Che cos’è l’inconscio in psicologia? Dinamiche di qualcosa d’autonomo che vive in noi

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Inconscio e Psicologia Analitica

che cos’è l’inconscio psicologia

La volontà che sta dietro l’Io cosciente. Una volontà oltre l’Io.

(a cura di Emanuele Casale e Leonardo Seidita)

«L’inconscio è madre della coscienza. […]
La coscienza si genera da una psiche inconscia che la precede nel tempo e che poi continua a funzionare con o malgrado la coscienza stessa.»
(C. G. Jung, 1939)

Introduzione

Il termine “Inconscio” è una metafora a significare processi e contenuti, che secondo alcuni modelli di lettura degli accadimenti psichici (come i paradigmi dinamici psicoanalitici, analitici, gruppoanalitici e così via) non sono esperibili coscientemente.

L’idea di inconscio e delle sue caratteristiche non è univoca e dipende dal paradigma che lo definisce.

Psicologia dell'inconscio (Jung)
Psicologia dell’inconscio (Jung)
  • Domanda: Hai mai sentito un fisico che parlando di “luce” non conosca Einstein e non lo citi?
    Hai mai sentito un fisico che parlando di fisica quantistica non conosca Heisenberg o Niels Bohr?

Potresti chiederti ora perché diavolo stia facendo queste domande relative alla fisica… il motivo è che voglio fare una comparazione con la psicologia!

Esistono purtroppo psicologi, analisti, psicoterapeuti e psichiatri che credono di poter prescindere dalla conoscenza clinica e teorica riguardanti i contributi (anche quelli più recenti) della psicologia analitica relativi all’inconscio.

Inconscio unconscious

Peggio ancora, abbiamo alcune “piccole” (e per fortuna inutili) realtà di professionisti che “non credono” all’inconscio, come se poi fosse un’idea o un dogma religioso a cui poter decidere di credere o meno.

Per tornare all’esempio della fisica di sopra, oggi uno psicoterapeuta o un’analista non può permettersi – se parla di inconscio, se ci lavora – di non conoscere i contributi fondamentali della psicologia analitica o complessa sull’inconscio, sarebbe come un fisico che parlando di “luce” e relatività non conosca Einstein e i suoi contributi!

Eppure esistono molti professionisti anche orgogliosi e fieri di essere totalmente a digiuno di tali contributi.

Tuttavia la clinica, la letteratura scientifica e recentemente anche la neuroscienza ci salvano da questi piccoli gruppi di fanatici che crescono anche in ambito accademico alle volte, e ci dimostrano come la realtà dell’inconscio è consistente e si fa sentire soprattutto nella clinica.

Neuropsicoanalisi. Un'introduzione clinica alla neuropsicologia del profondo (Solms)
Neuropsicoanalisi. Un’introduzione clinica alla neuropsicologia del profondo (Solms)

Ma oltre a ciò non mancano gli studi sperimentali, alcuni articoli te li lascio qui:

  1. L’inconscio svelato (Mauro Mancia, neurofisiologo) 
  2. Le basi Neurofisiologiche della Rimozione e dell’Inconscio(State of Mind)

Inoltre sono in tanti gli studiosi del campo che anno riportato in tutti questi anni evidenze – oltre che cliniche – neurofisiologiche della realtà dell’inconscio. 

Ricordiamo tra questi principalmente il premio nobel Eric Kandel (qui il suo più riuscito e bellissimo libro L’età dell’inconscio).

L'eta dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni (Eric R. Kandel)
L’eta dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni (Eric R. Kandel)

Ora leggerai alcune caratteristiche e dinamiche dell’inconscio, e potrai accorgerti già da subito come sia impossibile – per chi ci lavora – non esserne a conoscenza. Scopriamo insieme anche cosa si intende per autonomia e affettività dell’inconscio.

BUONA LETTURA!


Tratto dal saggio “La realtà dell’Anima”.-
Un contributo di Emma Jung

Emma Jung Eranos
Emma Jung

«Quando San Paolo dice:

Non faccio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”,

dà espressione alla stessa esperienza, osserva cioè che talvolta si fa viva in noi una volontà che opera il contrario di ciò che noi vogliamo od approviamo.

Ciò che è compiuto da quell’altra volontà non è necessariamente il Male; anzi, quella può anche volere il meglio e viene in tal caso supposta come un essere superiore che ci conduce o ispira, come uno spirito protettore o un genio nel senso del “daimonion” socratico.

Spesso quella volontà non è neppure un’entità che possa essere chiamata buona o cattiva, ma semplicemente qualche cosa che si fa valere in modo sorprendente, qualche cosa di diverso dalla propria volontà e dal proprio pensiero, così da dare l’impressione che si sia ispirati o posseduti da spiriti estranei.

L’esperienza, non meno nota, dell’attività del sogno e della fantasia, costituisce un’altra fonte di tali rappresentazioni.

Il razionalismo scientifico dimenticò l’importanza di tutto ciò, e riteneva che la coscienza dell’Io equivalesse alla totalità della psiche; ma, recentemente, la moderna psicologia medica è venuta a formulare opinioni che palesano una somiglianza sorprendente con le antichissime rappresentazioni menzionate or ora.

La realtà dell'anima (Jung)
La realtà dell’anima (Jung)

Si è giunti infatti all’ipotesi che l’Io cosciente non rappresenti che una sezione della psiche, poiché certi fenomeni, e in particolar modo alcuni tra quelli appartenenti alla vita spirituale anormale, non potrebbero essere spiegati facilmente a meno di voler ammettere l’esistenza di zone dell’anima [Psychè] all’infuori della coscienza dell’Io e l’esistenza ivi di contenuti e attività a cui dovrebbero essere attribuiti non soltanto i sogni ma altresì molti fenomeni i sintomi altrimenti inspiegabili.

Queste zone dell’anima, estranee alla coscienza, vengono riunite sotto la denominazione di “inconscio”.

Ricercatori quali Janet Flournoy, Breuer, Freud ed altri hanno chiaramente provato l’esistenza di quel “quid” inconscio-psichico. Ma limitarsi a constatare l’esistenza di un inconscio non poteva bastare, poiché con ciò quel concetto restava indeterminato e negativo.

Bisognava fare quindi un altro passo per esplorare la natura e il contenuto dell’inconscio. A tal fine sono stati dedicati in particolare i lavori di C.G. Jung…»

(Dal saggio “La realtà dell’Anima”, scritto da Jung ed Emma)

Da Freud a Jung. Uno studio comparato della psicologia dell'inconscio (Liliane Frey-Rohn)
Da Freud a Jung. Uno studio comparato della psicologia dell’inconscio (Liliane Frey-Rohn)

Altri estratti di Jung:

  • In Psicologia Analitica l’inconscio è dotato di una sua autonomia e precede la nascita della coscienza, ovvero esso non è considerato soltanto quale “sede” del rimosso, ovvero di quei contenuti “negati” o semplicemente “rimossi” dalla coscienza (inconscio personale, inconscio freudiano) ma esso è concepito anche quale memoria delle esperienze della specie Sapiens sapiens. Per cui esso precede l’individuo.

Scrive Jung:

«Possiamo distinguere un inconscio personale che comprende in sé tutte le acquisizioni dell’esistenza personale, dunque cose dimenticate, rimosse, percepite, pensate e sentite al di sotto della soglia della coscienza.

Accanto a questi contenuti inconsci personali esistono però altri contenuti che non provengono da acquisizioni personali, ma dalla possibilità di funzionamento che la psiche ha ereditato, cioè dalla struttura cerebrale ereditata.

Jung mandala 1

Queste sono le trame mitologiche, i motivi e le immagini che in ogni tempo e luogo possono riformarsi indipendentemente da ogni tradizione e migrazione storica.

Questi contenuti io li denomino collettivamente inconsci. L’esperienza ci insegna che anche i contenuti inconsci, al pari di quelli coscienti, sono impegnati in una determinata attività.

Come dall’attività psichica cosciente derivano determinati risultati o prodotti, cosí anche l’attività inconscia svolge un’attività produttiva che si esprime per esempio nei sogni e nelle fantasie.

È ozioso speculare sul grado di compartecipazione della coscienza, per esempio nei sogni.

Un sogno ci si presenta, non siamo noi a produrlo coscientemente. Certo, la riproduzione cosciente, o anche addirittura la stessa percezione, apportano in esso molte modificazioni, senza però annullare in alcun modo il fatto fondamentale di un impulso produttivo di provenienza inconscia.»
(C. G. Jung, 1920 – Tipi psicologici)

L'io e l'inconscio (Jung)
L’io e l’inconscio (Jung)
  • Nel primitivo, inconscio e coscienza erano un tutt’uno, così come mondo interno e mondo esterno. Compito ontologico ed individuativo per l’uomo, secondo Jung, è quello di differenziarsi da tale “memoria”, da tale indifferenziato. Il bambino non è una tavola rasa, egli possiede in nuce la memoria inconscia della sua specie, che si traduce con immagini ricorrenti e suscettibili di essere ri-rappresentate, ovvero le immagini archetipiche, che rimandano a modi con cui la specie sapiens ha trattato alcuni temi universali e di sviluppo.In linea con le teorie di Bleuler, Jung ritenne quindi che l’inconscio precede la coscienza come radici di albero, piuttosto che seguirla come esito della rimozione. Per Jung l’inconscio non è soltanto un luogo-contenitore come per Freud, ma la qualità di un insieme dicomplessi o di ‘rappresentazioni a tonalità affettiva’ che l’Io, complesso tra i complessi, può controllare o non controllare.

«Il concetto di inconscio è per me un concetto esclusivamente psicologico, e non un concetto filosofico nell’accezione metafisica.

A mio modo di vedere l’inconscio è un concetto-limite psicologico che copre tutti quei contenuti o processi psichici che non sono coscienti, ossia che non sono riferiti all’Io in modo percettibile.

Processo di individuazione Diventa chi sei Jung
Coscienza, inconscio e individuazione (C.G. Jung)

Il diritto di parlare in genere dell’esistenza di processi inconsci deriva per me unicamente dall’esperienza, e precisamente in primo luogo dall’esperienza psicopatologica, la quale rivela incontestabilmente che, per esempio, in un caso di amnesia isterica l’Io ignora l’esistenza di estesi complessi psichici, ma che un semplice procedimento ipnotico è in grado di dare nel momento successivo una perfetta riproduzione del contenuto smarrito.

Migliaia di esperienze di questo genere ci autorizzano a parlare dell’esistenza di contenuti psichici inconsci.

La questione dello stato nel quale si trova un contenuto inconscio fino a che non è ancora associato alla coscienza si sottrae a ogni possibilità di conoscenza. È pertanto del tutto superfluo voler formulare supposizioni al riguardo.»
(Jung – Tipi psicologici)

Inconscio Psicologia
Caspar David Friedrich (1774-1840)
  • Ma in cosa consiste l’autonomia dell’inconscio e quali esperienze portarono Jung a poterla concepire?

«L’ipotesi di un Io esprimente la totalità psichica si è rivelata insostenibile.

È apparso invece evidente che questa totalità deve necessariamente includere non solo la coscienza ma anche lo sterminato campo degli accadimenti inconsci, e che l’Io può essere solo il centro della coscienza. […]

È evidente che osservatori scrupolosi come Janet e Freud non avrebbero costruito teorie che fanno derivare l’inconscio principalmente da fonti consce se, nelle manifestazioni dell’inconscio, avessero potuto scoprire le tracce di una personalità indipendente o di una volontà autonoma.

Se fosse vero che l’inconscio consista soltanto in contenuti che accidentalmente non sono oggetto di coscienza ma sono altrimenti indistinguibili dal materiale cosciente, potremmo più o meno identificare l’Io con la totalità della psiche. […]

Né Freud né Janet dispongono di una esperienza specificamente psichiatrica. Se l’avessero avuta, sarebbero stati sicuramente colpiti dal fatto che l’inconscio possiede contenuti totalmente dissimili da quelli della coscienza, così estranei ad essa, che nessuno né il paziente né il terapeuta, riesce a comprenderli.

L'eta dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni (Eric R. Kandel)
L’eta dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni (Eric R. Kandel)

Il malato è inondato da un flusso di pensieri estranei, alieni a lui quanto all’individuo sano. Per questo lo chiamiamo alienato: capir le sue idee ci è impossibile. […]

Il materiale di una nevrosi è umanamente comprensibile, quello di una psicosi no.

Il materiale propriamente psicotico non può essere derivato dalla coscienza, poiché la coscienza manca dei presupposti che aiuterebbero a spiegare la singolarità delle rappresentazioni patologiche.

I contenuti nevrotici possono essere integrati senza un danneggiamento sostanziale dell’Io, le idee psicotiche no. Esse rimangono inafferrabili e si può dire che soffochino la coscienza dell’Io. Esse rivelano inoltre una spiccata tendenza a trascinare l’Io dentro al loro sistema. Casi siffatti dimostrano che in determinate circostanze l’inconscio è in grado di assumere il ruolo dell’Io. […]

Ad ogni modo niente di ciò che lo spirito umano produce può sussistere al di fuori del regno psichico. Anche l’idea più folle deve corrispondere a qualcosa che c’è nella psiche.

Non è lecito supporre che certe menti contengano elementi che in altre non esistono affatto. Né abbiamo motivo di supporre che l’inconscio abbia la facoltà di divenire autonomo solo in alcune persone, quelle predisposte alla malattia mentale.

Libro Rosso Jung Inconscio 2
Immagine tratta dal Libro Rosso di Jung

È assai più probabile che la tendenza all’autonomia sia una proprietà più o meno generale dell’inconscio. […]

La tendenza all’autonomia si manifesta soprattutto negli stati affettivi, anche nel caso degli individui normali.

[…] amore e odio, gioia e dolore, bastano spesso per provocare uno scambio di ruolo tra l’Io e l’inconscio. Idee molto bizzarre possono in tali occasioni impadronirsi di uomini peraltro sani. Gruppi, comunità, e anche popoli interi possono essere in questo modo colpiti nella forma di epidemie psichiche. […]

Quanto più veemente è un affetto, tanto più si avvicina al patologico, a una condizione cioè in cui l’Io cosciente, è messo in disparte dai contenuti autonomi e spesso fino a quel momento inconsci.

Finché l’inconscio si trova in uno stato di quiescenza, apparentemente è come se questa regione segreta non possedesse alcun contenuto. […]

Noi chiamiamo l’inconscio ‘nulla’, e invece esso è una ‘realtà in potenza’: il pensiero che faremo, l’azione che compiremo, lo stesso destino di cui ci lamenteremo domani, sono già presenti inconsciamente oggi.»
(C. G. Jung, 1939 – Coscienza, inconscio e individuazione)

FINE.


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