La Psicologia Analitica non è (solo) "Psicoanalisi", è Psicologia. Il paziente non rimane sempre tale.

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« (…) a causa dell’erronea identificazione della psicologia con l’impostazione unilaterale delle scuole riduttive, si è finito col considerarla come pura psicopatologia. La psicoanalisi e le altre scuole puramente riduttive della psicologia moderna si sono concentrate troppo esclusivamente sulle manifestazioni patologiche della psiche; e così hanno ridotto l’uomo alla dimensione della sua nevrosi. Ci sembra di estrema importanza allargare il significato di “terapia” e arrivare a comprendere che la psicoterapia non è semplicemente una “cura mentale”, ma qualcosa di molto più ampio che conduce all’autoconoscenza. Questa comprende naturalmente, in ugual misura, sia l’aspetto spirituale dell’uomo sia l’aspetto biologico. (…) Solo se ci si rende conto che la psicologia non tenta di ridurre i nostri problemi spirituali unicamente al sesso o al potere o a una qualsiasi altra pulsione, ma li riconosce come l’insopprimibile sforzo creativo diretto a trovare una risposta al significato della nostra vita, essa può adempiere la sua corretta funzione di occuparsi della totalità della vita umana.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.19)

« (..) Miro anche a mostrare i limiti di un atteggiamento puramente “tecnico” verso il “paziente”, dato che molto spesso si giunge a un punto in cui il paziente cessa di essere tale e rivela semplicemente i problemi fondamentali, comunemente validi, insiti nella crescita psichica di ogni essere umano “normale”.» (Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.16)

«La psicologia Analitica partita da Jung non si declina soltanto all’interno della psicanalisi, dove tralaltro ha lasciato alcuni dei più grossi contributi indispensabili, bensì in un più vasto orizzonte scientifico-culturale che abbraccia l’uomo intero con la sua storia, di cui la psicoanalisi né è solo una parte.
L’Opera di Jung, con i successivi sviluppi, soprattutto quelli contemporanei, si colloca infatti all’interno della Psicologia generale, della psicologia dello sviluppo, ancora di più all’interno della clinica moderna, della Psichiatria contemporanea e pone le basi delle moderne psicoterapie, fino a toccare campi apparentemente lontani come la mitologia comparata, la storia delle religioni, l’antropologia, le attuali neuroscienze e non per ultimo le connessioni tra Psicologia e Fisica (le attuali ricerche e studi di frontiera riguardanti le relazioni Psiche/materia).
Ne segue l’ovvia considerazione che studiare Jung soltanto dalle lenti della psicoanalisi è si importante ma per nulla esaustivo, bensì riduttivo, inconcludente e soprattutto ascientifico; in tal modo infatti non si terrebbe minimamente conto del contesto storico/culturale.»
(Emanuele G. Casale)

“ […] A questo punto devo ricordare un equivoco in cui cadono spesso i miei lettori, e specialmente i medici. Io non so per quale ragione essi suppongono che io non scriva d’altro che del mio metodo di cura. In questo caso non è affatto vero. IO SCRIVO DI PSICOLOGIA […]”
(C.G.Jung – L’Io e l’Inconscio)

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