«Tradire la propria solitudine è tradire se stessi» (di Aldo Carotenuto)

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solitude«…e tradire la propria solitudine può rivelarsi estremamente pericoloso (…).
Si cerca un altro, un punto esterno a noi, per soffocare la tristezza, per avvolgere la solitudine: prevalgono la paura e l’ansia… […] Non c’è nulla di patologico nel cercare incoraggiamento nell’amicizia e nell’amore degli altri, direi anzi che si tratta di una manifestazione di piena salute; è di altro, però che stiamo parlando, dell’incapacità totale di fondare la propria esistenza intorno a un centro interiore e della compulsione a riempire sempre il proprio vuoto con punti di riferimento esterni, siano essi gli altri, il lavoro, le droghe e ogni altra forma di ‘addiction’. Il tradimento che questo modo di vita sottende si caratterizza come duplice: in primo luogo viene tradito il pianto dentro di noi, il pianto che si sforza penosamente di comunicarci qualcosa, proprio come un bambino inascoltato; in secondo luogo vengono traditi gli altri, quelli cui ci rivolgiamo per farci “riempire” un po’: in questo caso infatti per noi interessante è non tanto l’altro, con la sua umanità, ma il fatto che egli ci posa gratificare con la sua prestazione di presenza. (…) Ci interessa soltanto (…) soverchiare la tristezza con il rumore.»
(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani, p.65)

«E’ importante avere sempre un contenuto da portare in un rapporto, e spesso lo si trova nella solitudine.» (Jung)

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Fondatore del Jung Italia. Psicologo Clinico. Originario di Salerno, vivo a Roma. Fin dall'età di 14 anni ho iniziato ad interessarmi alla filosofia occidentale e orientale e all'età di 17 anni scopro Jung. A 21-22 anni iniziano le mie attività di pubblicazioni tramite riviste di psicologia e interventi in qualità di ospite o relatore presso convegni e seminari di psicologia. Nel 2012 conosco in Svizzera uno dei nipoti di Jung, e l'anno successivo mi concede un'intervista speciale in occasione della presentazione del "Libro Rosso" alla biennale di Venezia. Attualmente collaboro e lavoro come psicologo o studioso indipendente con associazioni, riviste scientifiche, scuole di psicoterapia e con diversi autori dell'ambito accademico e non. I miei studi d'approfondimento vertono sugli sviluppi odierni relativi alla psicologia complessa (analitica) e sulle ricerche inerenti il versante "Psiche e Materia".

4 Commenti

  1. Davvero mi sono commosso leggendo… mi sono visto in mezzo a questo passaggio, mi sono visto nei tentativi di aggrapparsi a qualcosa per non vedere la solitudine interna… tutto preso dal “tradire” il piano dentro di me… e lasciarlo fluire l’ho sentito un inizio di liberazione…
    Grazie

  2. QUANDO LA SOLITUDINE

    Quando la solitudine mi aggancia
    e la tristezza gli sta dietro a ruota
    ripenso ai tanti affetti che ho perduto
    la mia condotta impudica analizzo.

    Luci improvvise appaiono nel buio
    a illuminare l’archivio dei ricordi
    dove tace Speranza e non è morta,
    come nel letto di un agonizzante.

    Ed i pensieri turbinano incostanti,
    tra vita e morte corrono affiancati
    il sole arrossa tutto l’orizzonte
    ma vedo solo buio oltre il tramonto.

    Nuvole nere coprono il bagliore
    d’un sole che non è più risplendente
    come un mantello che copre la mente
    gli occhi nasconde e da travaglio al cuore.

    Salvatore Armando Santoro
    (Donnas 2.12.2015 – 13,01)
    http://www.poetare.it/santoro4.html

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