Carl Gustav Jung nasceva il 26 luglio! Aneddoti e racconti del padre della psicologia complessa

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Carl Gustav Jung Anniversario compleanno

Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica e complessa: nasceva il 26 luglio 1875.

«…il figlio di uno che ha da venire per annunciare il Padre,
un frutto che è più antico dell’albero su cui è cresciuto. […]
Tu, nuova favilla della fiamma eterna, in quale notte sei nato? […]
L’astro della tua nascita è una stella errante e mutevole.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.243)

Il Jung Italia ha come tradizione quella di ricordare ogni anno con un tributo il compleanno e l’anniversario di morte 🔎 di nonno Jung! Egli nacque ben 143 anni fa!

Anche quest’anno, nel giorno della sua nascita, lo ricorderemo attraverso alcuni passi meravigliosi relativi alla sua infanzia, e altri che ci riporteranno ad uno Jung giovane, quando era studente di medicina, un periodo della sua vita raccontato dal suo migliore amico di una vita, Albert Oeri.

🔎 Se ancora non conosci Jung ti consiglio di iniziare da questa guida: Conoscere Carl Gustav Jung. 7 libri su Jung fondamentali per cominciare

«Jung era in tale anticipo sul suo tempo che cominciamo soltanto oggi a intuirne la portata rivoluzionaria.

Certe sue intuizioni sono comprensibili solo nella prospettiva di secoli. Ma come egli stesso disse un giorno:

“Tutto ciò che ha valore è costoso, esige molto tempo, e richiede molta pazienza.”

Jung viene spesso frainteso, lo comprende soltanto forse chi ha potuto mettere in discussione tutte le cose apprese e credute durante la sua vita ed è quindi costretto a ripiegarsi su se stesso e cercare senza pregiudizi, negli angoli più nascosti della propria anima, indicazioni che dimostrino una possibile via»

(Dal documentario di Werner Weick presente su Youtube)

BUONA LETTURA!

🔎 LEGGI ANCHE: La meravigliosa autobiografia di Jung. Un libro di vita e di insegnamenti

Carl Jung Child Bambino
Jung da bambino

Introduzione

(di Emanuele Casale)

Cos’è che nasce, cos’è che muore? Chi nasce, chi muore?

Si muore, si, ma il rizoma perdura. Ricordo il Buddha quando dice:

Quando qualcuno muore qui, nasce da qualche altra parte.
Quando qualcuno nasce qui, muore da qualche altra parte.

Jung nacque il 26 luglio del 1875 a Kesswill (Svizzera). La data di nascita è di per sé simbolica per l’individuo singolo ma anche in senso collettivo.

Dietro quei numeri della propria data di nascita si cela come un segreto che ci rimane indicibile, si cela un destino che durante tutta la vita preme per accadere in questa esistenza.

Nel profondo di ognuno di noi, quella data unica, personale, propria, nasconde un mondo in divenire, risuona e produce echi provenienti da un nucleo antico che ci abita, molto più antico di noi stessi…

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, Sogni, Riflessioni (Jung)

«La data di nascita ti è data ancor prima che tu nasca, così come altre diverse cose che porterai con te per sempre in questa vita. In essa c’è parte di te ed essa è simbolica.

Per questo, arrivato il giorno in cui rivivi dopo anni la tua nascita, hai in te sempre una percezione di te stesso come antico e al tempo stesso come nuovo.

Questa data la senti nel profondo risuonare perché contiene un nocciolo significativo del tuo divenire. Nella tua data di nascita è contenuto del numinoso.

Essa segretamente fa trapelare un destino che ti appartiene.

La tua data di nascita contiene in sé del nuovo, in quanto designa la nascita del tuo nuovo essere mortale qui ed ora;

e del vecchio, in quanto essa contiene qualcosa che trascende la tua stessa nascita e corre indietro nei tempi, e questo suo esser vecchia è ciò che ti procura principalmente quel senso di numinoso e quel senso di segreto significato.»

(Emanuele Casale)

Ma ora passiamo direttamente agli estratti…

Jung famiglia
Uno Jung ragazzo: (da sinistra) Paul Achilles Jung (padre), Johanna Gertrud Jung (sorella), Emilie Preiswerk (madre), Jung da ragazzo

Estratti dall’autobiografia: “L’eternità presente nella mia infanzia. Vi era un mondo eterno lì.”

Qui Jung racconta di quando, da adulto, ritornò in un luogo a lui caro della sua infanzia. Ecco le sue forti impressioni che lo travolsero per un attimo:

«Trent’anni dopo fui di nuovo su quel pendio (dove Jung svolgeva nell’infanzia il suo gioco filosofico con la “sua” pietra).

Ero un uomo sposato, con figli, una casa, una posizione, e con tante idee e progetti per la testa, e d’un tratto ero di nuovo il bambino che aveva acceso un fuoco, il cui significato era segreto, e si sedeva su una pietra senza sapere se essa fosse “io”, o io fossi “essa”!

Il mito di Jung Von Franz
Il mito di Jung

Ripensai allora alla mia vita a Zurigo (quella adulta, attuale), e mi parve estranea e mi fece lo stesso effetto che se avessi avuto notizie di un mondo e di un tempo remoti.

Era seducente e pauroso ad un tempo. Il mondo della mia infanzia, dal quale in quel momento ero stato ripreso, era eterno, e ne ero stato cacciato via e sospinto in un tempo che continuava a scorrere, procedendo sempre più oltre.

L’attrattiva di quell’altro mondo era così forte che dovetti staccarmi violentemente da quel posto per non lasciarmi sfuggire il possesso del futuro.

Non ho mai dimenticato quel momento, che illuminò in un baleno l’eternità presente nella mia infanzia.»
(C.G.Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni)

Jung università
Il giovane Jung e il periodo universitario (P.C.Devescovi)

Ricordi di gioventù

Parla qui il suo amico d’infanzia e coetaneo Albert Oeri, tratto dal libro Jung Parla. Interviste e Incontri

Albert Oeri (1875-1950) coetaneo e compagno di giochi e di studi di Jung, si laureò in storia e filologia classica presso l’Università di Basilea, città in cui era nato; fu direttore di “Basler Nachrichten” e membro del Consiglio nazionale elvetico. Scrisse questi ricordi nel 1935, per un volume miscellaneo edito in  occasione del sessantesimo compleanno di Jung; il testo fu poi tradotto ep ubblicato dalla rivista “Spring” nel 1970.

Gli episodi e le impressioni rievocati da Oeri, benché descritti a più di quarant’anni di distanza, mantengono la ferschezza e la vivacità dell’esperienza immediata. La versione che pubblichiamo è lievemente abbreviata.

Dice A.Oeri:

Credo di aver visto Jung per la prima volta quando eravamo entrambi molto piccoli e suo padre era pastore a Dachsen am Rheinfall.

I nostri genitori si frequentavano (mio padre e il suo erano stati compagni di scuola) e avrebbero tanto voluto che i rispettivi figli giocassero insieme. Niente da fare: Carl se ne stava seduto in mezzo alla stanza con i suoi birilli e non mi degnò di uno sguardo.

Jung Intervista

Come mai, dopo cinquant’anni e passa, mi torna in mente quell’episodio? Forse perché non mi era mai capitato di incontrare un simile mostro di asocialità.

Sono cresciuto in una nursery sempre affollata, dove si giocava tutti insieme o si bisticciava violentemente, e in ogni caso si aveva che fare con altre persone. La stanza di Carl invece era vuota: allora sua sorella no nera ancora nata.

Negli anni centrali della mia fanciullezza, poi, talvolta la domenica pomeriggio facevamo visita agli Jung alla canonica di Klein-Huningen, una comunità vicino Basilea. Lì, fin dalla prima volta, Carl mostrò una spontanea simpatia nei miei confronti: aveva capito che ero tutt’altro che un pappamolle e mi voleva complice dei suoi scherzi ai danni di un cuginetto a suo parere troppo ammodino.

Jung parla. Interviste e Incontri
Jung Parla: interviste e incontri

Una volta lo voleva far sedere su una panchina davanti alla porta d’entrata; quando il ragazzino acconsentì, Carl scoppiò in una serie di esultanti gridi di guerra pelle-rossa, abilità questa che mantenuto per tutta la vita. L’unico motivo di tale giubilo era che poco prima su quella panca stava seduto un vecchio ubriacone, e Carl sperava che, per contatto, il suo schizzinoso cugino avrebbe puzzato un po’ di acquavite.

Un’altra volta organizzò nel giardino della canonica un solenne duello tra due compagni di scuola, con l’idea, probabilmente, di prendersene gioco in seguito. Ma quando uno dei due si fece male a una mano, rimase sinceramente afflitto.

Nel giardino di Jung - Quaglino e Romano
Nel giardino di Jung

Anche Jung padre ne fu molto scosso, perché si ricordò come, molti anni prima, il padre di quello stesso ragazzo, rimasto gravemente ferito in duello, fosse stato trasportato proprio nella sua casa paterna. Noi più di tutto temevamo di passare dei guai a scuola.

Invece Fritz Burckhardt, il nostro vecchio preside, quando venne a conoscenza dell’incidente, si limitò a domandare ai “duellanti” con un sorriso indulgente: “avete giocato a tirar di scherma?”.

Approfondii la conoscenza di Jung a sua insaputa, leggendo di nascosto i suoi temi che aspettavano di essere corretti sulla scirvania di mio padre.

Poiché di solito mio padre li lasciava liberi di scegliere l’argomento del tema, i suoi allievi potevano esprimere tranquillamente le proprie idee, purché naturalmente ne avessero. E Jung idee ne aveva in abbondanza, già allora, né gli mancava la capacità di esporle.

Tuttavia, se all’epoca avessero rigidamente preteso la sufficienza in tutte le materie, Carl non avrebbe ottenuto il diploma. In matematica era francamente un disastro. Per fortuna a quei tempi, molto sensatamente, se uno studente che presentava carenze in talune materie veniva giudicato per altri versi intelligente, si tendeva a passare sopra a eventuali brutti voti.

E comunque non era colpa sua se non riusciva in matematica: era un difetto ereditario, risalente ad almeno tre generazioni prima. Il 26 ottobre 1859, a proposito di una conferenza di Zollner su uno strumento fotometrico, suo nonno annotava nel proprio diario:

“Non ho capito una parola. Appena una cosa, qualunque cosa, ha sia pure lontanamente a che fare con la matematica, mi si annebbia il cervello. Perciò non ho mai rimproverato i miei ragazzi per la loro stupidità in questa materia: è ereditaria”.

Jung e suo figlio Franz
Jung e suo figlio Franz

Traggo spunto da questa citazione per dire due parole sulla famiglia di Jung.

Suo padre era, come si è accennato, il pastore Paul Jung, nato il 21 dicembre 1842 e morot il 28 gennaio 1896, il figlio più giovane dell’estensore del diario citato, Carl Gustav Jung senior, medico e docente presso la facoltà di Medicina di Basilea. Nato il 7 dicembre 1795 a Mannheim, dove suo padre era consigliere per la sanità e medico di corte, e morto a Basilea il 12 Giugno 1864, questo Carl Gustav ebbe uno strano destino.

Da giovane come medico e professore di chimica all’Accademia militare di Berlino, sembrava avere davanti a sé una brillante carriera. Sennonché, per le sue attività studentesche e la partecipazione alle celebrazioni di Wartburg, fu fatto segno di una persecuzione di stampo demagogico, e passò quindi tredici (secondo altre versioni diciannove) mesi nel carcere della casa  circondariale, uscendone poi senza essere stato neppure processato.

Si trasferì allora a Parigi, dove Alezander von Humboldt gli fece ottenere un incarico presso l’Università di Basilea. Si sposò tre volte ed ebbe tredici figli. La terza moglie, la nonna paterna di Jung, discendeva dai Frey, un’antica famiglia di Basilea, Pur non essendo psichiatra, ma docente di anatomia e in seguito di medicina interna, Carl Gustav fondò l’ istituto della speranzaper bambini ritardati, ai quali dedicò anno dopo anno tutte le sue cure e il suo amore.

Scrisse di lui l’anatomista di Lipsia Wilhelm His, suo allievo:

“In Jung Basilea potè vantare un cittadino dal’umanità eccezionalmente sensibile e ricca. Per decenni egli ha prodigato i tesori del suo spirito per il bene del prossimo; le sue doti creative, il suo calore umano, la sua dedizione personale sono andati a vantaggio dell’università, della città e soprattutto dei sofferenti e dei bisognosi.”

E veniamo al lato materno

GENITORI DI JUNG: Johann Paul Achilles Jung (1842 -1896) ed Emilie Preiswerk (1848 - 1923).
GENITORI DI JUNG: Johann Paul Achilles Jung (1842 -1896) ed Emilie Preiswerk (1848 – 1923).

La madre di Jung era Emilie Preiswerk, la figlia minotre di Samuel Preiswerk (18 settembre 1799 – 13 gennaio 1871), fabbriciere di Basilea, e della sua seconda moglie, figlia di un pastore a nome Faber, di Ober-Ensingen nel Wurttemberg. Anche il nonno materno d Jung, come quello paterno, ebbe tredici figli. Jung stesso nella sua prima pubblicazione, psicopatologia dei cosiddetti fenomeno occulti (1902), ha fatto qualche accenno al quadro psichico della famiglia di sua madre.

Il febbriciere Preiswerk, amministratore della cattedrale di Basilea, era un visionario che spesso viveva esperienze medianiche nella quali comunicava con gli spiriti. Ma era anche un uomo molto intelligente e colto, particolarmente versato in linguistica ebraica.

Riassumendo: le capacità e gli interessi scientifici sono ben rappresentati sia nell’ascendenza paterna di Jung sia in quella materna, anche se vissuti in modo arido, da eruditi.

Per quanto mi risulta, Jung non pensò mai di dedicarsi ad altro che agli studi di medicina, ai quali si applicò con grande energia dal semestre estivo del 1895. Proprio nell’interno successivo morì suo padre. Ricordo come, poco prima di spegnersi, quell’uomo, un tempo così forte e dritto, si lamentasse che ora Carl doveva portarlo in giro per casa come un mucchietto di ossa nell’aula di anatomia. Dopo la sua morte la moglie si trasferì con i due figli in una casa vicino al “Mulino di Bottimingen”, a Binningen, una località alla periferia di Basilea.

Era una donna saggia e coraggiosa. Una volta Carl che era rimasto fino all’alba nella taverna di Zofingen, tornando a casa raccolse per lei un mazzo di fuori selvatici, per farsi perdonare.

jung young giovane
Uno giovane Jung ai tempi della sua frequentazione con Freud

Carl, “la botte”, com’è ancora ricordato dai vecchi compagni di studi e di bevute del circolo studentesco Zofingia, era sempre pronto alle risate e alle provocazioni contro la “Lega della virtù”, come chiama la confraternita studentesca ufficiale.

Raramente si ubriacava, ma quando lo faceva diventava chiassoso. Non teneva un gran conto balli scolastici, avventure con le cameriere e simili prodezze goliardiche. Una volta mi disse che trovava assolutamente insensato saltellare per le sale da ballo con una femmina fin a ridursi grondante di sudore. Ma poi scoperse di essere un ottimo ballerino senza aver mai preso lezioni.

E proprio danzando in piazza a Zofingen si innamorò, a suo dire perdutamente, di una ragazza della Svizzera francese. Senza por tempo in mezzo, una mattina entrò in una gioielleria, scelse due vere nuziali, mise sul banco venti centesimi e si avviò verso la porta. Ma il proprietario del negozio cominciò a bofonchiare qualcosa sul costo delle vere, a suo dire di diversi franchi.

 

Così Jung le rimise sul banco, si riprese i venti centesimi e usciì, maledicendo il gioielliere che, per un particolare insignificante – in quel momento venti centesimi erano tutto quanto possedeva al mondo -, aveva osato ostacolare il suo fidanzamento. La cosa lo aveva depresso, ma non ne fece più parola; fu così che “la Botte” rimase senza fidanzata per parecchi anni ancora.

Jung partecipò molto attivamente fin dall’inizio alle riunioni dello Zofingia [Le conferenze alla Zofingia] 🔎, dove si presentavano e si discutevano relazioni su argomenti scientifici. Nei verbali del circolo, di cui, per inciso, Jung fu presidente durante il semestre invernale 1897-98, trovo citate lse seguenti relazioni a suo nome: “Sui limiti delle scienze esatte”, “Alcune riflessioni sulla natura e sul valore della ricerca teoretica.”, “Considerazioni sul concetto di cristianesimo in riferimento agli insegnamenti di Albert Ritschl”.

Le conferenze alla Zofingia (1896-1899)
Le conferenze alla Zofingia, 1896-1899

Una volta che non avevamo trovato un relatore, Jung propose di tenere una discussione su argomenti estemporanei.

Jung comunemente detto la Botte, si legge nel verbale di quella riunione “avendogli il puro spirito dato alla testa, insistette perché si dibattessero i problemi filosofici rimasti fino a oggi irrisolti.”

La proposta fu accolta favorevolmente, più favorevolmente di quello che ci si sarebbe potuti aspettare in circostanze “normali”. Ma poi “la Botte” si mise a blaterare a ruota libera, cosa molto stupida. I pensieri imbottati furono quindi ulteriormente distorti da Oeri, comunemente detto “la Cosa”, similmente lubrificato dallo spirito…”

Alla riunione successiva Jung ottenne di far cancellare dai verbali e sostituire con “parlare” il verbo “blaterare”, a suo giudizio troppo soggettivo. (…)

Quando presentò la sua relazione “Alcune considerazioni sulla psicologia”, io, che ero il segretario del circolo, avrei dovuto registrare una trentina di diversi filoni di discussione.

Va tenuto presente che si era alla fine del secolo scorso, in un’epoca in cui nella facoltà di medicina e di scienze naturali dominava un atteggiamento di dichiarato materialismo, mentre gli studiosi delle cosiddette discipline umanistiche si facevano interpreti di una sorta di totale e arrogante critica della spiritualità.

Eppure, nonostante questo, Jung, che per scelta si poneva al di fuori della cultura dominante, riusciva a tenerci tutti intellettualmente soggiogati. E gli era possibile farlo (non vedo motivo di tacerne) perché aveva coraggiosamente intrapreso una severa formazione, studiando a fondo la letteratura sulle scienze occulte, conducendo esperimenti di parapsicologia e poi difendendo le convinzioni che ne aveva tratto, salvo correggerle sulla scorta di altre più rigorose e precise indagini sperimentali.

Carl Gustav Jung

Trovava sconfortante che la posizione ufficiale della scienza sui fenomeni occulti consistesse nel negarne  semplicemente l’esistenza anziché studiarli e cercarne una spiegazione. (… ) Trovava  i soggetti per i suoi esperimenti tra parenti e amici. (…)

Ma ero di idee abbastanza aperte da meritarmi l’attenzione disinteressata di Jung. E non mi dispiaceva affatto lasciarmi indottrinare da lui, seduti amichevolmente nella sua stanza, con il suo bassotto che mi fissava così serio e grave, come se capisse ogni parola. Jung diceva che la bestiola era talmente sensibile che a volte uggiolava da far pena quando nella casa erano attive forze occulte.

Sovente Jung passava la sera fino alle ore piccole con gli amici più intimi al Breo, una vecchia taverna di Zofingen, nel distretto di Steinen. Dopo, non gli andava di tornarsene a casa da solo, fino al Mulino, attraverso il sinistro Bosco degli usignoli.

Allora, mentre uscivamo dalla taverna, intavolava una discussione particolarmente interessante con qualcuno di noi, sicché quello finiva per accompagnarlo, senza neanche accorgersene, sino alla porta di casa. Durante il tragitto capitava che interrompesse quello che stava dicendo per segnalare: “Ecco, questo è il punto in cui fu assassinato il dottor Gotsz”, o altre osservazioni del genere. Per il ritorno, offriva all’accompagnatore la sua pistola.

Io, che non temevo né il fantasma del dottor Gotz, né alcun’altra presenza maligna in spirito o in carne e ossa, avevo però una paura folle della pistola di Jung. Sono sempre stato negato per la meccanica, e non capivo nemmeno se c’era la sicura o se mi potevo aspettare da un momento all’altro che per qualche movimento inconsulto partisse un colpo.

Circolo studentesco della Zofingia, dove Jung teneva le sue conferenze a 23 anni
Circolo studentesco della Zofingia, dove Jung teneva le sue conferenze a 23 anni

La passione per la psichiatria gli nacque durante gli ultimi anni di università. Non ricordo il periodo di transizione, perché all’epoca ero all’estero. Semplicemente, doveva aver trovato la strada che gli era stata assegnata dal destino.

Ne ebbi la certezza sentendolo parlare del suo lavoro quando andai a trovarlo durante l’internato all’ospedale di Burgholzli. A me, impenitente peccatore, diede un po’ di rammarico il constatare che il mio amico stava seguendo le orme del suo maestro, Bleuler, anche sul sentiero dell’astinenza totale: a quel tempo avrebbe potuto fissare un bicchiere di vino con tanta disapprovazione da trasformarlo in aceto.

Jung molto cortesemente mi fece visitare l’ospedale, dandomi via via informazioni e spiegazioni. Le corsie erano piene di pazienti dall’aria inquieta, in piedi o sdraiati sul letto. Di tanto in tanto Jung si fermava a conversare con alcuni di essi e le loro parole rendevano manifesti i deliri di ciascuno.

A un certo punto un paziente si mise a parlare animatamente con me e, mentre lo ascoltavo tutto assorto, mi sentii sfiorare da un energico pugno. Un altro degente, sdraiato sul letto alle mie spalle, si era alzato a sedere irritato e aveva cerato di colpirmi. Jung non minimizzò affatto la mia paura; anzi mi disse che i pugni di quell’uomo potevano essere molto pesanti, se non si aveva l’accortezza di tenersi a una certa distanza dal suo letto. Ma scoppiò poi a ridere tanto fragorosamente che mi sentii come quel povero cugino pappamolle alla canonica di Kelin-Hunningen.

 FINE.

In ultima analisi contiamo solo in virtù dell’essenza che incarniamo,
se non la realizziamo, la vita è sprecata. (C.G. Jung)

Il giovane Jung fuori la clinica del Burgholzli
Il giovane Jung fuori la clinica del Burgholzli, nei primi anni del ‘900

 

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