Una vita per l’anima: 57 anni fa moriva Carl Gustav Jung, padre della psicologia moderna

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Carl Gustav Jung Psicologia Junghiana - Anniversario

psicologia junghiana
Il 6 giugno 1961 moriva il più grande psichiatra e psicologo del XX secolo, Carl Gustav Jung. Dedicò la sua vita all’anima. Lo ricordo, in questo blog che prende il suo nome, con alcuni inediti, racconti di suoi cari, stralci biografici e testimonianze inedite di lettori del blog circa il loro “incontro” con Jung…

«Nessuno sa quello che faccio; non è rappresentabile e non lo si può fotografare.»

(Jung in un’intervista concessa a Cleonie Carroll Wadsworth, 1 Marzo 1954)

Se invece non conosci ancora bene Jung e non sai da dove iniziare allora dai un’occhiata a questo post:  🔎 7 libri fondamentali su Jung per iniziare a conoscerlo


Carl Jung Anniversario

📝 Tutti gli articoli dedicati a Jung 🔎 li trovi in questa sezione

Introduzione

(di Emanuele Casale)

Eccoci qui, come ogni anno il 6 Giugno, in cui cade l’anniversario di morte di Jung, mi ritrovo a scrivere alcune righe come tributo alla sua persona, al suo lascito e a tanto altro…

Carl Gustav Jung: a cui questo blog deve il suo nome, un blog che è diventato il primo blog di psicologia del profondo in Italia, in cui arrivano centinaia di migliaia di visitatori all’anno, alcuni dei quali si trovano confusi appena entrano qui, credendo di trovare una “sinagoga” costruita fideisticamente attorno a Jung, mentre invece trovano contributi multidisciplinari che spaziano dalla psicologia generale, alla fisica, alla letteratura, all’arte, alla musica, alla cinematografia, alle neuroscienze, alle religioni, alla clinica fino alle filosofie.

per chi ancora non conoscesse Jung o desidera iniziare a leggerlo, non può che partire dal famoso libro autobiografico: “Ricordi, Sogni, Riflessioni”

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, sogni, riflessioni (Jung)

Leggi prima qui l’articolo dedicato all’autobiografia 🔎, troverai alcuni memorabili estratti del libro che ti consiglio vivamente di leggere!

Una testimonianza del profondo legame di Alwine von Keller con Jung ci viene dalla comunicazione che l’allieva preparò nel novembre 1961 per un incontro in memoria del defunto maestro.

(…) C.G.Jung. Da dove cominciare? Cosa scegliere fra i tanti tesori che egli così generosamente ci ha elargito? (…) Personalmente, credo che la sua capacità di integrazione abbia costituito la mia prima, vera impressione della grandezza di C.G.Jung. Era caratteristico di lui sostenere il giusto e l’ingiusto con eguale magnanimità. Fui testimone dell’attenzione caritatevole che riservava ai più piccoli così come ai più grandi avvenimenti e problemi dell’uomo e di come questa sua sensibilità si accompagnasse alla sua naturale, ruvida risolutezza. (…) L’integrazione degli opposti risplendeva attraverso ogni sua asserzione, traspariva dal suo sorriso scettico, dalla sua indulgenza venata di umorismo, dalla sua candida franchezza, dalla sua matura saggezza e dal suo rigore. (…)

(Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952 – Antigone Edizioni, p.168)

Oggi 6 Giugno, di nuovo, è per me un giorno doppiamente significativo, come già sanno molti vecchi lettori o amici che ora leggendo penseranno “eccolo…eccolo…dai sparala!!” 😀

Oltre ad essere l’anniversario di morte del più grande psicologo di tutti i tempi (non l’ho detto io eh! Si chiama bibliografia storiografica) è anche il mio compleanno, e potrei dire a questo punto che oggi – questa la sto creando mentre scrivo! – è il mio comple-junghi-anno! 😀

Vi lascio alla lettura di questo mega articolo tributo, dove alla fine troverete un paragrafo inedito e speciale dove ho raccolto, una ad una, circa venti resoconti di esperienze soggettive dei nostri lettori, di psicologi, amici e appassionati circa il loro incontro con Jung nella propria vita!

BUONA LETTURA!

Jung Bollingen torre
A sinistra: io a Bollingen, 2012, scattata a tradimento mentre meditavo da mio padre. A destra: Jung, Bollingen, “qualche anno” prima…

Tributo a Jung

(di Emanuele Casale)

Tornando al significato più autentico di questo articolo/tributo, voglio ricordare come Jung assunse e incarnò in sé il detto del latino Terenzio, che dice

nulla di umano mi è alieno.

A tal proposito qualcuno lo potrebbe accusare di essersi identificato con una certa dose di Hybris, ma sappiamo bene che la tendenza regolativa ad interessarsi alla cultura nella sua poliedricità – tendenza con cui si nasce – dev’essere parallela ad un’altra tendenza regolativa, che ci ricorda che non possiamo accogliere in noi quel tutto, quella poliedricità totale, ma dobbiamo almeno tenderci idealmente.

Queste due tendenze, unite insieme, ci mantengono in quello stato di apertura mentale, di rispetto verso la diversità, in quello stato di profonda umiltà (quella vera!)  🔎

Psicologia junghiana Carl Gustav Jung
➡ La psicologia di C.G.Jung (Joalnde Jacobi)

È da questo sfondo che partì la Psicologia moderna 🔎 [clicca per approfondire], il progetto della Psicologia Complessa (ovvero una psicologia generale che tiene conto della complessità, di cui la psicoanalisi ne è solo una declinazione, di cui forse nemmeno la più importante), identificata esclusivamente nei vari manuali apparsi nel corso degli anni, come “Psicologia Analitica” 🔎 o “Junghiana” (quest’ultima inoltre non esiste neanche tecnicamente parlando – “Per fortuna sono Jung e non sono Junghiano” disse una volta Jung stesso).

La psicologia di Jung è quella che ci troviamo nel quotidiano e che noi tutti usiamo quando ci serviamo di termini e concetti come introversione, estroversione, archetipi, anima, animus, complessi, associazioni verbali, inconscio collettivo, ecc. ecc.

È anche quella più mistificata e che raccoglie le proiezioni più bizzarre del mondo accademico scientifico, del mondo new age e di tante altre derive inflazionate che si declinano nei vari unilateralismi di pensiero, a cui la psicologia complessa (o analitica) ne risulta – fino a prova contraria – estranea fin nel midollo.

Jung libri psicologia
Jung nella sua libreria a casa. Kusnacht

Chi non era Jung? Una piccola parentesi

In un mio elaborato di tesi che riguardava le frontiere contemporanee di analisi in clinica e nella ricerca, ho dedicato – prima di addentrarmi in qualsiasi tipo di discorso – ampi capitoli a delle revisioni storiografiche circa il ruolo di Jung e dei suoi contributi (incluso quelli dei post-junghiani contemporanei) nel contesto della psicologia generale, delle psicoterapie, della scienze e della cultura.

Non tratterò qui il tema perché è di natura tecnica e molto ampio, ma mi basta ricordare come in Italia abbiamo una percezione del tutto sbagliata e non realistica circa Jung, sia in un’ottica biografica sia in un’ottica di contesto scientifico-psicologico.

Le cose più ridicole su Jung le ho sentite pronunciare proprio in quei luoghi accademici dove si presuppone ci sia una certa competenza e conoscenza: le università italiane, le facoltà di psicologia, le sette (scuole) di specializzazione in psicoterapia.

Jung parla. Interviste e Incontri
Jung Parla. Interviste e incontri

Molte di queste corbellerie e fantasticherie erano note già a partire dagli anni 60-70, fantasie e calunnie, informazioni deviate appositamente o portate avanti da una non scientifica divulgazione partita dai capi-setta quali Freud (che però negli ultimi suoi anni ebbe a rivedersi molto verso Jung, in senso più positivo e realistico), molti psicoanalisti successivi come E.Jones, storiografi disonesti che inventavano dal nulla documenti e prove per screditare Jung (famoso è il caso dell’oramai umiliato storico delle scienze di Harvard, Richard Noll, di cui Shamdasani ne denuncia la disonestà nel suo “Fatti e artefatti su Jung”,scoprendo il suo processo di costruzione di prove e documenti inesistenti come supporto a idee del tutto screditanti su Jung)

Fatti e artefatti su Jung (Shamdasani)
Fatti e artefatti su Jung (Shamdasani)

Uno dei insegnamenti orientali 🔎 che più mi piacciono e che più sento incarnato in me, è quello secondo il quale per conoscere l’essenza di un oggetto (o di sé stessi) non bisogna ricercarla direttamente, ma bisogna iniziare ad accorgersi dapprima che cosa NON appartiene all’oggetto, insomma bisogna scartare ciò che quella cosa non è, in modo tale che quell’essenza venga alla luce meglio, più direttamente, più chiaramente, da sé.

Come già dissi in un’intervista per Rai.Filosofia (non metterò il link perché c’avevo proprio una faccia di c… quando l’ho girata a 23 anni! 😀 ) con Jung – e con altri personaggi così complessi, ampi e mistificati come lui – occorre non tanto chiedersi “chi fosse Jung”, ma prima di tutto “chi non fosse”.

Bisogna procedere in tale maniera. È molto importante partire dal “chi non era Jung”, perché su di lui sono state proiettate le più grandissime Ombre, complessi e fantasticherie di ogni genere.

Jung 1940 casa Kusnacht
Jung 1940 casa Kusnacht

Scrive infatti lo storico Shamdasani:

Occultista, scienziato, profeta, ciarlatano, filosofo, razzista, gu-ru, antisemita, liberatore delle donne, misogino, apostata freu-diano, gnostico, postmoderno, poligamo, guaritore, poeta, artista della truffa, psichiatra e antipsichiatra: come non è stato definito Jung?

Se lo si nomina a una persona qualsiasi, è probabile che si ottenga una di queste definizioni. Jung, infatti, è una figura su cui la gente – informata o no – ha delle opinioni. Il breve tempo di reazione indica che le persone reagiscono alla vita e all’opera di Jung come se queste fossero adeguatamente note.

Proprio la proliferazione degli “Jung” porta però a domandarsi se sia possibile che tutti parlino della stessa persona. […] Nel 1952 Jung reagì al fatto di essere stato variamente definito un teista, un ateo, un mistico e un materialista osservando:

“Quando le opinioni su uno stesso soggetto sono molto diverse, esiste, a mio avviso, il fondato sospetto che nessuna di esse sia giusta, vale a dire che ci sia un fraintendimento.”

(…) [Jung] è una figura sulla quale si continua a drappeggiare una serie infinita di miti, di leggende e di fantasie romanzesche. I travisamenti, le distorsioni e le caricature sono la norma. Il pro-cesso non accenna ad attenuarsi.

(S.Shamdasani – Fatti e Artefatti su Jung. 2007, p.19)

Ripeto, non tratterò qui il tema, ma chiudo questa parentesi lasciando alcune delle più smentite stronzate su Jung che molti temerari continuano a credere senza aver letto mai un libro di storia o che continuano ad insegnare in maniera indignitosa nelle università o alcune “sette”di specializzazione.

Il mito di Jung Von Franz
Il mito di Jung (Marie Louise von Franz)

Lista dei falsi miti su Jung

  • Jung era un allievo di Freud (la più divertente probabilmente, giacché Jung non fu mai allievo di Freud. Si conobbero quando entrambi erano già professionisti affermati e con libri e lavori alle spalle significativi.)
  • Jung creò un suo proprio orientamento psicoanalitico che si contrapponeva a quello freudiano (a tal proposito è molto famosa la posizione di Jung, quando si esprimeva così:

    “Per fortuna sono Jung, e non sono Junghiano. (…) Le “teorie” delle nevrosi e di trattamento sono faccende dubbie. Trovo quindi sempre divertente quando coscienziosi medici alla moda asseriscono di praticare secondo “Adler”, “Kunkel”, “Freud”, o perfino “Jung”. Non c’è e non può semplicemente esserci una cosa del genere, e, anche se potesse, si sarebbe sulla strada che porta con più certezza al fallimento. (…) Io non parlo del mio metodo, io parlo di Psicologia!” )
  • Jung creò la psicologia junghiana (dov’è dov’è? È da anni che non la trovo! Ditemi dov’è vi prego!)
  • Jung era razzista e anche un pro-nazista (Inutile ovviamente aggiungere altro)
  • Jung era psicotico (così, ad cazzum way)
  • Jung era un filosofo (sarà per questo che lo fanno studiare nei licei in filosofia?)
  • Jung era un profeta (Kahlil Gibran lo aveva previsto nel suo famoso libro “Il Profeta”, ne sono sicuro!)
  • Jung era un puttaniere (pareri autorevoli dei laureati all’università della vita basati sulla visione di film non-storiografici su Jung e Sabina Spielrein)
  • Jung era un misogino (anche qui, random)
  • Jung creò un suo proprio metodo (questa anche è divertentissima!)
  • Jung formalizzò una teoria degli archetipi, dell’inconscio, e di tante altre cose (un famoso scienziato psicologo contemporaneo, americano, molto ironicamente nel manuale “Psicologia Analitica. Prospettive Contemporanee di analisi junghiana”, ci ricorda come tutti gli psicologi si fanno le seghe mentali più disparate su cosa credono che Jung abbia teorizzato circa archetipi e cosa no, sottolineando – paradossalmente – come Jung stesso non abbia MAI creato una teoria degli archetipi, né tantomeno dell’inconscio; i suoi erano semplici contributi e pezzi aggiuntivi alla psicologia, ipotesi a cantiere aperto, idee aperte a nuovi contributi futuri.)
Swiss psychiatrist Dr. Carl Jung relaxing in an easy chair in his library at home in Knusnacht, Switzerland, 1949
Jung che se la ride dopo aver letto i miti odierni che circolano su di lui, dalla sua casa a Kusnacht

Finisco qui questo intervento e rimando ad un articolo futuro nel quale andremo a smantellare uno ad uno queste fantasticherie di simpatici e inflazionati autori, “professori” e cazzeggiatori di manuali scritti coi piedi (anche se su alcuni punti, oltre alla non-costruttiva ignoranza, è evidente il livello quasi assente di un sano piano di realtà).

Come diceva l’autore del famoso e bellissimo saggio  “L’io diviso”, R.Laing, in uno scritto ancora inedito prodotto a quattro mani con Nameche (1985):

Per dirla tutta – negativamente – su Jung, si deve comunque guadagnarsene l’autorità. Forse è un pazzo, un ciarlatano, un bastardo totale.

Per avere il diritto di esprimere simili giudizi, però, si devono fare i compiti a casa, molto lavoro su di sé ed essere perlomeno in una posizione tale da saper valutare ciò di cui si stava occupando.

Non si stava certo occupando di totali assurdità, come alcune persone sono abbastanza sciocche da supporre e a molte altre piacerebbe credere. (…)

Proponiamo questo libro come contributo al ricordo, platonico e freudiano, all’indulgenza, alla pacificazione e – anche – alla celebrazione di un grande spirito umano, che non è stato un santo e non è stato un porco, ma un inguaribile uomo. Come di-cono i messicani: un uomo è raro

Jung legge a bollingen tower
Jung nella sua torre a Bollingen
Ma ora possiamo dire qualcosina su chi – sommariamente – era Jung?

Era un uomo, un padre, un marito, un figlio molto particolare, uno scienziato, un medico, uno psichiatra, uno psicoterapeuta, un insegnante, un maestro, un borghese e un contadino al tempo stesso, un buon gustaio di prima categoria (quest’ultima cosa me la ricordò anche il nipote che ho intervistato a Venezia 🔎), un ricercatore, un antropologo, un epistemologo, un clinico.

Questa sua poliedricità di essere “uomo nel mondo”, si trasferì inevitabilmente anche nella sua ricerca, nei suoi studi, nel suo “agire nel mondo” direbbe Thoreau, un agire nel mondo che era molto umile nonostante le sue abilità, le sue virtù, le sue capacità.

E da qui la difficoltà degli accademici nel leggerlo, comprenderlo, seguirlo tra le righe, da qui le mille invidie verso di lui, ancora tutt’oggi presenti a livello più o meno inconscio, le mille proiezioni attribuitegli, e nei portatori di tutte queste cose non troviamo di certo in ultima fila i junghiani stessi, anzi, alle volte sono i primi a fare a gara (anche in “convegni” e situazioni pubbliche) a chi dice più cazzate su Jung. (Per partecipare a questa gara non so dove bisogna iscriversi o se bisogna specializzarsi o fare un training analitico per un certo grandissimo numero di anni. Se ne sarpò in più vi terrò informati).

Emma e Jung a Bollingen
Emma e Jung a Bollingen

 

Il giorno in cui Jung morì: una commovente testimonianza piena di sincronicità.

Un resoconto della sua vicina allieva e amica Barbara Hannah

 

Qui di seguito un emozionante estratto da leggere tutto d’un fiato, tratto da “Vita e Opere di C.G.Jung”, bellissima – e unica – biografia scritta su Jung da parte di Barbara Hannah, collaboratrice e amica che gli stette accanto fino alla fine:

Barbara Hannah
Barbara Hannah

«[…] Poco dopo il suo rientro, sia a Marie-Louise che a me, ma separatamente l’una dall’altra, [Jung] riferì lo stesso sogno, ed entrambe avemmo la sensazione che, ritenendosi ormai prossimo alla fine, desiderava che venisse registrato. Eccolo:

L’ «altra Bollingen» gli era apparsa luminosa e risplendente, mentre una voce gli diceva che ormai era compiuta e pronta per essere abitata. Quindi, molto più sotto, Jung aveva scorto una femmina di ghiottone che insegnava al proprio piccolo a tuffarsi e nuotare in uno specchio d’acqua.

Era con ogni evidenza, un sogno di morte: già prima Jung aveva sognato quell’ «altra Bollingen», apparsagli in varie fasi di sviluppo, e sempre aveva detto che aveva sede nell’inconscio, nell’aldilà.

Bollingen Torre Jung
La torre di Jung a Bollingen

Lo stesso significato ha la conclusione del sogno: ben presto chi lo faceva sarebbe dovuto entrare in un altro elemento (quello che di solito viene definito l’altro mondo) e apprendere modalità di adattamento, non diversamente dal piccolo ghiottone che, già abituato alla terraferma, doveva abituarsi all’acqua.

Evidentemente, madre natura era decisa al cambiamento e disposta ad assicurargli il necessario appoggio. Il sogno rattristò moltissimo sia Marie-Louise che me, essendo chiaro che Jung ben presto ci avrebbe lasciate per andare nell’«altra Bollingen».

In effetti, può darsi sia stato proprio esso a sciogliere il solido nodo che lo teneva legato alla Bollingen terrena. Ma una volta ancora, come tante in precedenza, la completa accettazione della morte concesse a Jung, con sua grande sorpresa, una nuova tratta di vita.

Si ristabilì prontamente, e per tutto l’inverno si sentì abbastanza bene, anche se ritengo che le sue condizioni non potessero essere paragonabili a quelle precedenti l’ottantacinquesimo compleanno.

Comunque sia, contrariamente alle abitudini di prima non fece neppure il tentativo di andare a Bollingen, e rinunciò persino al solito soggiorno invernale nel Canton Ticino. Innegabilmente, il declino fisico era in pieno corso, ma la sua comprensione mentale e psichica continuò ad accrescersi fino all’ultimo.

Barbara Hannaha, Ester Harding, Von Franz
Barbara Hannah, Ester Harding, Marie Louise Von Franz

Se dimenticava anche la minima cosa (in effetti, non gli accadeva più spesso di molti anni prima), immediatamente commentava: “Toh, te l’avevo detto che sto diventando senile!”.

Che lo credesse o meno, sta di fatto che era l’unica opinione errata sul propri conto che si fosse mai fatta.[…] Scrive Jung nell’autobiografia:

La vita mi ha sempre fatto pensare a una pianta che vive del suo rizoma: la sua vera vita è invisibile, nascosta nel rizoma. Ciò che appare alla superficie della terra dura solo un’estate e poi appassisce, apparizione effimera. Quando riflettiamo sull’incessante sorgere e decadere della vita e della civiltà, non possiamo sottrarci a un’impressione di assoluta nullità: ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. Quello che noi vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura.

Ora che il fiore stava per appassire, a riprova del fatto che, al pari di ogni vita mortale, era solo un’«effimera apparizione», ecco che le radici eterne, le quali anch’esse C.G.Jung, comparivano sopra la superficie, protendendosi a proteggerlo.

Il sogno ci dice, con la massima chiarezza, che Jung stava morendo nell’ora giusta, e che stava per essere accolto da quel rizoma che egli aveva sempre saputo essere lì, quale «la sua vera esistenza, l’invisibile». Oppure, per dirla nel linguaggio da lui usato nei ‘Ricordi’, la sua personalità numero uno stava morendo, ma la numero due restava immutata.

Jung spirò alle quindici e tre quarti di martedì 6 Giugno.

Psicologia Junghiana Carl Gustav Jung

Anche questa volta, come nel 1944, si verificarono alcuni eventi sincronistici. Ricordo molto bene che, immediatamente prima che morisse, andai a prendere la mia automobile e trovai che la batteria, relativamente nuova e che mai aveva dato fastidi prima, era del tutto scarica.

La cosa mi sorprese molto al momento, ma quando Ruth mi telefonò, circa mezz’ora dopo, per annunciarmi il decesso, mi sembrò naturale, quasi che l’automobile l’avesse saputo.

[…] Mi resi conto con perfetta chiarezza che, misericordiosamente, l’inconscio ci aveva preparati a esso, e mi avvidi con quanta efficacia Jung ci avesse insegnato a stare sulle nostre gambe.

L’istituto proseguì le proprie attività come lo studioso certamente avrebbe desiderato. Chiuse i battenti soltanto per una giornata, venerdì 9 giugno, quando si celebrarono le esequie. Sui familiari furono esercitate molte pressioni per indurli a tenere il servizio funebre a Zurigo, al Fraumunster, la cattedrale.

Sono lieta di poter dire che rimasero incrollabili e che le esequie ebbero luogo nella chiesa del villaggio di Ksunacht.

Molti vennero anche da assai lontano, come Fowler McCormick che arrivò da Chicago, ma la chiesa di Kusncaht è molto vasta e, nonostante la grande folla, tutti trovarono posto. Evento singolare, durante il servizio scoppiò un altro temporale seguito da un acquazzone.

Col passare del tempo, e siccome Jung continuava ad apparire in sogni e in immaginazioni attive, tale e quale com’era da vivo, bisognava arrendersi all’evidenza: il rizoma, ovvero la personalità numero due, sembrava non aver subito nessuna alterazione per opera della morte. La quale è davvero paradossale, come Jung stesso aveva con tanta evidenza costatato dopo quella della madre, mentre tornava dal Canton Ticino.

Nulla di parapsicologico o spiritico: semplicemente, non siamo in grado di dire fino a che punto il fenomeno riguardi l’individuo Jung perché, nella sua attuale personalità numero due, egli è del tutto al di là della nostra esperienza e comprensione.

Forse a soccorrerci è un archetipo, che l’intera vita e l’insegnamento hanno costellato con tanta forza che nei sogni esso sovente appare nella forma dello studioso e parla con la sua voce. Ma chi può dirlo?

Mentre ero vicina alla sua salma, perfettamente in pace e tuttavia così remota, non avevo saputo far altro che ripetere più volte: «Grazie, grazie». Ed è gratitudine che continuo a provare per quest’esistenza vissuta così appieno e che abbiamo avuto il privilegio di conoscere: una profonda, illimitata gratitudine.»

eranos philemon foundation ef_2011jung_portrait

Che cosa ci ha lasciato Jung, oggi?

(di Emanuele Casale)

Non sforzarti di seguire le orme dei maestri: cerca ciò che essi cercavano. (Ma-tzu)

« […] le sue teorie formano un cosiddetto “sistema aperto”, che non chiude la porta a nuove possibili scoperte. Per Jung, le sue concezioni non erano altro che semplici strumenti, ipotesi euristi-che. […] Inaspettatamente, le concezioni di Jung hanno aperto nuove vie anche nel regno delle scienze naturali – per esempio, nella biolo-gia e nella fisica.» (Marie Louise von Franz)

Una cosa molto all’italiana che sento spesso dire negli ambiti accademici è questa: “Jung ormai è superato”.

La cosa divertente è che questo lo affermavano anche negli anni 60, proprio gli anni in cui lo stesso Jung non comprendeva del tutto ciò che aveva scoperto nel corso di tutti quei decenni di studi e ricerche.

Forse l’unica cosa ad essere stata superata di certo non è Jung, ma il livello di inflazione collettivo e di complessualità che vigono in questi ambiti di studio.

Ma non c’è da disperare. Buttando un po’ l’occhio oltre il proprio naso e intendo dire oltre l’Italia, ci accorgiamo che i contributi e gli sviluppi partiti dagli studi di Jung sono proliferati in maniera esponenziale in tanti ambiti, da quello clinico, a quello neuroscientifico, a quello dei sistemi complessi, ecc.

Psicologia Junghiana oggi
Psicologia analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana

L’opera di Jung – che conta il primato di Opera scientifica più grande al mondo, 18 volumi + seminari + inediti – è attualmente sempre più di riferimento per i principali studi sulla coscienza umana, sulle psicoterapie, e quelli relativi alle questioni psiche/materia.

Come ci ricorda l’analista junghiana Beverley Zabriskie:

in molti campi le ipotesi di Jung si stanno dimostrando valide. Le premesse psico-fisiche del test di associazione delle parole e i profili fondamentali della sua tipologia, benché reificati, sono sta-ti inglobati nella cultura.

Seppure talvolta fraintesi, sia il termine di archetipo e sempre più anche quello di sincronicità sono di uso comune. (…) le sue ipotesi sulla mente sono confermate dallo studio del lavoro del cervello.

Le analogie informate e intuitive per le sue deduzioni sulla natura della realtà sembrano sempre più plausibili man mano che gli ordini impliciti della nostra esistenza sono resi sempre più espliciti dalle scienza naturali.

Per i vari contributi junghiani nei vari contesti culturali, scientifici, e i vari sviluppi contemporanei, rimando a questi indispensabili libri, che – si badi bene – non solo trattano ciò che a cui ho appena accennato, ma delineano un quadro anche della psicologia moderna in generale, di cui ovviamente la psicologia complessa (analitica) ne è parte integrante e primaria.

Da qui ne deriva il corollario che non si può parlare di psicologia moderna senza parlare di Jung, o dei contributi attualmente esistenti derivanti dai suoi studi e che provengono anche da altri campi scientifici, quali biologia, fisica, neuroscienze, ecc.

Il pensiero junghiano nel mondo moderno Elphis Cristopher
Il pensiero junghiano nel mondo moderno

🔥 SPECIALE: psicologi e lettori raccontano del proprio incontro con Jung

Grazie a tutti coloro i quali hanno partecipato con passione a questo paragrafo dell’articolo: amici, colleghi, conoscenti e cari lettori del Jung Italia

Carl Jung and friends at Eranos circa 1936
Carl Jung and friends at Eranos circa 1936
  • Alessandro Raggi – Psicoterapeuta e Clinico Junghiano – da Napoli:

«L’incontro con la biografia di Jung cambiò il corso della mia vita e mi consentì di scegliere la strada che indicava il mio cuore. Su quella via c’erano il mio maestro Aldo Carotenuto, la città di Roma, poi Bologna e l’analisi, il tormento interiore, il buio e poi di nuovo la luce, l’incontro con James Hillman, la vita che nasce, l’amore. Credevo di aver capito Jung già anni fa, ma la “chiamata del daimon” non va capita, va ascoltata:
questo ho compreso oggi, grazie a Jung.»

 

  • Paolo Pozzetti – Psicologo specializzato allo Jung Institute di Zurigo

Ho incontrato Jung come si incontra la propria immagine in una pozza d’acqua dopo la pioggia.
Jung è il momento in cui ti chini per raccogliere pochi spicci e ti accorgi che accanto hai un papavero rosso e ti stupisci

 

  • Gabriele Fazzina – Studente di Psicologia – Catania/Trieste

«a volte penso se Jung, per quelli come noi, si trova nei libri o proprio dentro noi…»
(Da una conversazione privata con Emanuele Casale)

 

  • Valentina Clelia Russo – Psicoterapeuta Junghiana AIPA, phd. – Napoli/Roma.

«Il mio incontro con Jung è l’incontro di una essenza leggera intrappolata in un corpo ingombrante.
Grazie ai suoi insegnamenti e alla sua scuola, oggi riesco ad essere attraversata dalla mia vera sostanza senza per questo essere ancora così pesante.»

 

  • Michele Accettella – Psicoterapeuta Junghiano, CIPA, Roma

“Sogno di essere ad un seminario nei pressi del lago del mio paese d’origine. Jung è tra i relatori. In un momento di pausa mi avvicino a Jung per avere un suo autografo. Provo a scambiare due parole con lui sulla mia provenienza da quei luoghi e sul mio lavoro a Roma. Lui è un po’ disorientato: dice qualcosa sul tempo e sulla sua relatività. Mi scrive alcune note firmate su di un libro con dei rimandi alchemici. Sono un po’ deluso: mi ricorda la semplicità di mio nonno. A questo punto sono io ad essere disorientato”.

 

  • Luigi Turinese – Medico e psicoterapeuta Junghiano (CIPA meridionale)

La vita e l’opera di C. G. Jung hanno avuto per il mio universo psichico la funzione che ha avuto il Big Bang per l’Universo: tutto ciò che si è poi delineato nella mia coscienza è scaturito da lì…

 

  • Flaminia Nucci – Psicoterapeuta, da Milano

Tratto da un mio sogno:
«Una barca a vela naviga placidamente sul Lago di Zurigo. Il lago è calmo e la giornata serena. La luce è quella del tramonto. Al timone c’è Jung che fuma la pipa e narra avventure misteriose. A prua c’è la figlia, che guarda verso l’orizzonte e ascolta il padre, rapita. Guardo da vicino con curiosità la ragazza e, con mia enorme sorpresa, scopro che quella ragazza sono io.»

 

  • Alessandro Mariotti

La figura di Jung è quella di un padre che mi sono scelto, questo è tutto.

 

  • Alessio d’Angola – Psicologo

Ti ho conosciuto all’età di 21 anni e sarebbe troppo impegnativo in questo contesto spiegarti gli avvenimenti che mi hanno portato a conoscerti, a leggerti e ad appassionarmi dei tuoi scritti,  ma in fondo tu immaginavi cosa potesse accadere a chi “osava”  a leggere i tuoi libri.  Tu maledetto Carl, mi hai gettato con le tue parole in un mondo di infinita vastità e complessità, ignaro di ciò che mi sarebbe accaduto avvicinandomi a te. Mi hai insegnato ad aprirmi al mio mondo interiore, riuscendo a dare significato alla mia esperienza e a vedere l’altro nella sua complessità, riuscendo a mettere in crisi il mio sterile determinismo. Le tue parole mi hanno insegnato ad accendere una luce, facendomi dapprima passare per boschi, grotte e caverne, facendomi incontrare lupi, cavalli e corvi, personaggi fiabeschi e bizzarri. Mi hanno inseguito e dopo tanta paura mi hanno accolto e ho accolto. Mi riesce difficile descrivere la mia esperienza circa Jung attraverso la scrittura, so dire con certezza che Jung vive e so che Jung parla.  Moriva il 6 giugno di  56 anni fa ma le sue parole non hanno tempo. Concludo con una sua citazione che in questo periodo della mia vita ha particolare significato: “per fortuna sono Jung e non sono Junghiano”.

 

  • Luciano Amato Fargnoli – Psicoterapeuta e Criminologo – Napoli/Roma

Il primo incontro con Jung ha una data ben precisa, estate del 1972. Ero iscritto a Filosofia e cercavo qualche psicologo che avesse preso in considerazione sia la Filosofia che l’Alchimia. Un amico mi suggerì di leggere “Ricordi Sogni e Riflessioni”.
Fui letteralmente folgorato dall’incipit che tutt’ora, mi fa da guida nella pratica analitica: “La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio. Tutto ciò che si trova nel profondo dell’inconscio tende a manifestarsi al di fuori, e la personalità, a sua volta, desidera evolversi oltre i suoi fattori inconsci che la condizionano, e sperimentare se stessa come totalità.” Mi dissi: ecco ho trovato il compito, il senso, e, grato, proseguo su questo cammino.

 

  • Giulia Maria D’Ambrosio – Psichiatra e Psicoterapeuta Junghiana

Ho conosciuto Jung nel 1990 attraverso le parole, chiare e inequivocabili, di Adriana Mazzarella. Incontro che ha portato ad altri incontri, a una apertura insperata sulla psiche, a un grande e appassionato lavoro. Mi piace quel suo continuamente ripartire dalle aste, come in prima elementare, che consente anche a me la stessa libertà, ogni volta e con stupore; aprire un suo nuovo scritto è come uscire, dopo un iniziale confortevole ritorno a una antica casa, a rimirare le stelle di un cielo immenso.

 

  • Luca Biasci – Psichiatra e Psicoterapeuta Junghiano (CIPA)

Jung mi ha indicato i sentieri che culminano in una radura boschiva, dove il senso è contenuto nella mezza luce/penombra; certo la fitta oscurità della foresta e la accecante luce dello spazio aperto al centro, in rapporto gestaltico figura/sfondo, contribuiscono appieno alla formazione di quei chiaroscuri, sono i presupposti essenziali del loro esser-ci, ma la fruizione del senso è possibile solo dove il tenue raggio di luce, filtrato attraverso le tenebre del bosco, dipinge figure sfumate, disegna contorni sfuggenti, ritaglia spazi d’ombra. In questo paesaggio inenarrabile accade il mistero e ne resta incluso, quasi incredibile icona forgiata dalla natura.

 

  • Ciro Ferraro – Psicoterapeuta, Napoli

«Scoprire Jung, o riscoprirlo, è stato come ascoltare, o riascoltare, un bel disco di vinile. Dopo che per anni ti avevano convinto che la musica “digitale” era superiore, prima con i cd, poi gli MP3, MPEG 4, Flac e cosi via, formati capaci di avere sempre più dati, sentivi che mancava qualcosa. Riascolti un disco di vinile, analogico, su solco e scopri una profondità di suono che tanta tecnologia non ha. Allora comprendi la ricchezza dell’analogico, della potenza delle immagini (sonore), della profondità “emotiva” dei loro significati, che tante conoscenze e tecniche attuali non hanno.
Qualcuno potrebbe dire che è “soltanto” nostalgia. Ma se così fosse, e non lo è, ma non è la nostalgia, l’emozione ed il colore (blue) preferito dell’anima?»

 

  • Zaira Cestari – Psicologa e Psicoterapeuta Gestaltica-Analitica (Pisa)

“Jung è entrato in questa mia vita, o meglio, non è entrato, l’ho accolto…a gocce, come se non potessi berlo tutto prima del tempo, come se il precetto dell’individuazione fosse in qualche modo primario in me. Dovevo allenare il mio pensiero per incontrare Jung. Andai a prendere vari pezzi, mi incuriosivano delle connessioni tra le varie discipline, scorgevo un senso che non sapevo definire tra le cose: fisica, religione, sciamanesimo, alchimia.

Il suo nome lo leggevo spesso nelle mie ricerche, ma era come se inconsciamente lo tenessi ancora da parte. Poi un giorno, era estate, decisi di approfondire direttamente Jung, e quindi dedicai l’intera estate a leggerne un bel po’.

Quando lo leggevo sentivo che avevo compiuto già qualcosa fino a quel momento, e ora leggerlo era come aprire una porta di casa. Leggere Jung rappresentava per me un legittimare, un dare voce, a qualcosa di fino a quel momento indicibile, che ha a che fare col mondo invisibile, interiore, con un mondo non lineare, un mondo però che per me – ma anche per molti altri – è sempre stata una realtà primaria, nonostante riconoscevo un altro tipo di realtà, quella più conosciuta in questa moderna società, dai sensi…

Jung è come se mi avesse dato la chiave per provare a vivere questi due mondi, la parte visibile e invisibile, provando così a creare. L’incontro tra queste due parti della realtà, crea.

Il 2015 è stato l’anno in cui mi sono introvertita più rispetto agli altri, in questo mio stato d’introversione mi è venuta a trovare un sogno in cui era presente Jung, la sua immagine. Era un’atmosfera rassicurante.

Dopo averlo sognato ho cominciato ad uscire dalla mia introversione, come se la sua presenza nel mio sogno mi avesse ricordato “l’uomo”, ovvero la concretezza, l’essere vivo, l’essere carne anche… Era avvenuto qualcosa.

L’immagine di Jung mi rimanda sempre alla completezza di sé, il vivere la vita – soprattutto nei drammi – come se avessi delle porte, che si possono aprire o no, che ci sono dei tempi, dei ritmi. Lui mi ricorda la possibilità di poter andare verso il centro di sé, dove c’è l’origine, per me lui rappresenta questo sempre.

Ringrazio Emanuele Casale per impegnarsi nell’unire persone e testimonianze rispetto ad un certo tipo di coscienza, a permettere che ci sia un tributo davvero ad un’opera così grande.

 

  • Valeria Giovannini:

«La vita non viene dalle cose, ma da noi. Tutto ciò che accade fuori è già accaduto.
Perciò chi osserva l’evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo. Le cose che accadono sono sempre le stesse.

Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell’essere umano. Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo» (Carl Gustav Jung, da Il Libro rosso, Liber primus. p. 239)

Ciò che è dentro di noi, è eterno. Al di là del tempo e dello spazio. Nella tempiternità. I sogni rispecchiano tale dimensione. Ecco perché tutto ciò che accade fuori è già accaduto.

 

  • Rosanna Pizzo

Accostarsi a Jung per me è stata un esperienza esaltante, arricchita dalla partecipazione al gruppo junghiano, organizzato da te, Emanuele, che con tanta passione, impegno e competenza sei riuscito, credo, a fornire a tutti noi continui di spunti di arricchimento e di crescita interiore.

Il mio primo incontro con l’opera junghiana è iniziato con la lettura della sua autobiografia, che ho letto due volte, in cui in nuce sono presenti tutti i temi che egli svilupperà nelle sue opere.

Così sono passata dal semeiotico razionalista (significante-significato) Freud al simbolico Jung, la cui eccedenza di senso in ogni sua espressione, mi ha costretto a un lavoro ermeneutico continuo dentro di me, che ha cambiato la relazione con me stessa, ma anche quella con il mio prossimo, che oggi, vedo con altri occhi, quindi la mia maniera di essere nel mondo.

(Resta indimenticabile, in proposito, ma solo a titolo esemplificativo, che ovviamente l’eccedenza di senso non deve essere scambiata per irrazionalismo, anzi, quando diceva “Solo il paradosso è capace di abbracciare, anche se soltanto approssimativamente, la pienezza della vita” (Opere, vol. 12, pag. 20))

Per  dirla con il critico letterario, linguista e semeiologo francese Roland Barthes,(1915/ 1980) ricorrendo ad una metafora, molti scritti junghiani, proprio per l’eccedenza di senso cui rinviano, (di non sempre facile comprensibilità, ma, a mio avviso, anche le distorsioni di senso possono diventare arricchenti) a mio parere, sono da considerare “scrivibili”, in quanto appartenenti a quella categoria di testi, che forniscono a lettore la possibilità di diventare produttori di nuovi e diversi significati, a differenza dei testi cosiddetti realistici, che pongono il lettore di fronte significati “chiusi”, che fanno sì che egli diventi, viceversa, unicamente, il consumatore di un significato fisso di un testo, che così, è solo “leggibile”.

Che dire di più se non che Jung è un faro, che continua con le sue opere ad illuminare la vita di chi si accosta con un approccio estetico alla sua opera, quindi emozionale, coinvolgente, appassionato, come d’altro canto è stata la vita è l’opera di questo grande. Grazie Emanuele, per averci dato un’occasione in più di conoscere ed apprezzare quello che io definisco un grande del pensiero, in quanto definirlo solo come psichiatra, sarebbe riduttivo e assolutamente immeritato…»

 

  • Valeria Bianchi Mian – psicoterapeuta, psicodrammatista di orientamento junghiano e scrittrice – Milano

Molto tempo prima di avere una vaga idea di chi diavolo fosse (o di quale daimon potesse risvegliare in me) Carl Gustav Jung, trascorrevo le vacanze estive in montagna nei pressi di Bergamo. I miei genitori avevano acquistato una casa al confine di un bosco.

Nel bosco c’era una grossa pietra sulla quale mi sedevo per giocare, immaginando che fosse una nave pirata. Ero appassionata di Robert Louis Stevenson, Jules Verne, Emilio Salgari. Il masso “fisso” diventava “nave” tra i flutti dell’oceano immaginale.

Più tardi, quando approcciai le Opere di Carl Gustav Jung lo feci addentrandomi subito nel mondo della psicologia alchemica. Mi laureai con una tesi sull!androgino “al femminile”. Ritrovai e nutrii il senso fecondo di quella prima pietra-nave, elemento di un viaggio interiore ed esterno a me.

Anche Jung, lo stesso Jung, aveva un masso sul quale sedeva, e si domandava se fosse lui a sedere sul masso, o se lui stesso fosse anche la pietra. Quanti figli unici finiscono a farsi domande seduti sulle pietre? O, forse, sarebbe meglio dire “cominciano”?

 

  • Antonino Tamigi – Psicologo

Ciò che mi ha donato e continua a donarmi Carl Gustav Jung, con la sua testimonianza di vita e di parole e di immagini, è stata la sua “impronta digitale” e il suo “iride” profondo, antico.

Ho scelto queste metafore specifiche, perché entrambe racchiudono espandendo l’unicità e l’impenetrabilità di ogni individuo, di ogni combinazione individuale, come sappiamo, e come sanno i lettori carpiti dalla “radioattività” dei suoi scritti, dalla saggezza e dall’umanità che trapelano prorompenti…

 

  • Guglielmo Centini

Colui che ha saputo realizzare l’equilibrio in Sé, attraversando la follia, uscendone, volgendola a rivelazione e bussola della cura.

 

  • Simone Maggio – Psicologo e Speaker Radiofonico di Radio Italia

“Mi sono avvicinato a Jung in un periodo di cambiamento radicale della mia vita. Mi rendo ora conto, e sempre più, che lo conoscevo da prima di incontrarlo, la sua storia dal fondo mi chiamava da sempre. Gli opposti, le contraddizioni, il trascendente, la Grande Madre, l’inconscio creativo e creatore, diventare ciò che si è, i sogni e il futuro, la solitudine e troppo altro. Come ogni vero incontro, poi si esce trasformati ed è quanto accaduto. Perché come ricorda il dottor Jung le esperienze non si possono mai fare: accadono. Jung, un’esperienza decisiva che mi è accaduta.”

 

  • Alice Zubeini – Infermiera e appassionata di Psicologia, Letteratura e Arte

“Con C.G.Jung è stato un incontro della Soglia. Nel crogiuolo informe tra la fine e l’inizio di una nuova Vita, si è reso presenza tangibile, sempre preziosa, capace di aiutarmi a tessere il filo di un Senso che non c’era più.”

 

  • Mario Gullì – Psicoterapeuta Junghiano (CIPA)

Tratto da una conferenza inedita all’istituto di Zurigo ETH:
“Con la Hybris dell’intelletto non si va proprio da nessuna parte. Si deve quindi accettare quel che l’inconscio produce, e sta a voi capire il suo linguaggio. È il linguaggio della natura. Non è il vostro linguaggio, è la logica della natura, l’intelligenza della natura, è la moralità della natura che deve essere tradotta in forme umane. La forma è il compito e questo, vedete, è il motivo della dignità dell’uomo. Egli da un senso alla creazione, poiché in essa non vi è riflessione. È l’uomo che possiede la riflessione. Questo è il suo compito e se lo adempie può vivere. Può vivere nel modo giusto e non è sterile. Se invece si pone al di sopra di esso è sterile, stupido. È incommensurabile con la scienza”. (C.G.Jung)

 

  • Oscar Carmelo Contino

Ho incontrato Jung a 23 anni, anche se è comparso dieci anni prima sotto forma di qualche riga in un libro di divulgazione psicologica…Fu un incontro di un attimo, poi uscì dalla mia vita per un pó. Rientró improvvisamente in un momento della mia vita in cui ero bloccato, in quanto tutto ciò che intraprendevo falliva. Mi proposero di incontrare una persona…la chiamai, presi un appuntamento ed il giorno che la incontrai cambiò tutto. Jung è arrivato e mi ha aiutato a prendere in mano la mia vita, metterla in discussione: è stato IL Viaggio con la V maiuscola, un viaggio che tutti dovrebbero fare, è stata una Rivelazione…Ed oggi sono ciò che sono grazie a quel percorso. Temo ancora di fallire ma ho dalla mia la consapevolezza e – cosa più importante – la mappa disegnata dai miei sogni.
Un grazie infinto a Carletto Gustavo <3

 

  • Simona Enrica

Jung non lo si legge…è lui che legge te. Non puoi leggerlo senza lasciarti leggere, perché un uomo che si è immerso a tale profondità dell’essere non ha visto solo se stesso, ma l’esistenza…al di là della clinica, nell’anima e dallo spirito dell’uomo, della vita.  Jung non è mera conoscenza, ma la spinta di un bisogno…che andando verso lui ti riporta a te stesso.
L’ho sognato qualche notte fa, gli ho fatto una domanda su un aspetto quotidiano della mia vita e le sue parole accompagnate da un sorriso serio “il tuo processo d’individuazione come va?” La mia domanda era verso il ‘fuori’, lui mi riportava ‘dentro’…al centro.

 

  • Laura De Carolis

Lo avevo visto citato diverse volte nelle mie letture ed ero curiosa. Ma aspettavo.
Un giorno (che si rivelò uno dei più importanti della mia vita per diversi motivi) trovai la sua biografia a due euro su una bancarella di libri. Era il momento. La scoperta cominciò.
Se tutto va bene, vivere è imparare strada facendo. Ma incontrare certi autori, il loro pensiero, è come indossare gli stivali del gatto della favola e fare cento leghe verso la comprensione di cui siamo capaci.

Jung per me è stato questo, un mettere a fuoco maggiormente molte cose che prima erano sfocate; poter ampliare il senso di quello che avevo visto e vissuto.

 

  • Maria Grazia Monaco – da Catania:

«Amo Jung perché il suo pensiero si accosta sempre con rispetto e senza alcuna ingerenza al mistero individuale di ogni esistenza. Ci dice: ”Non vorrei indicare la via a nessuno, perché so che la mia mi fu mostrata da una mano che è ben al di sopra di me…Cerco solo di essere un modesto strumento”.

Jung si accosta alla propria psiche come un osservatore attento e generoso, come “un innamorato dell’anima” e ci insegna che la nostra vita terrena scorre nello spazio e nel tempo ma si muove su uno sfondo eterno che emana e trasmette immagini, voci e simboli che guidano la nostra anima sperduta a trovare la sua strada, a gestire il teatro delle sue passioni e a compiere la sua evoluzione.

Amo Jung perché mi ha trasmesso questo suo grande amore per l’anima, nostra unica via di salvezza e ponte verso il profondo. Se ci troviamo nel caos, non ci resta che ripartire dall’anima, fonte di luce nell’oscurità, sede della nostra individualità e del suo superamento.»

 

  • Omar Montecchiani – counselor

“Come un guerriero ti ho combattuto; come un assetato nel deserto, alla tua fonte originaria mi sono abbeverato. Mio amato nemico, mia grazia e illuminazione – mia oscurità. Dal grembo infinito dei tuoi abissi ho tentato di liberarmi, penetrandoli con tutto il mio essere. La salvezza nasce dal sacrificio del bene e del male, in nome del divino che è in noi – dall’incarnazione indicibile, nel mistero della nostra anima.”

 

  • Irene Galfo

L’incontro con l’opera di Jung mi ha dischiuso nuove illuminanti prospettive e ha dato conferma ad alcune mie “timide” intuizioni circa sincronicità e telepatia. Considero Jung un “portale” verso l’universo interno ed esterno, un viaggio da intraprendere con entusiasmo e curiosità, sentimento e pensiero per una presa di coscienza sulla possibilità dell’effettiva esistenza concreta di altri luoghi e tempi, reali, visibili, non visibili, onirici, sovrapposti, paralleli e non, costruiti per mezzo di simboli da interpretare e tradurre per informarci circa la conoscenza assoluta del Sé, dello Spirito, dell’Inconscio. Un materiale ricco, multiforme, colorato e prezioso a cui attingere per trarre ispirazione, per orientarci nel presente e nel futuro e per una comprensione più ampia del senso della Vita, del Sé e dell’Altro. Irene Galfo

FINE.


 

La commovente lettera inviata da una paziente a Jung: l’importanza dell’accettare

 

L’autobiografia più bella mai scritta: Carl Gustav Jung e i suoi “Ricordi, Sogni, Riflessioni”

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10 Commenti

  1. Il suo pensiero fu strappo dalla mia primigenia formazione. A Zollikon fu Dora Maria Kalff che mi iniziò ai suoi scritti, o viceversa. Pensieri fabbricati da immagini, o loro brandelli, che mi hanno trovato e abitato mortificandomi per salvarmi ed esistere. Il suo pensiero è stato corpo sottile vibrante che si è insinuato costringendomi alla via.

  2. premetto che non sono un medico,ma ho una grande attrazione per dott. jung.ho conosciuto per caso jung leggendo la famosa rivista:selezione.che parlava di jung e della sua forza taumaturgica,lo letto tutto d’un fiatto e sono stato meravigliato, che poi l’avro’ riletto tantissime volte.poi ho iniziato a comprarmi dei libri di jung .devo dire che prima di conoscere il dott. jung ero come dentro un tunnel,gli psichiatri non mi avevano mai parlato di psicoanalisi e nemmeno praticato e io non guarivo.e cosi quando ho letto jung la mia vita è cambiata adesso posso dire che io so’ jung mi entrato cosi forte nell’anima che alle volte credo di essere come :dott.jung.

  3. Leggendo le testimonianze delle persone che hanno incontrato Jung, mi sono sentito stimolato a riportare anche un sogno che ho avuto tanto tempo fa, proprio quando avevo iniziato a leggere Carl Gustav, spinto da un periodo depressivo che stavo attraversando. Nel sogno mi trovavo a Bollingen presso la torre di Jung ed in sua compagnia. Chiesi quindi a lui cosa è l’ Anima, perchè non riuscivo a comprenderne il “concetto”, attraverso le letture che stavo facendo. La risposta che lui mi diede fu: “devi scoprirtelo da solo”. Quel responso continua ad accompagnarmi parlandomi sempre.

  4. Emanuele grazie per questo bellissimo articolo. Per me onorare Jung significa continuare a studiare con umiltà la sua opera. Forse non sono stata io a trovare Jung, a volte penso che egli abbia cercato me, e questo lo devo dedurre da una serie di eventi sincronistici che mi hanno indicato la via. Racconto brevemente un sogno che mi ha aiutata molto in un periodo in cui soffrivo di attacchi di panico( periodo di nove mesi, come una gravidanza…) : ero ad una conferenza del dottor Jung, ma non ero tra il pubblico, bensì accanto a lui, insieme ad una sua assistente; l’assistente mi chiede: “conosci il tedesco?” Ed io”No, purtroppo no”. Mi indica il leggio del dottor Jung e di nuovo mi chiede: “Sai cosa c’è scritto qui?”. Ed io:”No, te l’ho detto, non conosco il tedesco”. Il dottor Jung mi guarda e dice: “Qui c’è scritto: VIVERE!”. E’ stato l’inizio della mia guarigione dagli attacchi di panico.

    • Non secondo i manuali di storia della psicologia aggiornati agli ultimi anni. Se poi è una “opinione” soggettiva allora è un altro discorso. Padre delle psicoterapie moderne e della psicologia moderna è Jung [cfr. “Jung e la creazione della psicologia moderna.”, di S.Shamdasani; “Dossier Freud”, di Jacobson e Shamdasani; “La scoperta dell’inconscio”, Ellenberger.]

  5. Grazie per il contributo.
    Penso che, per quanto riguarda le varie interpretazioni della figura di Jung, convenga sempre lavorare al pro, e lasciare che il contro continui a generare i suoi binari morti.
    E’ tempo perso controbattere.
    grazie ancora
    gm

    • Giuseppe hai detto una grande cose che negli ultimi 3 anni ho applicato anche io in ambito accademico e divulgativo col blog.

      Controbattere è inutile, lo stesso Jung diceva una cosa semplicissima ma al tempo stesso data molto per scontato:

      “Le spiegazioni servono soltanto a chi ne ha bisogno. Chi non ne ha bisogno non ha bisogno di eccessive spiegazioni.”

      Tradotto in questi termini: non serve controbattere a chi di Jung ne fa oggetto delle proprie proiezioni negative e critiche buffe non supportate MAI da alcuna fonte bibliografica autorevole.

      Grazie per il tuo commento! Un caro saluto,

      Emanuele Casale

  6. Su Jung quando circa 38 anni fa lo conobbi non da studioso ma solo come appassionato dell anima umana, posso solo dire grazie di avere dedicato la tua intera vita alla scoperta ed allo studio dell’ anima e psiche umana, ma d’ altronde come avrebbe potuto non fare questo ???

    Intuii in me fin da subito, il genio, lo scienziato, serio e rigoroso, obbiettivo e rigoroso, ma soprattutto l’ uomo completo e speciale che e’ stato e che potremo comprendere bene per tanti di noi, io compreso , soltanto fra varie generazioni presumo !

  7. Amo Jung perché sentirlo è come entrare a casa , tutto appare riconoscibile come da sempre vissuto , gli odori, i rumori, le stanze, le luci, le ombre, i fantasmi e le paure….il ricordo dei volti noti e amati . Jung è questo , è la nostra semplice intimità e questo voleva essere quando ascoltava, ne sono sicura , come fa una madre che conosce il mistero della vita e si intenerisce ad osservarti mentre ti divincoli per scoprirlo sapendo che un senso non c’è.

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