Estratti di Schopenhauer: “Assecondare il proprio carattere” 1

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schopenhauer
“Appena superata la pubertà, avevo già capito quale fosse la mia posizione nel mondo e rispetto al mondo con sufficiente chiarezza per applicare alla mia condotta di vita il detto di Chamfort: C’è una saggezza superiore a quella che di solito è chiamata con questo nome, essa consiste nell’assecondare arditamente il proprio carattere, accettando con coraggio gli svantaggi e gli inconvenienti che può provocare.” (Schopenhauer – L’arte di conoscere se stessi)

“Già nella mia prima giovinezza, osservando me stesso ho notato che mentre tutti gli altri aspiravano a beni esteriori io non dovevo mirare a questo. Serbo infatti in me un tesoro che ha un valore infinitamente superiore a ogni bene esteriore, e si tratta soltanto di portarlo alla luce: ma le prime condizioni per farlo sono l’educazione spirituale e il tempo libero a completa disposizione, quindi l’indipendenza.” (Schopenhauer – L’arte di conoscere se stessi)

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Fondatore del Jung Italia. Psicologo Clinico. Originario di Salerno, vivo a Roma. Fin dall'età di 14 anni ho iniziato ad interessarmi alla filosofia occidentale e orientale e all'età di 17 anni scopro Jung. A 21-22 anni iniziano le mie attività di pubblicazioni tramite riviste di psicologia e interventi in qualità di ospite o relatore presso convegni e seminari di psicologia. Nel 2012 conosco in Svizzera uno dei nipoti di Jung, e l'anno successivo mi concede un'intervista speciale in occasione della presentazione del "Libro Rosso" alla biennale di Venezia. Attualmente collaboro e lavoro come psicologo o studioso indipendente con associazioni, riviste scientifiche, scuole di psicoterapia e con diversi autori dell'ambito accademico e non. I miei studi d'approfondimento vertono sugli sviluppi odierni relativi alla psicologia complessa (analitica) e sulle ricerche inerenti il versante "Psiche e Materia".

1 commento

  1. Grazie! Mi viene in mente questa poesia di Edgar Allan Poe:

    Solo

    Fin dall’ore dell’infanzia non fui mai
    Simile agli altri, mai vidi le cose
    Come gli altri le vedevano, né seppi
    La mia passione trarre da una comune fonte,
    Dalla stessa sorgente non presi il mio dolore,
    Sulle stesse tonalità non ho potuto
    Risvegliare alla gioia il mio cuore,
    E tutto quel che ho amato, da solo io l’ho amato,
    Allora, nell’infanzia, agli albori .
    D’un’esistenza in tempesta, dal fondo
    D’ogni bene e d’ogni male fu attinto
    Il mistero che ancora mi lega,
    Dal torrente o dalla fontana,
    Dal pendio rosso del monte,
    Dal sole che mi girava e rigirava attorno
    Nel suo autunno d’oro tinto,
    Dal lampo del cielo
    Che in volo mi passava e ripassava accanto,
    Dal tuono e dalla tempesta,
    E dalla nube che (azzurro
    Era il resto del cielo) in demone
    Si trasformò ai miei occhi.

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