Il femminile e l’Anima nelle fiabe, nei sogni e nella polis | Workshop di Psicodramma (Roma)

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Psicodramma Analitico Junghiano Psicologia femminile

«Ondine e Fiabe d’Anima. Il Femminile, dal Sogno alla Polis». Un Workshop esperienziale di psicodramma analitico incentrato sulla riscoperta delle immagini del Femminile e quindi dell’archetipo “Anima” attraverso il sogno e le fiabe.

L’Anima è semplicemente “l’archetipo della vita” (C. G. Jung)

Ciao, sono Emanuele, e come vedi anche stavolta si parla di questo psicodramma analitico.

Ti presento di seguito il tema su cui sarà incentrato quest’altro workshop (a cui sarò presente anch’io!):

il femminile in termini psicologici e archetipici all’interno delle fiabe e nel collettivo, un viaggio attraverso la tecnica dello psicodramma e attraverso i sogni alla riscoperta di quello che Jung chiamò “l’archetipo della vita”, ovvero l’Anima.

Il workshop di cui ti parlo è organizzato dai miei amici e psicoterapeuti Filippo Pergola e Leonardo Seidita grazie alla scuola di psicoterapia PolisAnalisi e l’associazione A.P.R.E, gli stessi organizzatori del precedente workshop sul tema transgenerazionale di Gennaio (che è stata un’esperienza molto trasformativa). Ma stavolta ci saranno altri due conduttori d’eccezione: Amalia Minichiello (psicodrammatista e psicoterapeuta) e Marianna Massimello (filosofa, psicodrammatista che ha lavorato alla traduzione le Libro Rosso in Italia). Più giù ti lascio ai loro profili più dettagliati…

Il femminile nella fiaba Von Franz
Il femminile nella fiaba (Von Franz)

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(PS: sconto studenti universitari! Prenotazioni entro il 5 Marzo!)

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    Dove e quando? 📌

    17 e 18 Marzo.

    Si terrà a Roma presso l‘Istituto dei Sacri Cuori, in Via Tuscolana 327.

    La struttura è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici (Fermata Metro Linea A “Furio Camillo”). Consente il pernottamento in camera tripla o doppia con colazione ad un max di 16 partecipanti, con prezzi contenuti.

    Animus e Anima nelle fiabe Von Franz
    L’Animus e l’Anima nelle fiabe (Von Franz)

    A chi è rivolto? 

    Il workshop è aperto ad un max di 25 iscritti ed è rivolto a psicologi, medici, insegnanti, educatori, operatori sociali, studenti universitari e a tutti coloro che vogliono conoscere e sperimentare la tecnica, il metodo ed il modello della gruppoanalisi, dello psicodramma analitico junghiano e dei gruppi-fiaba a conduzione psicodrammatica, attraverso la messa in gioco personale ed il lavoro sul Femminile e le immagini archetipiche dell’Anima, secondo i riferimenti della Psicologia analitica.

    Cosa faremo?

    Il gioco psicodrammatico all’interno di una matrice gruppoanalitica ci consentirà – attraverso il lavoro sulle immagini del Femminile nei sogni e nelle fiabe – di esplorare ed aprirci ai messaggi dell’Anima quale “Archetipo della Vita”. Ne coglieremo le funzioni per la psiche, passando dalla dimensione individuale del sogno a quella collettiva delle fiabe, per ricercare i modi in cui il Femminile interno, laddove integrato, possa contribuire a migliorare la qualità degli spazi di convivenza comuni all’interno della Polis.

    Vita di Coppia Matrimonio Psicologia
    Animus e Anima (Emma Jung)

    Lo staff e gli organizzatori

    Come ti ho detto questo bellissimo evento è organizzato da 4 professionisti esperti nel settore e grazie alla scuola PolisAnalisi e l’associazione APRE, per cui io lo segnalo semplicemente. Ti presento i reali organizzatori:

    👤 Amalia Minichiello
    è psicologa, psicoterapeuta e psicodrammatista. Si è formata presso IPOD (Istituto per lo Psicodramma Dinamico) di Roma con Ottavio Rosati. Svolge la libera professione e collabora con l’associazione di Promozione sociale ARCA nell’ambito di progetti sulla violenza di genere. Conduce gruppi-fiaba a conduzione psicodrammatica con adulti, ove attraverso la drammatizzazione vengono analizzati le risonanze personali dei temi collettivi di cui la fiaba ed il mito sono portatori.

    👤 Marianna Massimello
    è filosofa, psicodrammatista e traduttrice editoriale torinese. Ha tradotto dal tedesco e dal francese per vari editori, soprattutto opere di psicologia, filosofia, storia delle religioni, psicoanalisi e psicologia analitica. Per l’editore Bollati Boringhieri ha curato e tradotto scritti delle “Opere di C. G. Jung”, apparsi dal 1981 al 1992. Dal 2009 al 2010 ha lavorato alla traduzione del Libro Rosso di Jung (Bollati Boringhieri). Si è formata allo psicodramma alla Scuola torinese di psicodramma di C. Ruffino e E. Valente. Nel 2014 ha concluso il corso propedeutico certificato in Psicologia analitica al “C. G. Jung Institut” di Zurigo. Si interessa da alcuni anni di psicogenealogia, secondo la scuola di Anne Ancelin Schützenberger.

    👤 Filippo Pergola
    è psicologo, psicoterapeuta analista individuale e di gruppo. Si è formato alla Gruppoanalisi presso la COIRAG, con Leonardo Ancona. Docente di Psicologia Dinamica dello Sviluppo presso l’Università di Roma Tor Vergata. Autore di diversi master di secondo livello per insegnanti. Presidente dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa (APRE) e Direttore della Scuola di PolisAnalisi. Si occupa di clinica degli adolescenti, giovani adulti e famiglie. Tra le sue ultime pubblicazioni: “In attesa del padre” (2010, Magi Ed. Roma), “Alla ricerca delle in-formazioni perdute” (2011, FrancoAngeli Ed., Milano), “Un insegnante quasi perfetto” (2017, II edizione, FrancoAngeli Ed., Milano).

    👤 Leonardo Seidita
    è psicologo, psicoterapeuta gruppoanalista e psicodrammatista junghiano. Socio fondatore e didatta presso la “Scuola di PolisAnalisi”(Alta Formazione per Medici e Psicologi) di Roma. Si è formato allo Psicodramma analitico presso l’APRAGIP (Associazione per la ricerca e la formazione in psicoterapia individuale, di gruppo, istituzionale e psicodramma analitico) all’interno della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG. Conduce gruppi in ambito clinico, lavora con minori vittime di abuso e maltrattamento, adolescenti a rischio, famiglie multiproblematiche e nel campo delle dipendenze patologiche. Conduce gruppi di Psicodramma nella supervisione alle organizzazioni di lavoro, nella formazione e l’orientamento.

    La psicologia del femminile (Erich Neumann)
    La psicologia del femminile (E.Neumann)

    Sul tema del workshop. Estratti scelti

    [ 📝 Se vuoi sapere qualcosa di più sullo psicodramma trovi nel blog un articolo d’approfondimento: cos’è lo Psicodramma? ]

     

    «Inun’epoca in cui le forze separatrici sono così minacciose e dividono tutto, i popoli, gli individui e gli atomi, è doppiamente necessario che anche le forze unificatrici, quelle che tengono le cose insieme, siano efficaci. La vita si basa sull’armonico accordo del principio maschile con quello femminile, anche all’interno del singolo uomo; ecco perché la congiunzione di questi opposti rappresenta uno dei compiti più importanti della psicoterapia contemporanea.” (Emma Jung,1938, “Animus e Anima“)

    “Un tal contrasto proviene dal fatto che l’uomo non è del tutto e in ogni cosa virile; normalmente, ha anche determinati tratti femminili. Quanto più virile è il suo atteggiamento esterno, tanto più sono cancellati in esso i tratti femminili, che compaiono perciò nell’inconscio.

    Questa circostanza spiega perché proprio uomini molto virili vadano soggetti a caratteristiche debolezze: di fronte ai moti dell’inconscio essi si comportano con un’impressionabilità e un’influenzabilità tipicamente femminili.

    Per contro, proprio le donne più tipicamente femminili sono sovente, nei confronti di determinati processi interiori, di un’irremovibilità, di un’ostinatezza, di una caparbietà tali che in grado così intenso si possono trovare solo nell’atteggiamento esteriore dell’uomo. Sono tratti di tipo maschile che, esclusi dall’atteggiamento femminile esteriore, sono divenuti qualità dell’Animus.

    Come nell’uomo, per quanto riguarda l’atteggiamento esteriore, prevalgono in genere, o almeno vengono considerati ideali, la logica e la concretezza, così nella donna prevale il sentimento. Interiormente però il rapporto s’inverte: nei riguardi dei processi interiori l’uomo si vale del sentimento, mentre la donna della ponderazione.”
    (C. G. Jung, Tipi psicologici)

    Le dee dentro la donna - Jeans S. Bolen
    Le dee dentro la donna (J.S.Bolen)

    “Il problema si complica se cerchiamo di cogliere gli intrecci intercorrenti tra psicologia femminile e Anima. La donna esercita un’influenza sull’Anima dell’uomo, così come l’Anima dell’uomo la esercita sulla donna.

    La donna educa e trasforma l’Eros dell’uomo. L’uomo, soprattutto quando è impegnato in attività intellettuali, ha la tendenza a essere un po’ rozzo e indifferenziato nel campo dell’Eros. Arriva a casa stanco, legge il giornale e poi se ne va a letto. Non considera necessario sviluppare il dialogo con sua moglie, non riesce a cogliere le esigenze della donna.

    In questo caso la donna può avere un’azione di modificazione: se saprà affermare i suoi diritti umani senza animosità, cioè senza cadere in preda dell’Animus, e avrà un buon rapporto con l’uomo amato, riuscirà a fargli capire aspetti della psicologia femminile che lo aiuteranno a differenziare i suoi sentimenti.

    Così come l’Anima dell’uomo ha molte caratteristiche della madre, che è stata la sua prima esperienza del femminile, anche le altre donne che egli incontrerà eserciteranno una forte influenza sull’edificazione della sua Anima e del suo rapporto con la funzione dell’Eros.

    Anche le donne, d’altra parte, sono influenzate dalle proiezioni dell’Anima dell’uomo. Le donne, per esempio, si accorgono che dinanzi ad alcuni loro comportamenti l’uomo rimane sconcertato o fortemente turbato: egli reagisce in questa maniera perché il comportamento della donna mal si adatta all’immagine di Anima che l’uomo possiede.

    La donna tenderà ad adattarsi a questa immagine, e perfino le ragazzine si accorgono molto presto che se si affidano all’Anima del padre e gli gettano le braccia al collo possono ottenere da lui tutto ciò che desiderano. La “figlia di papà» non darà retta alla madre che insiste per la pulizia delle unghie e per la regolare frequenza della scuola. Esse dicono “papà” in un modo così grazioso ch’egli non saprà sfuggire alla loro seduzione: segno che hanno imparato a usare l’Anima dell’uomo adattando ad essa il proprio comportamento.

    Si tratta di donne che potremmo chiamare donne-Anima: esse riescono a essere coscienti di sé stesse soltanto come specchio dei desideri dell’uomo. L’uomo che le ama potrà dir loro che sono meravigliose, ma allorché costui venga a mancare si sentiranno annientate, poiché sono consapevoli della loro personalità femminile soltanto in virtù della reazione dell’uomo.

    Una donna di mia conoscenza aveva piedi piccoli e sensibili, ma al marito piacevano i tacchi alti: perciò lei si torturava calzando questo tipo di scarpe, anche contro il parere dei medici. Una donna si comporta così perché ha paura di perdere l’amore dell’uomo. Se la donna sente di piacere all’uomo soltanto perché è un’incarnazione della sua Anima, si sentirà costretta a recitare questa parte.

    Ma in tal caso, l’uomo l’amerà soltanto come uno dei suoi fantasmi e non come una persona indipendente, e allora il suo non sarà che una parvenza di sentimento. Se gli si fosse negata con dolcezza, invece di cedere in silenzio, forse egli le avrebbe riconosciuto l’esistenza.

    Indipendentemente dal fatto che queste interazioni appaiano positive o negative, una donna simile è contagiata dall’Anima dell’uomo: ciò ci riporta a un livello di coscienza molto primitivo, indifferenziato e collettivo, nel quale non e possibile distinguere tra ciò che appartiene all’Anima e ciò che è proprio della reale personalità della donna. Queste due sono spesso così mescolate da interagire e diventare la fonte di continui conflitti.

    Nella nostra civiltà ebraico-cristiana, cioè in una tradizione rigidamente patriarcale, l’immagine della donna non trova rappresentanza adeguata, nemmeno nel culto mariano. Come diceva Jung scherzosamente, ella non ha rappresentanti nella Camera Alta. È come dire che è trascurata l’Anima dell’uomo e la donna reale è incerta sulla propria essenza, su ciò che è o che potrebbe essere.

    Così per la donna si prospettano due vie: o regredire al modello primitivo e istintivo e aderirvi strettamente, per proteggersi dalla pressione esercitata su di lei dalla civiltà, oppure cadere in un atteggiamento di Animus, identificarsi con esso totalmente e cercare di costruire un’immagine maschile di sé stessa, per compensare l’insicurezza che sente dentro di sé sulla sua natura.” (M. L. Von Franz, “Il femminile nella fiaba”)

    Fiabe Psicologia
    Le fiabe interpretate (Von Franz)

    “Quando parliamo di Anima e Animus ci riferiamo a tutti quei processi vitali che hanno radici archetipiche e che risultano autonomi, non disponibili e, almeno in parte, non integrabili.[…]

    L’Anima vive di sé e ci spinge a vivere […]. L’Anima è al lavoro quando la vita scorre con maggior intensità, quando eccita, ribolle, esercita pressioni e ci spinge avanti, ci confonde e ci fa perdere l’orientamento, ci sconfigge e ci sommerge di paura, risveglia le nostre speranze, ci costringe a scelte radicali […].

    Dunque l’Anima ha inizialmente una natura dionisiaca: rappresenta la vita, che procede da un punto a un altro, apparentemente senza un piano. Soltanto quando riusciamo ad affidarci all’Anima cominciamo a percepirne la coerenza interna. Il dio greco Dioniso si rivela a noi nella stessa maniera, attraverso il ritmo della musica e la coerente logica interna della tragedia catartica, ma soltanto quando cessiamo di combatterlo, altrimenti rischiamo di essere ridotti in pezzi o di impazzire. […]

    L’interrogativo principale che dobbiamo porci è il seguente: in che modo la nostra terapia del profondo ci consente di rimettere in gioco l’Anima nel suo senso originario? Per rispondere a questa domanda, Jung suggerisce la via del dialogo. Il dialogo con l’inconscio corrisponde alla via intermedia del Tao.

    La via intermedia del dialogo corre al confine tra interno ed esterno, tra l’essere completamente in balia del mondo interiore, che ci spinge alla dissoluzione, e l’essere alla mercé del mondo esterno, adattandosi al principio di realtà, che nasce dalla necessità di sopravvivere in un ambiente strano e talvolta ostile.”
    (P. Schellenbaum, “Il ruolo dell’anima in analisi”, in N. Schwartz-Salant e M. Stein (a cura di), “Il maschile e il femminile cent’anni dopo. La definizione di C. G. Jung e la psicoterapia odierna”)

    ANima ANimus maschile femminile2

    “Mentre annotavo le mie fantasie una volta mi chiesi: “Che cosa sto facendo realmente? Certamente ciò non ha nulla a che vedere con la scienza. Ma allora che cos’è?” Al che una voce in me disse: “È arte.” Fui sorpreso, non mi era mai passato per la testa che le mie fantasie potessero avere a che fare con l’arte.

    Allora pensai: “Forse il mio inconscio ha dato forma a una personalità che non sono io, e che potrebbe esprimersi con le sue proprie vedute.” Sapevo per certo che la voce proveniva da una donna, e vi riconoscevo la voce di una paziente, una
    intelligente psicopatica che aveva per me un forte transfert, e che mi si era impressa nella mente come una figura viva.

    Certamente ciò che stavo facendo non era scienza. Che cos’altro poteva essere allora, se non era arte? Sembrava che in tutto il mondo non ci fossero che queste due possibilità! Questa è la maniera di ragionare tipicamente femminile.

    Con molta enfasi, e decisamente restìo, dissi a questa voce che le mie fantasie non avevano nulla a che fare con l’arte. Allora la voce tacque, e io continuai a scrivere. Poi ci fu un altro assalto, e si ripete la stessa asserzione: “Questa è arte.” E nuovamente io protestai: “No, non è arte! Al contrario, è natura.”

    Mi disponevo a un ripetuto contrastante assalto, ma poiché non accadeva nulla, riflettei che la “donna in me” non possedeva un centro della parola, e così le proposi di servirsi della mia lingua. Accettò la mia proposta e subito espose il suo punto di vista con un lungo discorso.

    Mi interessava straordinariamente il fatto che una donna, dal mio interno, dovesse interferire nei miei pensieri. Probabilmente, pensai, doveva essere l'”anima”, nel senso primitivo, e cominciai a meditare sulle ragioni per le quali era stato dato il nome “anima”. Perché era stata indicata con un nome femminile?

    In seguito giunsi a capire che questa figura femminile interna rappresenta una parte tipica, e archetipica, nell’inconscio dell’uomo, e la indicai col nome di “anima”, mentre chiamai “animus” la figura corrispondente nell’inconscio della donna.

    Ondine figura anima femminile
    Ondina

    Dapprima mi colpì soprattutto l’aspetto negativo dell'”anima”. Me ne sentivo un po’ impaurito, come di fronte a una invisibile presenza. Poi pensai di comportarmi con lei diversamente, e di considerare le descrizioni delle mie fantasie come lettere che indirizzassi a lei, come se, per così dire, scrivessi a una parte di me stesso, la quale però sostenesse un punto di vista diverso da quello della mia coscienza.

    Ne ebbi risposte sorprendenti e insolite. Mi pareva di essere un paziente che si facesse analizzare da uno spirito femminile! Ogni sera scrivevo coscienziosamente le mie annotazioni, e poi pensavo: “Se non scrivo all'”anima”, non può intendere le mie fantasie.”

    Ma c’era anche un altro motivo che determinava la mia coscienziosità: l'”anima” non poteva così fraintendere le mie fantasie, e non poteva quindi servirsene per i suoi intrighi. C’è una gran differenza tra l’avere in mente di raccontare qualcosa e lo scriverla effettivamente. Nelle mie “lettere” cercavo di essere onesto il più possibile, seguendo la vecchia massima greca: “Dona tutto ciò che possiedi, e allora ti sarà dato.”

    Solo un po’ per volta appresi a distinguere tra i miei pensieri e il contenuto della voce. Quando, per esempio, mi voleva attribuire luoghi comuni, dicevo: “È giusto. Sono proprio questi i pensieri e i sentimenti che prima avevo. Ma non deve essere così fino alla fine dei miei giorni! A che servirebbe questa umiliazione?”

    Ciò che importa soprattutto è saper distinguere tra la coscienza e i contenuti dell’inconscio. Bisogna che uno riesca a isolare quest’ultimo, per così dire, e ci si riesce facilmente personificandolo e istituendo poi un rapporto tra lui e la coscienza. Solo così gli si può togliere il potere che diversamente avrebbe sulla coscienza.

    Una tale tecnica inoltre non presenta una particolare difficoltà, dal momento che i contenuti dell’inconscio posseggono un certo grado di autonomia.

    Ben più difficile, invece, è saper accettare il fatto stesso dell’autonomia dell’inconscio: eppure è proprio in questa accettazione che consiste la possibilità di dominarlo… La paziente, la cui voce parlava dentro di me, esercitava realmente un nefasto influsso sugli uomini. Era riuscita a persuadere un mio collega che era un artista incompreso. Quegli lo credette e ne fu distrutto. La ragione del suo fallimento? Non viveva della propria stima, ma dell’approvazione degli altri. Questo è pericoloso. E l’ha reso incerto e accessibile alle insinuazioni dell'”anima”; perché ciò che essa dice ha spesso una qualche forza di seduzione e un’astuzia infernale.

    Se queste fantasie dell’inconscio mi fossero apparse come arte, allora avrei potuto guardarle come se fossero le immagini di un film: non avrebbero avuto il potere di convincere più che qualsiasi altra appercezione dei sensi e non ne sarebbe sorto alcun obbligo morale.

    L'”anima” allora avrebbe potuto facilmente indurmi a credere di essere un artista incompreso, e di avere il diritto di trascurare la realtà grazie alla mia, cosiddetta natura artistica. Ma in tal caso se avessi seguito la sua voce un bel giorno molto probabilmente mi avrebbe detto: “Credi davvero che le sciocchezze che fai siano arte? Nemmeno per sogno!” Così le ambiguità dell'”anima” – messaggero dell’inconscio – possono letteralmente annientare un uomo.

    Alla resa dei conti il fattore decisivo e sempre la coscienza, che è capace di intendere le manifestazioni dell’inconscio e di prendere posizione di fronte ad esse.

    Ma l'”anima” ha anche un aspetto positivo. È lei che comunica le immagini dell’inconscio alla coscienza, e in ciò sta il suo pregio. Per decenni mi sono sempre rivolto all'”anima” quando ho sentito che il mio comportamento emotivo era turbato e mi sentivo inquieto.

    Allora voleva dire che c’era qualcosa nell’inconscio, e quindi chiedevo all'”anima”: “Che c’è di nuovo adesso? Cosa vedi? Vorrei
    saperlo!” Dopo qualche resistenza regolarmente produceva un’immagine, e non appena questa compariva, il senso di inquietudine o di oppressione svaniva.

    Tutta l’energia delle mie emozioni si tramutava in curiosità e interesse per l’immagine; quindi ne parlavo con l'”anima”, poiché dovevo cercare di intendere l’immagine come meglio potevo, proprio come con i sogni.

    Ormai non ho più bisogno di questi colloqui con l'”anima”, perché non ho più tali emozioni; ma se ne avessi, le tratterei allo stesso modo. Oggi ho diretta coscienza delle idee dell’anima perché ho imparato ad accogliere i contenuti dell’inconscio e a capirli. So come devo comportarmi verso le immagini interne; posso leggerne il significato direttamente nei miei sogni, e perciò non ho più bisogno di un intermediario.”
    (A. Jaffe, a cura di, “Ricordi, Sogni, Riflessioni di Carl Gustav Jung)

    FINE.

    Jung Ricordi Sogni Riflessioni autobiografia
    Ricordi, Sogni, Riflessioni (Jung)

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