C.G.Jung e il suo rapporto con la RELIGIONE. Psicologia e religione.

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Immagine tratta dal "Libro Rosso" di Jung
Immagine tratta dal “Libro Rosso” di Jung

🖋️ «Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste.»

(Jung, tratto da “Jung parla. Interviste e incontri“)

«Jung (…) definisce anche la sua posizione rispetto alle religioni. (la parola che userà in questo contesto sarà – in latino – “religere”).

Questa parola è latina, perché si tratta di segnare chiaramente la distanza nei confronti del lessico, e quindi della posizione, dei Padri della Chiesa, che invece parlano di “religare”. Il loro “religare” significa infatti esplicitamente che essi cercano e tendono a “ri-legarsi”, a “legarsi di nuovo”, a “riallacciarsi” – ma a che cosa? a chi? – Per loro, ovviamente, a Dio prima di tutto, il Dio della loro fede e delle loro credenze.

Jung invece attinge il suo religere, o relegere, da una fonte del tutto diversa, poiché lo trova espressamente in Cicerone, in cui significa “osservare, considerare, riconsiderare riflettere” (re-legere), ossia dedicare tutte le proprie cure e al tempo stesso un’attenzione aperta e interrogativa a un avvenimento che sopraggiunge, a un’azione intrapresa o alla condotta della vita.

L’etimologia è molto diversa, anche il contesto lo è, e la prospettiva ancor di più. Con questo relegere di Cicerone che Jung predilige, al quale tiene fortemente, ci si ritrova in un modo di procedere del tutto empirico (…)»
(IL MUSERO IMMAGINARIO DI C.G.Jung – di Christian Gaillard, Edizioni Moretti e Vitali, p.15)

«Religione significa sottomissione e dipendenza di fronte ai dati irrazionali dell’esperienza.»
( Jung)

🖋️ « (…) la psicologia analitica in rapporto alla religione. Anche questa può sembrare una discussione più o meno teorica, ma in realtà è sommamente pratica, dato che gran parte dei conflitti e problemi dei nostri pazienti si rivelano problemi di crisi spirituale e, nel senso più ampio della parola, religiosa.
 
Il termine “religioso” è utilizzato qui per comprendere quell’impulso autentico e irriducibile dell’uomo che lo spinge a trovare una risposta alla domanda circa il significato e il valore spirituale della sua vita.
 
Bisogna dire che la psicologia, nei suoi aspetti puramente analitici e riduttivi – e in primissimo luogo la psicoanalisi – troppo spesso non è riuscita a riconoscere e ad affrontare la realtà di questo problema. Invece di comprendere l’autenticità e l’intensità della spinta religiosa dell’uomo, una psicologia che ha frainteso le proprie funzioni e i propri compiti e che ha cercato di limitare la psiche umana a moti puramente personali e, nel senso stretto del termine, istintuali, ha tentato di ridurre la religione a un “meccanismo di fuga”.
 
L’autentico e irriducibile impulso spirituale religioso è stato così ridotto a un aspetto particolare del “romanzo familiare”, e Dio a un’immagine dilatata del padre personale.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica,1972)
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