Jung e le psicosi: la rivoluzione psichiatrica alla ricerca del “senso” e del significato

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Burgholzli Jung
Uno Jung giovane e in carriera, nel 1909, al Burgholzli
Le psicosi. Psicologia e psichiatria. Jung alla ricerca del senso nei malati mentali

Il medico che voleva realmente comprendere i malati di mente nella clinica Burgholzli nei primi del ‘900.

“Grazie al mio lavoro con i pazienti mi resi conto che le, idee ossessive e le allucinazioni contengono un nocciolo significativo. Nascondono una personalità, la storia di una vita, speranze e desideri. È solo colpa nostra se non riusciamo a capirne il significato. Mi fu chiaro allora per la prima volta che una psicologia generale della personalità è implicata nella psicosi, e che anche in questa si ritrovano i vecchi conflitti dell’umanità.” (Jung – Ricordi, sogni, riflessioni)

Introduzione di Emanuele Casale

Il discorso che andremo a toccare con questo articolo è un caposaldo della storia della clinica, della psichiatria e della psicologia, una rivoluzione secondo gli storici che ha avuto ripercussioni del tutto positive per il benessere e per la comprensione della malattia mentale fino ad oggi.

Di conseguenza non pretendo di esaurirne il discorso con un semplice post, ma l’intento è quello di “accennare” e dare indicazioni bibliografie utili per chi poi vorrà approfondire.

Lo dico sempre: la cultura, quella vera, la fanno soltanto i libri e il dedicarsi con tempo, dedizione ed energia a studiare i campi per i quali nutriamo interessi professionali o amatoriali, insomma…

neanche il Jung Italia può sopperire a questa necessità! 😀 Si deve studiare dai libri per avere dimestichezza di argomenti complessi, non finirò mai di dirlo abbastanza…

A tal proposito infatti ti lascio a fine post alcuni link e materiale di approfondimento, oltre che ai soliti libri tematici che trovi sempre in ogni articolo.

Buona lettura!

🔎 Cosa ha lasciato Jung sulla schizofrenia? Qui trovi un altro articolo sul tema: La SCHIZOFRENIA. Il significato di una malattia che contiene mondi indicibili. Aspetti clinici

Al di là della parola. Vie nuove per la terapia analitica delle psicosi
Al di là della parola. Vie nuove per la terapia analitica delle psicosi (A.Malinconico; M.Peciccia)

La rivoluzione psichiatrica di Jung

«Uno dei principali interessi di Jung fu la ricerca del significato delle verbalizzazioni dei pazienti. Non accettava, ancora una volta, che ciò che i pazienti dicevano fosse privo di senso perché proveniva da persone folli; non lo voleva liquidare semplicemente come un discorso di individui in preda alla pazzia.

Jung tentava invece di scoprire l’unicità del suo significato. Anche con i pazienti cronici, che erano “completamente dementi e dicevano cose assolutamente incomprensibili” (Jung – Ricordi, sogni, riflessioni)Jung scoprì un senso in ciò che andavano dicendo“che fino ad allora era stato considerato privo di significato” (ibidem).

Una paziente, per esempio, soleva urlare: “Sono la rappresentante di Socrate”, e Jung scoprì (indagando attentamente la sua personalità e le circostanze) che «voleva dire: “Sono accusata ingiustamente come Socrate”» (ibidem).

Lavorando attivamente a favore dell’evoluzione dell’interpretazione del loro linguaggio, a volte Jung riuscì a provocare nei pazienti dei notevoli mutamenti positivi e persino a “guarirli”, come successe con una vecchia schizofrenica che udiva una voce che definiva “voce di Dio”, cui Jung disse: «Dobbiamo avere fiducia in quella voce» (ibidem).

Mettendosi in rapporto con lei in un modo che non soltanto le offriva una conferma, ma che attribuiva un significato alla mancanza di senso delle sue voci “folli”, Jung riuscì a conseguire un “successo inatteso” del trattamento.

Schizofrenia Jung Significato
La schizofrenia (Jung)

È importante riconoscere che l’accento posto sul significato non fu un’invenzione di Jung, ma faceva parte dell’ethos e dell’approccio generale sviluppati da Bleuler.

È tipico che A.A.Brill (lo psicanalista americano facente anch’egli parte del gruppo di ricerca del Burgholzli) scrivesse che, all’epoca, gli psichiatri di quell’istituzione «non s’interessavano di ciò che i pazienti dicevano, ma del suo significato» (Brill 1946, p.12).

Ciò non invalida il contributo di Jung, bensì ne fornisce il contesto; riuscì a collegare quella filosofia al proprio approccio e, cosa estremamente importante, a svilupparla ulteriormente e a raggiungere le sue posizioni epistemologiche uniche.»

(Renos K. Papadopoulos – L’espitemologia e la metodologia di Jung – Tratto dal Manuale di psicologia Junghiana a cura di Renos K.Papadopoulos, Edizioni Moretti & Vitali, p.58)

🔎 LEGGI anche: E così la psicoanalisi non fu più la stessa: la rivoluzione di Jung

Schizofrenia Diagnosi Sintomi Significato
Se il sole esplode. L’enigma della schizofrenia (C.Bollas)

Il termine psicosi e il mito delle “malattie del cervello”

Il termine “psicosi” viene ufficialmente adottato nel linguaggio psichiatrico solo nel 1845 da un “romantico”, il barone Ernst Von Feuchterleben, medico e filosofo, Rettore dell’Università di Vienna, nei suoi “Principles of Medical Psycology”, aggregando sotto questa voce svariati tipi di sintomi e disturbi.

 Ernst Von Feuchterleben
Ernst Von Feuchterleben

Attraverso la graduale assimilazione del pensiero positivista, la psichiatria dell’800 giunge alla oggettivizzazione del malato di mente, decretando progressivamente la vittoria degli phisiker” o somatiker” contro gli psichiker”.

Prevale, così, poco alla volta, una concezione naturalistica del disturbo psicotico, che predilige la ricerca delle cause organiche delle malattie mentali, piuttosto che affettive, decretando la fine della psichiatria romantica.

“Le malattie mentali sono malattie del cervello”: è questo il celebre aforisma di Wilhelm Griesinger che dà vita alla “Hirnmythologie”, Mitologia del cervello, ossia la ricerca biologica, istopatologica e anatomica del danno somatico, della noxa patogena, responsabile delle alterazioni psichiche del paziente.

Eugen Bleuler Schizofrenia
Eugen Bleuler, psichiatra e direttore del Burgholzli, coniò il termine schizofrenia

Sarà soltanto dagli inizi del ‘900 in poigrazie agli studi clinici condotti dall’equipe medica dell’Ospedale Psichiatrico Burgholzli di Zurigo, eminentemente diretta dallo psichiatra Eugen Bleuler, che la ricerca psicodinamica si affiancherà a quella psicopatologica, descrittiva, tipica della psichiatria accademica, integrandola con le conoscenze della nascente psicoanalisi di Sigmund Freud.

Personaggio di spicco del rinnovamento delle conoscenze psichiatriche di inizio secolo attorno alle cause ed alla cura delle psicosi è Carl Gustav Jung che, per primo, si occupò della psicoterapia degli schizofrenici proprio all’interno dell’Ospedale di Zurigo, formulando originali contributi che anticiparono gran parte degli attuali approcci clinici alla patologia grave, fondati essenzialmente sulla condivisione profonda da parte del terapeuta dell’esperienza schizofrenica, attraverso la partecipazione empatica al suo dolore ed un attento uso del controtransfert.

Schizofrenia Diagnosi sintomi Significato
Gli schizofrenici (Paul-Claude Racamier)

Le psicosi latenti

«Il numero delle psicosi latenti e potenziali è sorprendentemente grande, in confronto con quello dei casi manifesti.

Io calcolo – senza però poter fornire dati statistici precisi – un rapporto di dieci a uno. Non poche delle nevrosi classiche, come l’isterismo e le nevrosi ossessive, si rivelano sotto trattamento come psicosi latenti, che talvolta possono trasformarsi in psicosi manifeste: fatto, questo, che uno psicoterapeuta dovrebbe sempre tener presente.

Anche se un destino benevolo, più che il mio merito, mi ha risparmiato di vedere uno dei miei pazienti scivolare inarrestabilmente in una psicosi, mi è tuttavia capitato, in qualità di consulente, di vedere tutta una serie di simili casi, come per esempio classiche nevrosi ossessive i cui impulsi ossessivi si trasformarono gradatamente in corrispondenti allucinazioni uditive, o indubbi isterismi che si sono svelati come semplici sovrastratificazioni delle più diverse forme di schizofrenia.

Esperienze queste che non sono affatto estranee allo psichiatra clinico. Ma quello che fu nuovo per me, quando feci il mio ingresso nella pratica privata, fu il numero relativamente grande di casi di schizofrenia latenti che evitano il manicomio con determinazione spesso inconscia, ma sistematica, per rivolgersi invece allo psicologo per consiglio e aiuto. Non si tratta affatto, in questi casi, sempre di soggetti a costituzione schizoide, ma di autentiche psicosi, che però non hanno ancora definitivamente minato la compensazione realizzata dalla coscienza.

Sono passati circa cinquant’anni da quando, attraverso l’esperienza pratica, mi sono convinto della curabilità e guaribilità di disturbi schizofrenici.

Il paziente schizofrenico – ho trovato – in rapporto al trattamento si comporta non diversamente dal nevrotico. Egli ha gli stessi complessi, la stessa comprensione e gli stessi bisogni, ma non la stessa sicurezza delle sue basi.»
(C.G. Jung – La Schizofrenia, 1958)

« (…) Ma quello che fu nuovo per me, quando feci il mio ingresso nella pratica privata, fu il numero relativamente grande di casi di schizofrenia latenti che evitano il manicomio con determinazione spesso inconscia, ma sistematica, per rivolgersi invece allo psicologo per consiglio e aiuto. Non si tratta affatto, in questi casi, sempre di soggetti a costituzione schizoide, ma di autentiche psicosi, che però non hanno ancora definitivamente minato la compensazione realizzata dalla coscienza.»
(C.G. Jung – La Schizofrenia, 1958)

«È sorprendente la frequenza con cui si scoprono, sotto una superficie innocente, delle cose scottanti. La mia esperienza mi ha insegnato ad avere una grande prudenza, poiché ci sono più individui di quanto non si pensi che sono portatori di una psicosi latente.

Numerose psicosi sonnecchiano già nell’inconscio; esse determinano, presso i loro portatori, in superficie, uno stato apparente esageratamente normale. Ce ne accorgeremo, per esempio, dal fatto che un tale soggetto è un vegetariano convinto, o un astinente intransigente, o dal fatto che collabora con eccesso di zelo all’opera di un’associazione di beneficenza, o ancora dal fatto che si compiace di compiere delle azioni particolarmente ragionevoli, come per provare che tutto quello che fa rientra nel campo della ragione assoluta.

Questo è anche il motivo per cui tanti individui portatori di psicosi latenti diventano degli psichiatri, come per provare che sono molto meno pazzi dei malati che trattano. Ne provano una grande soddisfazione che li tranquillizza e possono esclamare: “Signore, ti ringrazio di non avermi fatto come loro!”.

Questo atteggiamento, a volte, salva una vita.»
(C.G.Jung – Conferenze di Basilea, p.109)

Introduzione alla psicologia analitica. Le conferenze di Basilea (1934)
Introduzione alla psicologia analitica. Le conferenze di Basilea (1934)

Estratti di Jung sul tema, dal capitolo “Psichiatria”, tratto da Ricordi, Sogni, Riflessioni

«I miei interessi e le ricerche erano dominati dallo scottante problema: che accade realmente nei malati di mente? Era qualcosa che allora non riuscivo ancora a capire, e nessuno dei miei colleghi si era mai tormentato circa tale problema.

Gli insegnanti di psichiatria si interessavano non di quel che il paziente potesse avere da dire, ma piuttosto della diagnosi, dell’analisi dei sintomi, di statistiche. Il paziente era catalogato, bollato con una diagnosi, e, per lo più, la faccenda finiva così.» (Jung – RSR)

«Il mio primo libro fu dedicato alla psicologia della dementia praecox (schizofrenia), e in esso la mia personalità, con i suoi pregiudizi, così rispondeva alla “malattia della personalità”:

la psichiatria, nel senso più ampio, è un dialogo tra la psiche ammalata e la psiche del medico, che si suppone sia “normale”; è una spiegazione tra la personalità ammalata e quella del terapeuta, per principio anch’essa soggettiva.

Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
Ricordi, Sogni, Riflessioni. L’autobiografia di Jung

Il mio scopo era di mostrare che idee deliranti e allucinazioni non erano proprio dei sintomi specifici di malattie mentali, ma avevano anche un significato umano.» (Jung – RSR)

«In molti casi psichiatrici, il paziente ha una storia, che non è stata raccontata a nessuno, e che di solito nessuno conosce. Secondo me, la terapia comincia veramente solo dopo aver indagato su questa storia personale.

È il segreto del paziente, la causa della sua rovina, che rappresenta però anche la chiave del suo trattamento. Il medico deve solo sapere come apprenderla. Egli deve porre quelle domande che colpiscono tutto l’uomo, e non solo i suoi sintomi.» (Jung – RSR)

«[…] presi a considerare i malati in una luce diversa, poiché avevo finalmente capito la ricchezza e l’importanza della loro vita interiore […] Spesso mi vengono chiesti chiarimenti circa il mio metodo analitico o psicoterapeutico. Non posso rispondere in modo univoco: la terapia è diversa per ogni caso.

Quando un medico mi dice che segue rigorosamente questo o quel metodo, ho i miei dubbi sull’efficacia della sua terapia. E stato scritto tanto sulla resistenza che oppone il malato, da far sembrare quasi che il medico voglia tentare di imporgli qualcosa, mentre la cura dovrebbe provenire spontaneamente dal malato stesso […]

L’importante è che io mi ponga dinanzi al paziente come un essere umano di fronte a un altro essere umano.» (Jung – RSR)

FINE.


Link e materiale d’approfondimento

La SCHIZOFRENIA. Il significato di una malattia che contiene mondi indicibili. Aspetti clinici


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