“Per giudicare Jung si devono fare prima i compiti a casa e conoscere di cosa si stava occupando”

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«…Le ho dato un libro di Ernest Jones su Freud affinchè si faccia un’idea delle sciocchezze che si dicono su di me. Non deve avere timore: mi sforzerò di fare il possibile per eliminare qualsiasi tentativo di fare di me un filosofo.»
(Jung in una lettera a Cary Baynes – 30 Novembre 1953 – Carte Baynes)

“Come sanno molti suoi esegeti, è possibile braccare Jung ma assai difficile afferrarlo.”
(di Augusto Romano, pubblicato come Saggio introduttivo a C.G.Jung, Seminario sui sogni, Bollati Boringhieri, Torino 2003)

«Si, mia carissima, mi hanno abbastanza diffamato, deriso e annientato con le critiche e pertanto mi tengo le mie rune e tutte quelle ideuzze sottili e pallide, che ho lasciato appena trasparire nel lavoro sulla libido […]. Non rivelo il mio segreto per lasciarlo irrazionalmente calpestare […].»
(Da una lettera di JUNG a Sabina Spielrein del 10 Ottobre 1917)

«…Jung, comunque, sapeva di essere solo a contrapporsi, in modo compensatorio, alla corrente del tempo, e riteneva addirittura possibile che la sua opera e il suo pensiero potessero essere totalmente dimenticati (come è avvenuto per esempio per Maestro Eckhart) per essere forse riscoperti dopo qualche secolo. Ciò lo rattristava, ma non lo smuoveva dalla sua convinzione. Sapeva di avere dalla sua, nonstante la solitudine, un misterioso e potente alleato: lo spirito ancora inconscio dei tempi a venire.»
(Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.254)

“Nell’assemblea il saggio parla una volta sola; se non è ascoltato, si ritira nelle sue terre.”
(vecchio proverbio cinese citato spesso da Jung)

Un uomo, un medico, uno psicologo, e infine un saggio, che con la mescolanza delle sue ombre e delle sue luci ha lasciato un tesoro per l’Occidente e per il mondo di cui ancora non se ne comprendono i confini in campo scientifico e culturale e da cui si destano oggi le maggiori ricerche di frontiera sull’uomo e sulla “Psychè”.
(C.G.Emanuele)

“Che la gente si legga i libri, perbacco, anche se sono dei libroni,purtroppo!” (C.G.Jung – Jung Parla, p.437)

«Lo sa chi legge i miei libri? Non certo gli accademici, oh no, quelli credono di sapere già tutto. No, sono le persone comuni, spesso gente molto umile.»

«Nel 1944 Jung si chiedeva: “Perché non si leggono coscienziosamente i miei libri? Perché si trascurano i fatti?”. Davvero, perché?»
(Fine del libro di Sonu Shamdasani – Fatti e artefatti su C.G.Jung… – Magi Edizioni 2004, (1998), p.137)

«La psicologia analitica costituirebbe (…) la prima linea di difesa contro l’indicazione mentale al culto.»
(Sonu Shamdasani – Fatti e artefatti su C.G.Jung… – Magi Edizioni 2004, (1998), p.103)

«Per dirla tutta – negativamente – su Jung, si deve comunque guadagnarsene l’autorità. Forse è un pazzo, un ciarlatano, un bastardo totale. Per avere il diritto di esprimere simili giudizi, però, si devono fare i compiti a casa, molto lavoro su di sè ed essere perlomeno in una posizione tale da saper valutare ciò di cui si stava occupando. Non si stava certo occupando di totali assurdità, come alcune persone sono abbastanza sciocche da supporre e a molte altre piacerebbe credere.
(…) Proponiamo questo libro come contributo al ricordo, platonico e freudiano, all’indulgenza, alla pacificazione e – anche – alla celebrazione di un grande spirito umano, che non è stato un santo e non è stato un porco, ma un inguaribile uomo. Come dicono i messicani: un uomo è raro.»
(R.D.Laing e Nameche – Jung e le persone, uno studio su genio e follia)

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