Per arrivare a comprendere l’Altro, impariamo a vedere prima noi stessi e le proprie tenebre

6
332

Comprendere l'altro

Ma come facciamo a parlare o a giudicare l’Altro,
quando siamo ciechi perfino a noi stessi?

[dropcap letter=”«A”]ncora oggi dobbiamo essere estremamente prudenti per non proiettare troppo spudoratamente la nostra Ombra; ancora oggi siamo sommersi dalle illusioni proiettate.

Un individuo abbastanza coraggioso per ritirare tutte queste proiezioni è un individuo cosciente della propria ombra. Un individuo siffatto si è accollato nuovi problemi e nuovi conflitti.

Egli è diventato per se stesso un serio problema, poiché egli non è più in grado di dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore e che essi devono venire combattuti.

Egli vive nella casa dell’accoglienza del , del raccoglimento interiore.

Un tale uomo sa che qualunque cosa vada a rovescio nel mondo va a rovescio anche in lui stesso, e che col solo imparare a tener testa alla propria ombra egli ha fatto qualcosa di positivo per il mondo.

Comprendere gli altri
Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia

 

È riuscito a rispondere a una parte infinitesimale dei giganteschi problemi insoluti dei nostri giorni. La difficoltà di questi problemi sta in gran parte nel veleno delle mutue proiezioni.

Come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, né quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione?»
(Carl Gustav Jung – Storia e psicologia d’un simbolo naturale, in  Opere, Vol.11. Psicologia e religione)

«Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima.

Si compiono esercizi di Yoga indiano di qualsiasi osservanza, si seguono regimi alimentari, si impara a memoria la teosofia, si ripetono testi mistici della letteratura mondiale, tutto, perché non si sa affrontare sé stessi, e perché a gente simile manca ogni fiducia che dalla loro anima possa scaturirne qualcosa di utile.

Così gradatamente l’anima è diventata quella Nazareth dalla quale non può nascere nulla di buono; per questa ragione la si va cercando ai quattro venti, e quanto più è lontana e bizzarra meglio è.»
(C.G. Jung)

«La rimozione è una specie di semi conscio e indeciso lasciar correre le cose, oppure disprezzare l’uva che non si può raggiungere, oppure un volgersi da un’altra parte per non guardare in faccia i propri desideri.»
(C.G.Jung – Psicologia e religione, pag. 77)

Proiezione Psicologia
Illumina il tuo lato Oscuro (Debbie Ford)

Servizi Jung Italia
Donazione Paypal Jungitalia Puoi contribuire all’uscita di nuovo materiale gratuito che potrò mettere a disposizione per te e migliaia di altri lettori. Il Jung Italia è un progetto personale che porto avanti del tutto volontariamente, e ha fatto crescere e formare migliaia di curiosi, addetti e appassionati alla psicologia.

6 Commenti

  1. Sì il problema è come fare a guardarsi? Se uno fa l’elenco serve una quantità soverchiante di risorse.

    La risposta deve essere più facile, ma chi ha saputo fare questo, pare, non sappia come lo ha fatto.

    Per cui sembra che rimaniamo senza cultura trasmissibile…

  2. Si fa osservando le emozioni quando si provano, osservarle significa rimanere vigili e percepirle senza correre a distrarsi, se provo paura ma accendo la tv x distrarmi sto scappando da quell emozione e tornerà più forte e amplificata.se invece mi accorgo di avere paura ne divento cosciente e non fuggo allora la paura se ne andrà.o le posso dire di uscire dal corpo e lei uscirà.ecco come fare. Non fuggire ma rimanere presenti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Per favore inserisci il tuo nome