L’autobiografia più bella mai scritta: Carl Gustav Jung e i suoi “Ricordi, Sogni, Riflessioni”

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Jung Autobiografia Bollingen

Chi era Carl Gustav Jung? L’autobiografia ce lo racconta. Un testo meraviglioso curato dalla sua segretaria Aniella Jaffé e dettato da Jung. Il libro cardine e imprescindibile per iniziare a conoscere il più grande psicologo del XX secolo.

 

L’autobiografia dello psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961), intitolata “Ricordi, Sogni, Riflessioni”, e scritta in collaborazione con la sua amica e segretaria Aniella Jaffè, è una delle autobiografie più apprezzate al mondo e più trasformative per chi la legge.

La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio… (Jung)

Oltre ad essere il libro principale da cui partire per iniziare a conoscere Jung 🔎 e la psicologia analitica 🔎, è un libro che ci pone di fronte alla nostra stessa interiorità.

L’autobiografia fu dettata da Jung direttamente alla sua segretaria Aniella Jaffè, tranne che per i primi capitoli che volle scrivere di proprio pugno, soprattutto quello relativo ai ricordi d’infanzia, di cui Jung conservava una memoria straordinaria di alcuni dettagli, il suo primo ricordo infatti – scrive quando aveva circa 84 anni – risale ai 2 anni d’età.

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, sogni, riflessioni (Jung)

Ciò che segue è una piccola introduzione al libro, dove alla fine di essa troverete l’estratto dal libro del bellissimo “Prologo” e parte del capitolo finale “Esame retrospettivo”.

Questa, la citazione del poeta Samuel T. Coleridge che troviamo ad inizio libro, e che fu scelta dai curatori dell’autobiografia di Jung, una citazione poetica simbolo della vita stessa di Jung:

Esplorò la sua anima con un telescopio. E tutto quanto vi appariva irregolare egli vide e dimostrò essere splendore di costellazioni. E aggiunse mondi e mondi nascosti alla coscienza.(Samuel T. Coleridge)

Autobiografia Carl Jung

In queste pagine Jung tocca il cuore delle sue esperienze più nucleari e importanti di quella che è stata la sua vita, rinviandoci ad insegnamenti e sentimenti di estrema universalità che inevitabilmente colpiscono il lettore nel profondo.

Chiedendo a coloro che hanno letto questo libro cosa hanno provato, non si può non notare una grande impressione di bellezza e senso d’umanità da cui dicono di essere rimasti colpiti.

Già dall’inizio Jung sottolinea come questo lavoro autobiografico sia rivolto a descrivere e condividere le proprie esperienze interiori, più che le sue vicende esteriori.

Da buon introverso Jung afferma che senza alcuna risposta dall’interno, le vicende esteriori risultano essere semplici accadimenti. Scrive infatti:

“Parlo principalmente di esperienze interiori, (…) tutti gli altri ricordi di viaggi, di persone, di ambienti che ho frequentati sono impalliditi di fronte a queste vicende interiori. (…)

Il ricordo dei fatti esteriori della mia vita si è in gran parte sbiadito, o è svanito del tutto: ma i miei incontri con l’«altra realtà, gli scontri con l’inconscio, si sono impressi in modo indelebile nella mia memoria.

In questo campo vi è stata sempre esuberanza e ricchezza, e ogni altra cosa al confronto ha perduto importanza.

Presto sono giunto alla convinzione che, senza una risposta e una soluzione dall’interno, le vicende e le complicazioni della vita, alla fin fine, significano poco.”

Jung casa seduto

Prima di lasciarti alla lettura di queste bellissime righe che seguiranno, ti segnalo questi due articoli guida che potrebbero esserti utili:

  1. 🔎 Conoscere Jung. 7 libri su Jung fondamentali per cominciare

  2. 🔎 I 10 libri fondamentali di Psicologia Analitica (Junghiana) per iniziare a conoscerla


Estratto dal prologo di “Ricordi, sogni, riflessioni”

La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio.

Tutto ciò che si trova nel profondo dell’inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci, che la condizionano, e sperimentano se stessa come totalità.

Non posso usare un linguaggio scientifico per delineare il procedere di questo sviluppo in me stesso, perché non posso sperimentare me stesso come un problema scientifico.

Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore, e che cosa l’uomo sembra essere sub specie aeternitatis [sotto l’ottica dell’eternità], può essere espresso solo con un mito.

Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza.

La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola.

Il mito di Jung Von Franz
Il mito di Jung (Von Franz)

Ecco perché, a ottantatré anni, mi sono accinto a narrare il mio mito personale. Posso fare solo dichiarazioni immediate, soltanto “raccontare delle storie”; e il problema non è quello di stabilire se esse siano o no vere, poiché l’unica domanda da porre è se ciò che racconto è la mia favola, la mia verità […]

Un’autobiografia è tanto difficile a scriversi per il fatto che non abbiamo misure oggettive, nè fondamenti oggettivi, per giudicare noi stessi. Non vi sono termini di confronto veramente adatti.

So di non essere simile agli altri in molte cose, ma non so veramente a che cosa somiglio.

[…] Dal momento che l’uomo non ha alcuna base di sostegno per osservarsi, come può allora formarsi un’opinione definitiva di se stesso?

Noi siamo un processo psichico che non controlliamo, o che dirigiamo solo parzialmente.

Di conseguenza, non possiamo pronunciare alcun giudizio conclusivo su noi stessi o sulla nostra vita.

Se lo facessimo conosceremmo tutto, ma gli uomini non conoscono tutto, al più credono solamente di conoscerlo. In fondo, noi non sappiamo mai come le cose siano avvenute.

La storia di un vita comincia da un punto qualsiasi, da qualche particolare che per caso ci capita di ricordare; e quando essa era a quel punto, era già molto complessa.

Noi non sappiamo dove tende la vita: perciò la sua storia non ha principio, e se ne può arguire la meta solo vagamente.

La vita umana è un esperimento di esito incerto. E’ un fenomeno grandioso solo in termini quantitativi. Individualmente,  è così fugace, così insufficiente, da doversi letteralmente considerare un miracolo che qualcosa possa esistere e svilupparsi. […]

Rosa Alchemica
Rosa alchemica

La vita mi ha sempre fatto pensare a una pianta che vive del suo rizoma: la sua vera vita è invisibile, nascosta nel rizoma.

Ciò che appare alla superficie della terra dura solo un’estate, e poi appassisce, apparizione effimera.

Quando riflettiamo sull’incessante sorgere e decadere della vita e delle civiltà, non possiamo sottrarci a un’impressione di assoluta nullità: ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. Quello che noi vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura.

In fondo, le sole vicende della mia vita che mi sembrano degne di essere riferite sono quelle nelle quali il mondo imperituro ha fatto irruzione in questo mondo transuente.

[ – LINK al libro: “Ricordi, Sogni, Riflessioni” – ]

Ecco perchè parlo principalmente di esperienze interiori, nelle quali comprendo i miei sogni e le mie immaginazioni. Questi costituiscono parimenti la materia prima della mia attività scientifica: sono stati per me il magma incandescente dal quale nasce, cristallizzandosi, la pietra che deve essere scolpita.

Tutti gli altri ricordi di viaggi, di persone, di ambienti che ho frequentati sono impalliditi di fronte a queste vicende interiori. Molti hanno preso parte alla storia del nostro tempo o ne hanno scritto: e se il lettore se ne interessa, farà meglio a rivolgersi a queste fonti.

Il ricordo dei fatti esteriori della mia vita si è in gran parte sbiadito, o è svanito del tutto: ma i miei incontri con l’«altra» realtà, gli scontri con l’inconscio, si sono impressi in modo indelebile nella mia memoria. In questo campo vi è stata sempre esuberanza e ricchezza, e ogni altra cosa al confronto ha perduto importanza.

Jung ed Emma
Emma (moglie) e Jung

In modo analogo, altre persone si sono stabilite permanentemente tra i miei ricordi, solo però in quanto i loro nomi sono stati scritti nel libro del mio destino da tempo immemorabile, e imbattermi in essi fu al tempo stesso una sorta di ricordo.

Anche le cose che mi venivano incontro, dall’esterno, nella mia giovinezza, o più tardi, portavano l’impronta dell’esperienza interiore.

Presto sono giunto alla convinzione che, senza una risposta e una soluzione dall’interno, le vicende e le complicazioni della vita, alla fin fine, significano poco.

Le circostanze esterne non possono sostituire le esperienze interiori: perciò la mia vita è stata particolarmente povera di eventi esteriori. Di questi non posso dire molto e, se lo facessi, avrei l’impressione di fare una cosa vana e inconsistente.

Posso comprendere me stesso solo nei termini delle vicende interiori: sono queste che hanno caratterizzato la mia vita, e di queste tratta la mia “autobiografia”.

(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni)

Ombra Male Psicologia
Jung in penombra, nel suo giardino di casa, a Kusnacht

Brano tratto dall’ultimo capitolo: «Esame retrospettivo»

La differenza tra me e la maggior parte degli altri uomini è che per me i “muri divisori” sono trasparenti.

È questa la mia caratteristica. Altri ritengono i muri così spessi, che al di là di quelli non vedono nulla, e perciò credono che non vi sia nulla.

In un certo qual modo io percepisco i processi che si verificano nel profondo, e da ciò deriva la mia certezza interiore.

Chi non vede nulla non ha nessuna certezza, e non può pervenire a nessuna conclusione, o non può fidarsi delle sue conclusioni.

Non so che cosa mi abbia consentito di percepire la corrente della vita. Probabilmente l’inconscio stesso, o forse i miei primi sogni. Essi hanno deciso il mio cammino fin dall’inizio.

Jung parla. Interviste e Incontri
Jung Parla. Interviste e incontri

La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo. Fondamentalmente, fu già nella mia infanzia quella che è oggi.

Da bambino sentivo di essere solo, e lo sono ancora oggi, perché conosco cose e debbo riferirmi a cose delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla, e per lo più nemmeno vogliono conoscere nulla.

La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.

La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio.

Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri.

È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di qualcosa di impersonale, di un numinosum.

Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa di importante. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell’ambito di ciò che ci si attende.

L’inatteso e l’inaudito appartengono a questo mondo. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile.

Jung Bollingen Autobiografia
Jung a Bollingen, alla sua torre sul lago

Ho penato molto a tener dietro ai miei pensieri. C’era in me un demone, e alla fine la sua presenza si è dimostrata decisiva.

Mi dominava, e se a volte sono stato spietato, ciò è dipeso dal fatto che ero nelle sue mani. Non ho mai potuto posarmi, una volta raggiunta una meta.

Ero costretto a proseguire per raggiungere la mia visione. E i miei contemporanei, non potendo naturalmente percepire la mia visione, hanno solo visto uno che correva all’impazzata.

Ho offeso molta gente, perché non appena mi accorgevo che non mi capivano, per me era finita.

Dovevo procedere per la mia strada. Non avevo pazienza con gli uomini, ad eccezione dei miei pazienti. Dovevo obbedire a una legge interna che mi si imponeva senza lasciarmi libertà di scelta. Naturalmente non le ho sempre obbedito. Chi potrebbe vivere senza essere mai incoerente?

Atmavictu Daimon Jung
“Atmavictu” = “soffio di vita”. Scultura che Jung costruì e dedico al suo “demone creativo”. Foto di Emanuele Casale, 2012, Kusnacht, Casa Jung, Svizzera

Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano qualche rapporto con il mio mondo interiore; poi poteva accadere che non fossi più vicino a loro, perché non vi era più nulla che ci legasse.

Appresi a fatica che gli uomini continuavano ad esistere anche quando non avevano più nulla da dirmi.

Molti suscitarono in me un sentimento di viva umanità, ma solo quando apparivano nel cerchio magico della psicologia; subito dopo, non appena i raggi del riflettore si rivolgevano altrove, non vi era più nulla da vedere.

Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini; ma non appena ero penetrato il loro, l’incantesimo finiva. In tal modo mi feci molti nemici. Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. E’ incatenato e spinto dal suo demone.

“Terribilmente ci strappa il cuore un potere. Chè sacrificio richiede ciascun de’ Celesti, ma se uno fu omesso mai ha portato del bene.” (Holderlin)

Questa mancanza di libertà è stata per me un gran tormento. Spesso mi è sembrato d’essere su un campo di battaglia, dicendo: «Sei caduto, mio buon camerata, ma io devo andare avanti! Non posso, non posso restare. –“Che terribilmente ci strappa il cuore”. Ti voglio bene, anzi ti amo, ma non posso restare».

È una cosa straziante. E sono io l’offerta sacrificale; non posso restare. Ma il demone fa in modo che ne usciamo felicemente e la benedetta incoerenza fa sì che, in flagrante contrasto con la mia “infedeltà”, possa ugualmente mantenere la fede in misura insospettata.

Forse potrei dire: ho bisogno degli uomini molto più degli altri, e al tempo stesso molto meno. Quando il demone è all’opera, si è sempre troppo vicini e troppo lontani. Solo quando tace si può tenere il giusto mezzo.

Il demone della creatività è stato con me spietato. Le imprese comuni che ho progettato di solito hanno avuto cattiva sorte, sebbene non dovunque e non sempre.

Per una forma di compensazione, credo, sono conservatore al massimo grado. Ancora riempio la pipa servendomi del recipiente per il tabacco che usava mio nonno, e ancora conservo il suo Alpenstock, con in cima un corno di camoscio, che egli portò da Pontresina, dove era stato uno dei primi ospiti di quella stazione climatica.

A colazione da Jung
A colazione da Jung

Sono soddisfatto del corso preso dalla mia vita. È stata ricca, e mi ha dato molto. Come avrei potuto attendermi tanto? Non mi sono accadute che cose inaspettate.

Molto avrebbe potuto essere diverso se io stesso fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono.

Molte cose si sono realizzate secondo i miei progetti, ma non sempre a mio vantaggio: ma quasi tutto si è svolto naturalmente e per opera del destino.

Devo pentirmi di molte stupidaggini provocate dalla mia ostinazione; ma se non fossi stato ostinato non avrei raggiunto la mia meta.

E così sono deluso e non lo sono. Sono deluso degli uomini e di me stesso. Dei primi ho appreso tante cose sorprendenti, e di me ho fatto più di quel che mi aspettassi.

Non posso pronunciare un giudizio definitivo perché il fenomeno della vita e il fenomeno dell’uomo sono troppo grandi.

Quanto più sono divenuto vecchio, tanto meno ho capito o penetrato o saputo di me stesso.

Sono stupito, deluso, compiaciuto di me; sono afflitto, depresso, entusiasta. Sono tutte queste cose insieme, e non so tirare le somme. Sono incapace di stabilire un valore o un non-valore definitivo; non ho un giudizio da dare su me stesso e la mia vita. Non vi è nulla di cui mi senta veramente sicuro. Non ho convinzioni definitive, proprio di nulla. So solo che sono venuto al mondo e che esisto, e mi sembra di esservi stato trasportato. Esisto sul fondamento di qualche cosa che non conosco.

Ma, nonostante tutte le incertezze, sento una solidità alla base dell’esistenza e una continuità nel mio modo di essere.

Jung Autobiografia 3

Il mondo nel quale siamo nati è brutale e crudele, e al tempo stesso di una divina bellezza.

Dipende dal nostro temperamento credere che cosa prevalga: il significato, o l’assenza di significato.

Se la mancanza di significato fosse assolutamente prevalente, a uno stadio superiore di sviluppo la vita dovrebbe perdere sempre di più il suo significato; ma non è questo – almeno così mi sembra – il caso. Probabilmente, come in tutti i problemi metafisici, tutte e due le cose sono vere: la vita è – o ha – significato, e assenza di significato.

Io nutro l’ardente speranza che il significato possa prevalere e vincere la battaglia.

Quando Lao Tse dice: “Tutti sono chiari, io solo sono offuscato”, esprime ciò che io provo ora, nella mia vecchiaia avanzata. Lao Tse è l’esempio di un uomo di una superiore intelligenza, che ha visto e provato il valore e la mancanza di valore, e che alla fine della sua vita desidera tornare nel suo proprio essere, nell’eterno inconoscibile significato.

L’archetipo dell’uomo vecchio che ha visto abbastanza è sempre vero. Questo tipo appare a qualsiasi livello di intelligenza, e i suoi tratti sono sempre gli stessi, sia egli un vecchio contadino o un grande filosofo come Lao Tse.

Così è la vecchiaia, dunque limitazione. Eppure vi sono tante cose che riempiono la mia vita: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno e la notte, e l’eterno nell’uomo.

Quanto più mi sono sentito incerto su di me stesso, tanto più si è sviluppato in me un senso di affinità con tutte le cose.

Mi sembra, infatti, che quell’alienazione che per tanto tempo mi ha diviso dal mondo si sia trasferita nel mio mondo interiore, e mi abbia rivelato una insospettata estraneità con me stesso.

(C.G.Jung – “Ricordi, Sogni, Riflessioni”)

FINE.

Jung Medico


«Nel 1958 Jung decise di scrivere un memoriale dei suoi primi ricordi, parte dei quali aveva già riferito ad Aniella Jaffè nelle interviste. La Jaffè informò Kurt Wolff  che Jung le aveva detto che, parlando della propria vita, il significato di molte cose gli si era ora chiarito. Il memoriale venne chiamato “Dalle prime esperienze della mia vita”, ed era indirizzato ai figli di Jung. Inizia con queste righe:

“Quando scrivo, consciamente o inconsciamente ho sempre di fronte a me un pubblico, e ciò che scrivo è sempre una lettera al mondo, quindi vi trovo, cari figli, in prima fila del mio uditorio. Vorrei informarvi di come mi sia evoluto, il che significa raccontarvi il poco che riesco a ricordarmi dell’oscurità della mia giovinezza.”
(Sonu Shamdasani – Jung messo a nudo dai suoi biografi, anche – Magi Edizioni 2008,  p.40)

“…era la sua vita interiore, infatti, a dettare i suoi movimenti nel mondo.”
(S.Shamdasani – ibidem, p.123)

Famiglia di Jung, i figli e sua moglie Emma
Famiglia di Jung, i figli e sua moglie Emma

LIBRI su JUNG:

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, sogni, riflessioni (Jung)
Il mito di Jung Von Franz
Il mito di Jung (Von Franz)
Libri su Jung
Immagine e parola (Jung)
Jung messo a nudo Shamdasani
Jung messo a nudo, dai suoi biografi anche (Shamdasani)

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8 Commenti

  1. E’ stato il libro del mio primo approccio a Jung “non mediato” da altri autori, e mi ha lasciato una fortissima impronta, mettendomi davanti ad una persona estremamente più complessa e meno “catalogabile” di quanto ci piacerebbe pensare. Ha una densità di spunti inimmaginabile (anche per me scienziato). Da qui, adesso: come procedere per ulteriori letture?
    Grazie!

    • Marco bella domanda e bella osservazione. Come ho scritto in un mio articolo pubblicato, e come dico sempre, è inutile perdere tempo con libri SU Jung, anche perché tutti i libri SU Jung attualmente scritti non sono aggiornati e supportati dalle ricerche biografiche e storiografiche di Shamdasani, Ellenberger e altri. Purtroppo questa è un’amara constatazione da fare, che è puntuale. L’opera di Jung è immensa gia di suo, per non parlare della grossa mole di seminari editi come quelli dello Zarathustra, Visioni, Sogni dei bambini, Kundalino Yoga, ecc. Quindi ê consigliabile non perdere tempo con libri SU Jung di autori terzi, a parte rare eccezioni di autori che hanno conosiuto Jung come la Von Franz, Barbara Hannah, Gerhard Adler, Fordham, Aniella Jaffè…

      Per risponderti su quali libri proseguire dopo la lettura di questo imprescindibile “primo” libro di Jung, resta aggiornato iscrivendoti alla newsletter del Jung-Italia, perché a breve uscirà l’articolo sui “10 libri migliori per conoscere Jung”, seguito da “i 10 libri indispensabili per conoscere la Psicologia analitica”, dove elencherò tali libri uno ad uno con una breve intro. 🙂

      Ciao Marco, saluti da Pescara!

      • Caro Emanuele,

        grazie per la cortese e puntuale risposta! E’ un conforto avere un aiuto e una guida nell’approccio ad un maestro così importante e così ricco e “irriducibile” anche a distanza già di alcuni anni! Ti ringrazio vivamente.

        Attendo davvero con grande interesse l’articolo sui libri fondamentali su Jung e la psicologia analitica; considerami iscritto alla newsletter!

        Grazie ancora per questa bella opera di diffusione e divulgazione.

        Un abbraccio!

        Marco

  2. Vorrei conoscere e leggere il libro più divertente di Jung,appunto autobiografico e “leggero”, ho bisogno di imparare l’ironia e a sorridere, grazie

  3. Desidero congratularmi con te, caro Emanuele, per il lavoro ammirevole che porti avanti…
    Spunti sempre interessanti e approfondimenti altamente costruttivi…

    Un caro saluto,
    Giulia

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