W.R.Bion – “C’è una qualche scintilla sulla quale si possa soffiare fino a che diventerà una fiamma…” Estratto da un seminario

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Nel Centro ricerche di gruppo Pollaiolo, a Roma, Bion fu ospite nel 1977. Da un quaderno redatto nel 1989, redatto durante la rilettura del suo seminario romano, ci torna la sua voce. Durante lo stesso seminario, un analista accoglie successivamente l’invito a parlare delle proprie difficoltà nel lavoro e racconta di un paziente che dopo due anni d’analisi si ammala di una forma mortale di leucemia, della quale è informato solo in parte. Bion, al quale chiede come affrontare questa situazione, risponde:

«Per quanto mi riguarda, visto che non ci posso far niente, né la nascita né la morte mi interessano particolarmente; la gente nasce e muore, io stesso sono nato e muoio, sono eventi che non hanno la minima importanza, non sono nemmeno delle malattie. […] …Io posso dire che la sua morte non mi interessa più di quanto mi interessi la sua nascita; ma quel pezzettino piccolo tra nascita e morte, quello sì mi interessa. […] Ora, guardando questo particolare paziente, viene detto che sta morendo. Di nuovo, questo non m’impressiona, perché stiamo tutti morendo, visto che in effetti siamo vivi. Ma mi interessa se la vita e lo spazio che rimangono sono tali che valga la pena di vivere o no. […] …C’è qualche scintilla sulla quale si possa soffiare fino a che diventerà una fiamma, così che la persona possa vivere quella vita che ha, per così dire, nella banca? » (Bion)

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