«Le storie di Mirreil» Ascoltiamo soltanto le storie che ci appartengono, che ci riportano a casa

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Ulisse verso Itaca, aiutato da Eolo, divinità dei Venti

«Dice il mio maestro che, se ognuno di noi fosse capace di riuscire ad estrapolare e a dare una buona forma al nostro vissuto interiore, uscirebbero fuori, per ognuno, favolosi romanzi, incredibili storie.
I migliori romanzi, le migliori e più belle storie, non sono tanto quelle storiche e d’un tempo scritte da altri (in realtà lo sono nella misura in cui dispiegano e fanno vibrare la ‘nostra’ storia), ma sono quelle che ognuno di noi porta da tempi immemorabili dentro. La storia più bella è la storia propria che vivi, non semplicemente quella vissuta finora, ma quella che riluce senza tempo e in mille luoghi, dentro, quella che abbraccia il futuro e sfiora e si intreccia con chissà quali migliaia di altre storie. Se si intuiscono alcune modalità di dispiegamento di essa e a ciò si aggiunge un’abilità particolare nello stilarla a parole e in versi, significa che essa – in una misura maggiore rispetto ad altre – appartiene non solo a chi la porta dentro, ma a milioni di altri individui. Essa riverbera nel mondo, ed è destinata a collegare…il dono di essere in grado di scriverla, oltre che viverla, è un dono il cui fine si declina nel mondo intero…»
(Emanuele G. Casale)

ESTRATTO da “Le storie di Mirreil. Accompagnando il destino” (di Emanuele G. Casale):

” (…) Eolo donò ad Ulisse un vaso nel quale vi erano i venti…grazie a quei venti infatti Ulisse potè tornare con la sua barca ad Itaca, a casa…Nella nostra vita vi è un vento, in senso metaforico, che ci trasporta e ci fa viaggiare da un’epoca all’altra, da un luogo all’altro…a casa. Amo il vento perché mi riporta a casa, proprio come fece con Ulisse.
Chi soffia questo vento? Non lo sapremo mai…ma credo che chiunque sia colui che continua a soffiare ancora e sempre, instancabilmente…può essere soltanto un nostro…vecchio e caro amico.”

Così Mirreil quella notte decise di iniziare a raccontarmi il viaggio della sua ultima vita, continuando per le successive 14 notti.

“Ti depongo un dono” – mi disse – “questo dono è la mia storia, che non coincide esattamente con me stesso, ma mi ha portato fino a me stesso, il che è diverso…E’ un dono mio caro Em, perché ogni storia di vita vissuta accende dei motori nella vita altrui, ti ricordano quanto è preziosa la storia che porti, la storia che vivi e che vivrai. E se te la racconto, è perché in qualche modo questa storia è intrecciata anche con la tua, altrimenti non potresti neanche ascoltarla. Ascoltiamo solo le storie che ci appartengono, le storie che non ci appartengono non le ascolteremo mai, così come non incontreremo mai ciò che non ci appartiene ma incontriamo solo ciò che ci appartiene, nel bene e nel male.
Ciò che ci viene incontro o verso cui andiamo incontro è nostro, ci parla di noi.
Con questa storia, Em, ti parlo anche di te, non soltanto di me…”

Iniziò così a portarmi per mano in quel viaggio, che compresi piano piano essere non soltanto la sua storia, come mi aveva raccomandato, bensì un mito e un sogno, un suo proprio mito e sogno, e al tempo stesso, echi dei sogni del mondo, ma suonati con un suo proprio strumento…e questo strumento era lui stesso, cioè unico, irripetibile Mirreil…»

(Le storie di Mirreil. Accompagnando il destino.
di Emanuele G. Casale , Pescara 2014. Registrato con Licenza CC – Creative Commons .
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)
Licenza Creative Commons

“Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.”
(RILKE – da “Rilke, Lettere milanesi”)

«Dove stiamo dunque andando? Sempre verso casa.»
(Novalis)

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POST CORRELATI:
– «Le storie ci avvicinano, vi nasciamo dentro e ci viviamo, ci prendono per mano.» (Daniel Taylor) parte 1

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