SAGGEZZA: una conquista o abita già in noi? Il nuovo libro di E.Borgna (Recensione di Patrizia Gioia)

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” 📙 SAGGEZZA“. Il nuovo libro del noto e amato psichiatra Eugenio Borgna

Recensione di Patrizia Gioia

Patrizia Gioia

 

Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? (T.S.Eliot)

parola estranea al nostro tempo, parola esiliata troppo spesso, troppo spesso tradita, ma soprattutto parola poco ascoltata.

Non certo ascoltata dalle folle urlanti che oggi divorano il nostro quotidiano, ma nemmeno ascoltata dal singolo in un momento di silenzio, di dolore, di disperazione, di gioia.

Nel piccolo libro edito da Il Mulino, Eugenio Borgna si cimenta negli anfratti di questa parola, anfratti profondi, ma anche pelli di superficie, ossa vene e arterie di un anima che vuole riflettere su sé stessa, senza dimenticare l’altro e il mondo.

Saggezza - Eugenio Borgna
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Che cosa significa essere saggio?

Si chiede Borgna, interrogando ognuno di noi.

E la saggezza cammina sempre uguale nel cammino della nostra vita? La saggezza è una conquista o uno svelamento di quel che già è in noi?

In ogni libro di Borgna, quel che emerge sempre come necessità primaria per l’essere umano che siamo, è la gentilezza. E senza dubbio gentilezza e saggezza si tengono la mano, possiamo distinguerle ma non separarle.

L'ascolto gentile. Racconti clinici (Eugenio Borgna)
L’ascolto gentile. Racconti clinici (Eugenio Borgna)

Le parole di Etty Hillesum (per una bambina crudelmente torturata e che stava per essere trasportata ad Auschwitz), che Borgna pone nell’ultima pagina del libro spiegano meglio di tante parole la saggezza:

“ha occhi da bambina, molto saggi e puri”.

Occhi innocenti e gentili, occhi che non nuocciono, pur essendo nello strazio più spaventoso che si possa conoscere, quello della Shoa, quello della malattia, quello della morte.

A un livello energetico gerarchico differente, ma non per questo meno valido, ho trovato spesso questo sguardo negli animali: una gentilezza d’ amore infinita verso l’altro e la vita, pur nell’attimo del morire.

“La vera sapienza nasce quando l’amore della conoscenza e la conoscenza dell’amore si fondono” scrive Raimon Panikkar.

E l’amore, come la fede, non ha oggetto: ama.

Il bel libro di Borgna dipana come robusto filo di lana i molti aspetti della saggezza, riporta ai nostri cuori le parole dei molti Maestri che ci hanno preceduto nell’apprendimento di questa Arte; infuocate e struggenti le pagine dedicate alla follia, qualità della vita che appartiene a noi tutti e che tanto può insegnare a noi tutti: sorella della poesia.

Certo l’arte dell’ascolto è pari all’arte di amare, un cammino continuo, un allenamento mai finito, uno sguardo che sa vedere il dolore dell’altro.

È sempre dal dolore che nasce la paura e dunque anche l’offesa, una difesa che non ha trovato parole per dire, lasciando così entrare dentro sé l’angoscia e la disperazione, il vento della follia che acceca e non sa dire: sono fragile, aiutami!

La fragilità che è in noi (Eugenio Borgna)
La fragilità che è in noi (Eugenio Borgna)

I nostri limiti, le nostre fragilità, il nostro bisogno di essere accolti, passi di consapevolezza che ancora una volta – e mai per sempre – ci riportano al cuore le parole antiche e sempre nuove che Borgna pone nell’ultima di copertina:

prima di tutto conosci te stesso.

La nostalgia della speranza, speranza che vive nell’invisibile, fatta di ragioni del cuore e della mente, gentile e sapiente Signora, capace di utopiee disincanti, ambivalente come ogni cosa della vita, ma capace di dare forma a quel che stentava a divenire.

Scrive Simon Weil:

“Nei confronti di tutti i pensieri particolari già formati ….. il pensiero deve essere vuoto, in attesa, non deve cercare alcunché, ma deve essere pronto ad accogliere nella sua nuda verità l’oggetto che sta per penetrarvi“.

Saggio è colui che sa far risuonare in noi quello che siamo. Una maieutica fatta di gentile ascolto empatico.

Saggezza come sapere di non sapere e chiudo questo rinnovato ringraziamento al dottor Borgna, per avermi ancora una volta aiutata a tornare dentro me (il: lek leka biblico) , con le bellissime parole che Eschilo mette sulle labbra di Emone, nella tragedia di Antigone.

Emone, figlio di Creonte è fidanzato di Antigone e si rivolge con queste parole al padre che aveva condannato a morte Antigone perché aveva seguito le gentili leggi del cuore invece che le rigide logiche della legge:

“Padre, gli dei hanno fatto nascere negli uomini la ragione, che di tutti i beni è il supremo.

Che tu non abbia parlato rettamente, non potrei né sapere, né dire. Potrebbe tuttavia accadere anche a un altro essere nel giusto.

È impossibile che tu possa scrutare tutto quanto uno dice o fa o biasima… Non pensare che sia nel giusto solo il tuo carattere, solo ciò che dici, e nient’altro.

Chi crede di essere il solo a capire, il solo a poter parlare, il solo a possedere un’anima retta, appena lo apri scopri che è vuoto.

.Ma che un uomo, anche se già è saggio, impari molto e non pretenda troppo, ciò non è vergognoso per nulla. “

FINE.

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