Quanto e quando siamo realmente “coscienti” e “individui”? (estratti da Gerhard Adler)

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«Anche se per la maggior parte del tempo sembriamo agire da esseri umani che hanno “piena coscienza” delle loro azioni, ciò nondimeno siamo guidati in larga misura da motivazioni “inconsce” ossia da impulsi di cui non siamo consapevoli; e benchè in apparenza possiamo apparire come personalità più o meno chiaramente definite, ciò nondimeno inconsciamente ci identifichiamo con certe circostanze o con altre persone, per cui non siamo affatto “individui” indipendenti. Essere un individuo, possedere un’individualità, implica essere distinto dagli altri; “l’individuo psicologico è caratterizzato dalla sua psicologia particolare e, sotto un certo aspetto, irripetibile” (Jung – Tipi Psicologici).

 
Benchè ognuno possegga in potenza tale individualità, in realtà occorre la consapevolezza delle proprie caratteristiche specifiche, della propria “irripetebilità”, prima che l’individualità si costituisca stabilmente. Finchè non divento cosciente della mia psicologia, sono indotto a “proiettarla sugli altri o sulle cose.
Il processo di proiezione è uno dei meccanismi psichici fondamentali. E’ particolarmente evidente nella psicologia dei primitivi (e dei bambini), fra i quali, ad esempio, rappresenta il fondamento della credenza negli spiriti; certi fatti psichici, come paure o desideri, non sono sperimentatati dall’uomo primitivo come parte della propria psiche ma sono proiettati sull’ambiente circostante e oggettivati come demoni o spiriti cattivi. Il primitivo quindi (e il bambino) si identifica in larga misura col suo ambiente, perché questo contiene parti considerevoli della sua psicologia. Quel che è valido per l’uomo primitivo lo è anche, in grado minore, per l’uomo civile, nella misura in cui egli è ancora “non cosciente” dei contenuti della propria psiche. Da un lato la proiezione è inevitabilmente il primo passo verso la coscienza, perché ogni cosa in noi, di cui non siamo coscienti, è proiettata, per cui è mediante la proiezione che ci troviamo inizialmente di fronte a un contenuto psichico interiore. D’altro lato, fino a quando non compiamo il passo successivo, fino a che la proiezione non è ritirata dall’’oggetto nel soggetto, lo stato di proiezione rappresenta un pericolo per l’equilibrio e la stabilità psichica, poiché è uno stato in cui la psiche umana è scissa in oltre parti e rimane, più o meno, legata al proprio ambiente. (…) In ogni caso di proiezione il risultato è una specie di affascinazione, in virtù della quale rimaniamo legati alle parti della nostra psicologia che abbiamo proiettate. (…) Un esempio tragico della proiezione d’Ombra (ossia del lato “oscuro” e inferiore della nostra psicologia) è rappresentato dall’ossessione dei nazisti nei riguardi degli ebrei; un esempio della proiezione del Salvatore invece è il potere quasi divino con cui fu investito il “Fuhrer”. Risalendo di alcuni secoli, i processi alle streghe offrono un altro convincente esempio tanto della proiezione dell’Ombra quanto della proiezione dell’Anima; in questo caso gli uomini avevano proiettato nella strega il proprio femminile potente, primitivo, e perciò temuto, e le donne avevano inconsciamente trovato il capro espiatorio del proprio lato “oscuro”.
In altre parole, finchè siamo “non coscienti”, finchè “proiettiamo”, ci identifichiamo con altre persone o cose, sia nell’odio sia nell’amore, viviamo in uno stato di partecipation mystique con qualcuno o qualcos’altro. Questo, ovviamente, è uno stato in cui non esiste alcuna era individualità. Tale individualità può svilupparsi solo se diventiamo coscienti della nostra psicologia e impariamo ad assimilare i nostri contenuto inconsci. L’assimilazione dei contenuti dell’inconscio personale è sempre il primo passo vero una completa integrazione. (…)
“Essere coscienti” è quindi la prima e fondamentale richiesta dell’integrazione psicologica. Significa ritirare le proprie proiezioni e “disidentificarsi”. Diventare coscienti non è perciò un atto intellettuale, ma implica una comprensione di tipo emotivo che coinvolge l’intera personalità. Si può essere intellettualmente consapevoli dei propri problemi, si può persino essere in grado di fornire una storia psicologica più o meno completa della propria nevrosi: ciò nonostante non si è guariti finchè non abbia avuto luogo quella comprensione emotiva che impegna l’intera personalità. Essere coscienti in modo autentico comporta una responsabilità costante verso un centro psichico che è stato scorto e accettato come “vero”; essere “non coscienti” significa essere prigionieri della trappola delle identificazioni e delle motivazioni non esplicite.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.21)

 

«Lo sviluppo dell’atteggiamento individuale conduce alla perdita della sicurezza collettiva.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.238)

 

«Tuttavia ogni differenziazione porta con sé una certa unilateralità. In uno stato relativamente indifferenziato il numero delle cose percepite è maggiore, anche se la percezione è relativamente più incerta e confusa. La differenziazione comporta una concentrazione su un numero di contenuti relativamente limitato, che però vengono percepiti in un odo più chiaro e con maggior precisione. Lo sviluppo della differenziazione è parallelo a quello della volontà. (…) Ma più la coscienza si differenzia, più cresce il pericolo del suo distacco dalle radici.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.244)

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4 Commenti

  1. Ciao gli spunti sono sempre interessantissimi!!! grazie mille!!
    Ci sono, tuttavia, passaggi che trovo molto interessanti, userei la parola veri, laddove credo che la verità sappia farsi riconoscere.
    Altri (soprattutto i passaggi storici) molto meno affidabili e utili.
    Condivido l’attenzione per la proiezione, e la necessità di autodeterminazione olistica.
    Manca a mio avviso un’aspetto, una sfumatura su cui mi sono soffermato a pensare ieri (pensavo di farci un post nei prossimi giorni). Penso cioè che l’unica comportamento sociale e collaborativo sostenibile sia la auto-affermazione o auto-individuazione.
    Un saluto

  2. Ho notato che non si parla mai del soggetto preso di mira (scelto) dalla persona che proietta sugli altri i propri contenuti inconsci. Mi piacerebbe sapere come devo comportarmi e come posso elaborare le colpe o le accuse ricevute quando sono oggetto delle proiezioni altrui
    Colpe che ovviamente non ho e che anche se tento di spiegare la mia innocenza in ogni modo, non vengo ascoltata o creduta. Tutto ciò mi fa’ star molto male perchè non sono riconosciuta per quella che sono veramente , non solo, sono oggetto del loro odio o di aggressioni verbali e fisiche e questo mi fa’ sentire impotente e molto sola. Spesso i rapporti famigliari, d’amicizia , anche relazioni d’amore si sono interrotti a causa di queste profonde incomprensioni. grazie a tutti Voi per i Vs bellissimi articoli: Ciao Marina

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