poi divisi per un atto di libera scelta, per ragioni di carattere storico-sociale (probabilmente il timore dell’incesto, e l’esigenza di una separazione temporanea tra uomo e donna nel periodo della crescita).
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Il tema centrale sviluppato dal mito dei Gemelli è, come nell’Ariete e nel Toro, sempre il tema dell’Amore, ma non più visto come impulso originario ancora indifferenziato, allo stadio di puro slancio vitale, come nel primo segno dello zodiaco, né come istinto di fecondazione allo stadio passivamente bestiale, come nel secondo, bensì come dialettica e riconciliazione degli opposti, al livello razionale cosciente nella forma sublimata e indiretta dell’amicizia.

Non a caso i gemelli sono il primo segno dello zodiaco in cui appare la forma umana, sia pure sdoppiata in un gioco apparentemente di specchi, per cui la differenza di sesso viene apparentemente rimossa in una coscienza relativamente ancora indistinta nella dualità, che sembra presupporre un’unità originaria o postulare, una identificazione finale, e l’amore stesso non si presenta più come istinto animalesco di riproduzione, ma viene trasfigurato e socializzato (e anche, sotto certi aspetti, mascherato e travestito) nella forma più blanda, durevole ed ambigua dell’amicizia.

In questo senso i Gemelli rappresentano un momento di pausa, che è insieme di ripiegamento narcisistico e di riflessione razionale, nella furiosa tempesta della passione cieca e dirompente scatenata dall’eros, per dar tempo all’umano di prendere forma sul bruto caos delle forze animali, ed acquistare coscienza di sé.

Paradossalmente, l’Io acquista il vero senso della sua identità, della sua differenza dall’altro, e quindi del suo rapporto distinto, con ciò che è diverso da sé non nel momento in cui soggiace alla violenza della libido che, in forma di cieca aggressione o di altrettanto cieca sottomissione, si identifica totalmente, senza residui, con l’oggetto stesso della sua passione, ma nel momento in cui stabilisce con un altro essere umano un rapporto affettivo che esclude in partenza l’irrompere delle forze irrazionali ed incontrollabili legate all’energia primaria dell’eros.

L’immagine dei due Dioscuri implica infatti un’unione, ma si tratta di un’unione sui generis, fin dall’inizio delimitata anziché favorita dalla stessa identità di sesso ed il cui carattere temporaneo e precario è sottolineato dalla radicale diversità di destino, immortale per l’uno e mortale per l’altro.

Più che l’amore, il rapporto tra i due Dioscuri, basato sull’appoggio reciproco nelle avversità e nei pericoli, e sulla emulazione nelle imprese di sport e di guerra, mette in risalto l’amicizia, con tutte le sue sfumature ambigue di associazione che nasconde una sotterranea rivalità ed opposizione.

In ambedue le figure dei “Gemelli” comunque predomina l’idea del controllo razionale dell’intelligenza sulla forza istintiva, o della fusione armoniosa dell’una o dell’altra attraverso l’abilità tecnica e la bravura.

Castore era raffigurato come invincibile domatore di cavalli, mentre Polluce era ritratto in forma di atleta pugilatore. In ambedue i casi è implicito il concetto della luce della ragione che domina sulla forza bruta dell’istinto, pur assimilandone però l’elemento positivo, piegando cioè con le facoltà della mente le energie selvagge della natura.

Campidoglio, Roma, Castore e Polluce Gemelli
Campidoglio, Roma, Castore e Polluce

Sia nel caso del cavaliere (Castore) che in quello del pugile, viene adombrata l’idea della lotta e della gara, ma in modo tale per cui essa non si presenta (come nel caso dell’Ariete) sotto forma di guerra aperta o frontale, né (come nel caso del Toro) di passiva acquiescenza di subdola invidia, bensì nella forma di una leale competizione, che può anche risolversi nell’associazione nell’abbraccio, senza tuttavia mai esaurirsi in una identificazione assoluta od una sopraffazione totale.

 

Dato poi che talvolta i Dioscuri erano raffigurati ambedue come due giovani cavalieri (immagine poi ripresa da Platone per significare con il concetto dell’auriga alla guida di due destrieri, l’armoniosa coesistenza tra ragione e passione nell’ambito della coscienza umana) è interessante sotto questo aspetto il rapporto dei Gemelli col segno opposto del Sagittario, rappresentato invece in forma di un centauro armato di freccia, in cui il torso umano si innesta e quasi si fonde completamente col corpo ferino.

Evidentemente la somigliante diversità delle due immagini archetipe allude a due stadi diversi della presa di coscienza del rapporto tra la ragione e l’istinto: mentre nei Gemelli prevale la sublimazione cerebrale, che rischia di scollare la mente dalle forze istintive per un eccesso di razionalizzazione o di artificiale scaltrezza, nel Sagittario invece la lucidità della mente raziocinante opera in perfetta consonanza con la fulminea spontaneità dell’intuizione, a rischio talvolta di operare in modo troppo brusco ed irreversibile, ma con il vantaggio di centrare più rapidamente il bersaglio.

Il fatto comunque che, secondo la leggenda, i due Dioscuri furono educati dal centauro Chirone, sembrerebbe alludere all’esigenza, già implicita nel segno dei Gemelli, di contemperare lo spirito critico e l’abilità diplomatica intrinseci al segno con la spontaneità della forza creativa.

L’educazione dei Dioscuri da parte di Chirone sottintende tuttavia un altro aspetto fondamentale del mitologema dei Gemelli: il distacco dai legami troppo stretto con la famiglia d’origine necessario per l’iniziazione ai rapporti sociali, che segnano il momento decisivo del passaggio dall’adolescenza alla maturità.

In questo senso, il mito dei Dioscuri simboleggia un momento preciso della vita: quello della prima giovinezza che è anche il primo albeggiare dell’intelligenza, in contrasto con l’emotività viscerale, quale si manifesta come giudizio critico, antagonismo e separazione rispetto ai genitori e come proiezione verso nuovi rapporti sociali, che si realizzano sotto forma di amicizia con i coetanei, compagni di gioco, di studio e di inserimento nella vita.

È il momento della “fraternitas intellectualis”, che nasce dalla compagnia e dalla affinità di interessi o di idee più che dall’attrazione fisica o dall’attaccamento sentimentale. È il momento magico dell’amicizia che precede, esclude, e talvolta ambiguamente si mescola con quello dell’amore, ma in cui l’amore rimane in qualche modo subordinato e quasi sacrificato, rispetto all’associazione che nasce per ragioni di interesse materiale o di pura curiosità intellettuale.

È il momento in cui Mercurio, governatore del segno – in quanto dio della giovinezza, dell’intelligenza, del commercio, della scienza, dell’educazione e della comunicazione sociale – predomina su Venere, dea della bellezza, dell’amore e del piacere, mentre Marte, dio della guerra aperta e spiegata, viene messo nell’ombra dal gioco sottile della diplomazia.

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I complessi psicologici nell’oroscopo (Liz Greene)

Secondo il mito, Castore e Polluce, che erano rappresentanti come due bellissimi giovani, nudi come gli atleti dei giochi olimpici, appoggiati l’uno sulle spalle dell’altro, parteciparono insieme a varie imprese, come la spedizione degli Argonauti, la caccia al cinghiale Calidonio, la lotta contro gli Aforidi, senza tuttavia mai impegnarsi a fondo, in modo univoco o continuo, in un solo obiettivo.

Questa perenne disponibilità a prove diverse e molteplici che implicano un’estrema mobilità e versatilità del corpo e della mente (a differenza dell’unico obiettivo quasi monomaniaco di conquista che caratterizza il mito dell’Ariete e d il lento sforzo di liberazione dal profondo che monopolizza tutte le energie vitali del Toro) mette in risalto, insieme ai tipici connotati di Mercurio, anche le esigenze dominanti nel periodo della formazione giovanile, che consistono in un’estrema flessibilità di movimento e rapidità di attenzione in un esercizio continuo, quasi sperimentale dell’intelligenza a confronto con situazioni nuove e continuamente diverse, piuttosto che in una concentrata forza d’urto e d’attacco o in una tenace capacità di resistenza e di durata.

In un senso più vasto, il mitologema dei gemelli, mettendo l’accento su ciò che i King chiamano la “compagnia tra gli uomini”, cioè la collaborazione, il sostegno reciproco, la molteplicità delle esperienze condivise in comune con gli altri, non si limita tuttavia ad esprimere un momento particolare della vita, ma ne esalta anche una caratteristica permanente ed universale, quella della socievolezza, dello scambio, della cooperazione, della sperimentazione senza soste, della solidarietà senza confini.

Il pericolo della superficialità e della dispersione, e persino della doppiezza e dell’ipocrisia, che è intrinseca a questo atteggiamento della vita, rappresentante il risvolto negativo di Mercurio, è ampiamente compensato dalle sue virtù positive di sottigliezza e spregiudicatezza di giudizio, ingegnosità e versatilità di risorse, sincera sete di conoscenza e spontaneo slancio di solidarietà.

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I nostri simboli interiori. Introduzione all’astrologia umanistica e psicologica (Lidia Fassio)

Anche il momento dell’amicizia, non meno di quello dell’amore, ha tuttavia il suo limite tragico, che neppure la più sagace astuzia o la più scaltrita arte diplomatica riescono ad evitare alla fine.

Secondo il mito, Castore muore infatti ucciso da Ida, nel corso di un’impresa compiuta insieme al fratello Polluce. La morte di uno dei Dioscuri potrebbe essere interpretata come la fine inevitabile di ogni amicizia, che coincide simbolicamente con la fine stessa dell’adolescenza o che cessa, per l’inevitabile prevalere di un amico sull’altro, quando, all’atteggiamento iniziale di solidarietà e di fusione di intenti succede un atteggiamento di divisione o di rottura.

Tuttavia, più che di una fine irreversibile, in questo caso si tratta di un mutamento del rapporto, nel senso della maturazione e dello sviluppo.

Infatti Giove, non solo punisce duramente Ida che ha causato la morte di Castore, ma dietro le implorazioni di Polluce, che non si rassegna ad esistere senza l’amato compagno, accetta la sua proposta, cioè di concedere ad ambedue di continuare a vivere insieme, dividendo in parti uguali il privilegio dell’immortalità. Grazie alla rinuncia, compiuta volontariamente da Polluce, di parte della sua natura divina immortale, per farne godere il fratello, i due Gemelli possono quindi essere di nuovo ricongiunti vivendo ambedue un giorno all’Olimpo ed un giorno nell’Ade.

Il mito indica qui fin troppo chiaramente che nessun rapporto umano, non solo d’amore, ma nemmeno d’amicizia, può sopravvivere a lungo se non c’è, da una parte o dall’altra, un atto di sacrificio, che permetta di trasformare la temporanea attrazione in una unione imperitura.

Ma al tempo stesso, sembra adombrare un’altra verità forse più amara: che anche le amicizie più leali e generose implicano un alternarsi di luce e di ombra, di gioia e di dolore, di celeste esaltazione di sotterranea ostilità.

Il mito dei Gemelli rimane quindi fino all’ultimo legato alla sua radicale ambiguità, che è poi l’ambiguità stessa della natura e del destino umano.

Se, infatti, da un lato la parte finale del mito pone ancora una volta l’accento sull’elemento dell’inseparabilità e dell’attaccamento sincero che esiste nell’amicizia, e sulla sua capacità di superare anche i più insanabili contrasti, fino al punto di vincere persino la morte, d’altro canto ci ricorda che pure la forza dell’amicizia può vincere del tutto le forze avverse dell’Ananke e del Fato, e che la sua realizzazione deve essere pagata a prezzo di una volontaria rinuncia, di un sacrificio fatto al principio dell’individualità.

Solo abdicando spontaneamente alla sua pretesa di immortalità, cioè al sogno demoniaco di superare da solo i limiti della condizione umana; solo rinunciando, almeno in parte, alle richieste egemoniache ed esclusiviste dell’Io nella sua illimitata volontà di potenza; solo temperando la cieca istanza di sopraffazione che, anche nella forma più temperata dell’amicizia, costituisce il sottofondo sadico e distruttivo (etero ed autodistruttivo) dell’eros, l’individuo può raggiungere la sola forma di immortalità che gli è veramente connessa: quella di condividere con l’altro da sé (con il suo se stesso separato) l’ambivalente totalità dell’esperienza, nella sua alternanza di luce e di tenebra, di felicità e di disperazione.

Castore Polluce. Dioscuri
Castore Polluce. Dioscuri

Il mito dei Gemelli, nel suo tentativo estremo di conciliare dialetticamente gli opposti, di ricomporre in unità la lacerazione profonda, originaria e metafisica dell’io, va potenzialmente oltre la stessa ambivalenza che lo sottintende, proiettando sul piano cosmico la contraddizione psicologica che è all’origine stessa del problema.

Su un piano strettamente empirico, infatti, il mitologema dei Gemelli si limita a registrare una precisa esperienza psicologica, in se stessa contraddittoria: l’unione nelle divisioni, o la divisione nell’unione, che implica l’appoggio reciproco in una lotta comune, ma sottintende al tempo stesso l’emulazione, il contrasto e la frattura che mina all’interno anche la più stretta leale alleanza.

Su un piano mistico-esoterico, indica però anche la possibilità di superare questa ambivalenza stessa, purché l’uomo sia in grado di prendere coscienza di questa apparente contraddizione, accettando la complementarietà e la interdipendenza degli aspetti opposti (ma anche profondamente simili) del reale.

I due Dioscuri, infatti, non simboleggiano soltanto nella loro duplicità il rapporto tra l’Io e l’altro (che in questo caso particolare è visto come rapporto tra fratello e fratello, tra amico ed amico, e che si può estendere simbolicamente a qualsiasi tipo di coppia, maschio-femmina, amico-nemico), ma anche, in un senso più profondo, il rapporto tra conscio ed inconscio, tra animus ed anima, tra la parte individuale ed egoistica a quella sociale e comunitaria dell’Essere in sé.

Se è vero, come afferma il Levy-Bruhl, che nei popoli primitivi l’idea dell’anima come realtà individuale è indecisa ed incerta, e tende a perdere in contorni della sua identità particolare per confondersi con l’anima collettiva della tribù o risolversi nello spirito (o negli spiriti) della natura, anche nei popoli civilizzati permane, malgrado le apparenze, una connessione – talvolta armonica, ma più spesso conflittuale – tra la coscienza individuale e l’inconscio collettivo.

Se questo conflitto non ci fosse, se l’Io si risolvesse completamente nella sua identità razionale e cosciente, nel senso di un accento sull’individualismo e sul cerebralismo esasperato, l’uomo sarebbe soltanto un mostro di egoismo e di cinismo spietato.

Paradossalmente, quindi, il segno dei Gemelli, che pone l’accento sul momento razionale, cosciente dell’esistenza, finisce per sottolineare l’indispensabile complementarietà dell’irrazionale dell’inconscio che deve essere armonizzato con la coscienza e la razionalità.

Nel segno zodiacale in cui sono stato tramutati i due Gemelli dopo la loro vicenda terrena, i Dioscuri si identificano con due stelle che si alternano reciprocamente all’orizzonte, per cui quando una appare nel cielo, l’altra scompare. Anche in questa immagine archetipica si può scorgere il simbolo delle fasi alterne e complementari di ogni forma di amicizia (o di unione, compresa quella sessuale) che non può mai realizzarsi in perfetta armonia, ma implica in qualche modo un alternarsi dei ruoli, un susseguirsi dei ritmi, un controbilanciarsi alterno delle due stelle significa la dualità-unità dell’universo e della stessa psiche, in cui la fase luce-ombra, veglia-sonno, vita-morte coesistono in un alterno e precario equilibrio di forze.

Questo concetto della complementarietà viene espresso in forma anche più evidente in un’altra leggenda legata al mito dei Dioscuri, quella dei due fuochi sconosciuti che, durante l’impresa degli Argonauti, si posarono simultaneamente sul capo di Castore e Polluce quando i naviganti furono colpiti da una violenta burrasca al levar dell’ancora dal promontorio Sigeo, segnando l’immediato ritorno della bonaccia sula mare.

L’improvviso cessare della tempesta all’apparizione dei fuochi simboleggia l’armonia e l’unione di intenti che sono necessarie per la realizzazione di qualsiasi impresa, mentre l’apparizione di un fuoco solo (il fuoco di Elena) era interpretato dai marinai come segno di maltempo, in quanto era visto come un segno di una volontà singola che implicava discordia e divisione.

Lo zodiaco applicato alla psicologia (Marceline Senard)
Lo zodiaco applicato alla psicologia (Marceline Senard)

Sul piano più strettamente politico, rispetto alla società primitiva, che deve far affidamento sulla guida di un capo-pioniere, capace di aprire coraggiosamente la strada, rappresentata dal mito di Giasone nell’Ariete, e dalla società ancora arcaica, immobile e conservatrice, fondata sui rapporti gerarchici, espressa dal mito di Minosse e del Minotauro nel segno del Toro, il mito dei Dioscuri nei gemelli corrisponde ad un tipo di società commerciale ed industriale, fondata sul rapporto dinamico di scambio e di associazione produttiva, e su un sistema democratico e pluralista di governo.

L’acquisizione della ricchezza non è vista nei Gemelli come un’avventurosa conquista compiuta a prezzo di uno sforzo coraggioso, e persino eroico, ma anche rischioso e talvolta insensato contro le forze avverse della natura e dell’ambiente (Ariete) e neppure come una pura accumulazione dei beni basata su un processo iteratorio di coltivazione, legato ai ritmi lenti della natura, come passiva attesa dei frutti della terra, che finisce per tramutarsi in pesante schiavitù (Toro), bensì come risultato di dinamico scambio di idee, movimento rapido di merci e di danaro, invenzione e riproduzione di nuovi oggetti di consumo fondata sulla volontaria associazione delle forze e la convergenza di interessi comuni.

Pur esistendo perfettamente autonomi nella loro individualità particolare, i Gemelli si trovano associati insieme su un piano di interdipendenza che esalta la loro solidarietà senza deprimerla in uniformità dittatoriale.

Nel segno dei Gemelli l’uomo acquista coscienza della complessità e contraddittorietà, ma anche dell’analogia e della similarità esistente tra i vari aspetti del reale e tenta di riconciliarli in una specie di concordia-discordia, che implica la coesistenza, almeno temporanea, degli opposti.

Gemelli Gemini Segni Zodiacali 4

Il mitologema dell’androgino e il complesso della “coincidentia oppositorum”

Il simbolismo dei Gemelli ci riporta ad un altro mitologema: quello dell’Androgino.

Se i Gemelli rappresentano le due parti di una stessa cosa, cioè sempre le paia degli opposti, o meglio tuto ciò che è yang (nel suo significato originale che è il lato della luce), e yin (il lato dell’ombra), sono anche le due metà dell’uovo del Mondo, assimilato rispettivamente al Cielo e alla Terra.

Questi emisferi erano appunto raffigurati dai greci dalle acconciature rotonde dei Dioscuri che sono le due metà dell’uovo di Leda, cioè dell’uovo di cigno, che come pure l’uovo di serpente, rappresenta l’uovo del mondo.

Sono anche per ogni essere, e sempre in virtù dell’analogia del “microcosmo”, con il “macrocosmo”, le due metà dell’androgino primordiale, in genere descritto simbolicamente come forma sferica.

A questo proposito ricordiamo il “Simposio” di Paltone nel quale, attraverso le parole di Aristofane, vengono descritti i tre sessi, fra i quali l’androgino che veniva rappresentato nella sua forma sferica, rappresentante la Luna, e di cui la maggior parte dei commentatori moderni ha il torto di disconoscerne il valore simbolico.

La forma sferica è quella, quindi, dell’essere completo che è virtualmente nel germe originale e deve essere ricostituito nella sua pienezza effettiva al termine dello sviluppo ciclico individuale.

Anche Leone Ebreo, nei suoi dialoghi d’amore, aveva tentato di riallacciare il mito dell’androgino di Platone alla tradizione biblica della caduta, interpretata come una dicotomia del’uomo primordiale.

Per Scoto Aurigema, la divisione dei sessi fu la conseguenza del peccato, ma avrà termine con la riunificazione dell’uomo a cui seguirà la riunione escatologica del mondo terrestre con il Paradiso.

 

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Incontro con l’Androgino. L’esperienza della completezza sessuale (Elemire Zolla)

Il Cristo avrebbe anticipato questa reintegrazione finale. L’Androginia è parimenti attestata nel Vangelo di Tommaso, dove Gesù, volgendosi ai suoi discepoli, dice loro:

“Quando dei due voi farete uno, quando farete il dentro come il fuori e il fuori come il dentro, e l’altro come il basso, quando farete del maschio e della femmina un solo essere, sì che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina, solo allora voi entrerete nel Regno”.

Anche nel vangelo di Giovanni l’androginia viene annoverata fra le caratteristiche delle perfezione spirituale.

Infatti divenire “maschio e femmina” o non essere “né maschio né femmina” sono espressioni plastiche attraverso le quali il linguaggio cerca di descrivere la metanoia, la “conversione”, il rovesciamento totale dei valori.

Nel “Discorso Perfetto”, Ermete Trismegisto rivela ad Asclepio che

“Dio non ha un nome o, piuttosto, li ha tutti, poiché è insieme Uno e Tutto. Infinitamente ricco della fecondità dei due sessi, Egli genera sempre tutto ciò che si propone di creare”.

E allo stupore di Asclepio, Trismegisto risponde: “Si, Asclpeio, e non solo Dio, ma tutti gli esseri animali e vegetali”.

A questo proposito dice Mircea Eliade:

“I miti rivelano che all’origine, il illo tempore, esisteva una totalità compatta e che questa totalità è stata divisa o fratturata affinché il mondo o l’umanità potessero crescere.

All’androgino primordiale, soprattutto all’Androgino sferico descritto da Platone, corrispondono, sul piano cosmico, l’Uovo cosmogonico o il Gigante antropocosmico primordiale”.

Questi miti ci rivelano, infatti, la nostalgia di una totalità primordiale perduta ed anzitutto una profonda insoddisfazione dell’uomo per la sua situazione attuale, per quella che viene chiamata cioè la “condizione umana”. L’uomo si sente lacerato, diviso.

Da un certo punto di vista, si potrebbe dire che numerose credenze, implicanti la riunione dei contrari, la totalizzazione dei frammenti, tradiscano la nostalgia di un Paradiso perduto, la nostalgia di uno stato paradossale nel quale gli opposti coesistono senza però contrastarsi e dove la molteplicità rappresentata quello degli aspetti di una misteriosa unità.

Coniunctio Oppositorum Alchimia unione

Possiamo quindi, per quanto ci riguarda, concludere affermando che i mitologemi che riguardano il segno zodiacale dei Gemelli, ci rivelano una problematica ricorrente, non solo per quelli governati da questo segno, ma anche per il genere umano.

Si tratta di un vero e proprio complesso: quello della “coincidentia oppositorum”, in cui i sentimenti suscitati sono massimamente ambivalenti: da una parte, l’uomo è dominato dal desiderio di sfuggire alla sua situazione particolare e di reintegrarsi in un modo transpersonale di essere, e dall’altra parte è paralizzato dalla paura di perdere la propria “identità” e di “dimenticare se stesso”.

In fondo è proprio il desiderio di ritrovare questa unità perduta a costringere l’uomo a concepire gli opposti come aspetti complementari di una realtà unica.

Così il mistero della totalità esprime lo sforzo dell’uomo per raggiungere una prospettiva nella quale i contrari si annullino, lo Spirito del male si riveli come incitatore del Bene, i Demoni appaiano come l’aspetto notturno degli dei.

Non è un caso che Goethe abbia cercato per tutta la vita di stabilire la vera funzione di Mefistofele, la prospettiva nella quale il Demone che nega la vita, appare essere, paradossalmente, il suo più prezioso ed infaticabile collaboratore.

FINE.


 

 

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