I contributi inediti, il Libro Rosso e i Libri Neri di Jung. Intervista a Sonu Shamdasani, storico della psicologia (di Emanuele Casale)

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Libro Rosso Sonu Shamdasani Intervista

Con Jung, ho la sensazione che la fine non arrivi mai. C’è qualcosa di illimitato in lui.
(Shamdasani, dall’intervista)

Non tutti sanno chi è Sonu Shamdasani, specialmente qui in Italia. Psicologi, analisti, psicoterapeuti e psichiatri sono più ricchi di prima in termini di conoscenza grazie al suo lavoro encomiabile e di vasta portata, senza il quale oggi saremmo tutti più ignoranti e in preda a disinformazione letale circa il nostro ambito. [ciononostante continuano ad esserci analisti e psicologi che non hanno letto una sola pagina delle sue pubblicazioni, così come con quelle di Jung, ma va bene così.]

Le sue ricerche e la sua competenza hanno cambiato per sempre la storia della psicologia e della psichiatria, è grazie a lui che abbiamo alcuni dei lavori di Jung più fondamentali (come il Libro Rosso, alcuni seminari, ecc.) oppure che sappiamo come siano andate veramente le cose circa la genesi della psicoanalisi, fino ad oggi mistificata e “mitologizzata” (vedi il suo Dossier Freud).

Grazie a lui oggi conosciamo anche importanti info biografiche su Jung che sono rilevanti per l’intera pratica psicologica e per una più reale visione d’insieme del suo lavoro all’interno della psicoterapia e cultura moderne.

Prima di dirti chi è Shamdasani ti racconto brevemente com’è che questa intervista è avvenuta…

Emanuele Casale e Sonu Shamdasani
Un anno prima dell’intervista. Qui ero con Shamdasani presso l’Aipa di Roma, 2018

– Roma, una mattina, verso l’hotel di Shamdasani

Come già molti sanno ho una certa predilezione allo stalkeraggio-culturale di individui che hanno tutta la mia stima e interesse [infatti come molti lettori già sanno, intervistai a 23 anni anche il nipote di Jung, puoi leggere l’intervista qui 📝.]

Era maggio del 2019, e ricevo il giorno prima di questa intervista un’email dal prof. Sonu Shamdasani, dove mi scrive che è a Roma e che l’indomani avremmo potuto fare l’intervista concordata mesi prima.

Contatto subito la mia amica e psicoterapeuta junghiana Serena Campaniello, che se la cava molto bene con l’inglese. Penso però che sia meglio andare con un’altra persona in più che abbia analoga padronanza con l’inglese. Così dopo vari giri di contatti arrivo a Marco Montanaro, un collega con cui mi ero già incrociato qualche volta qui al Cipa di Roma.

Ci dirigiamo così l’indomani all’Hotel dove mi aspettava Shamdasani. Attendiamo 5 minuti e il prof appare nella hall. Siamo molto emozionati. Saliamo sulla terrazza panoramica di questo grande hotel nel pieno centro di Roma. Fa un po’ caldo, ma siamo pronti per cominciare.

C’è un’ottima atmosfera. Con Shamdasani ci conosciamo già da un anno, dall’ultima volta che abbiamo parlato sempre qui a Roma durante una sua lectio magistralis presso l’Aipa sul legame Hesse-Jung (tema a cui sono vicino insieme all’amico Matteo Marino che vi ha scritto un libro con una mia postfazione. Qui trovi il libro 📝).

Grazie al supporto di Serena e Marco svolgiamo una piacevole intervista a Shamdasani, intervallata anche da qualche conversazione un po’ più “informale” e personale. A fine intervista infatti è anche lui che intervista noi! Ci fa qualche domanda circa le nostre passioni, il nostro lavoro, le nostre vite e… scambio con lui qualche reciproca riflessione musicale 🙂

Ringrazio infine, oltre Serena e Marco, la preziosissima Alessandra Ricci, che ha svolto il lavoro di revisione della traduzione in italiano dell’intera intervista (e di quella inglese che ho divulgato presso altri canali “junghiani” nel resto del mondo).

Sonu Shamdasani Carl Gustav Jung Libro Rosso

👤 Chi è Sonu Shamdasani

Nato a Singapore, nel 1962, è storico della psicologia e della psichiatria, insegna al Wellcome Trust Centre for the History of Medicine dello University College di Londra. Le sue opere vertono sulla storia della psichiatria e della psicologia dalla metà del XIX secolo ai nostri giorni. Ha curato la pubblicazione dell’atteso Libro Rosso scritto da Carl Jung fra il 1914 ed il 1930.

È cofondatore ed editor generale della Philemon Foundation, un’organizzazione costituita allo scopo di promuovere una nuova edizione storico-critica delle opere complete di Jung, comprensiva anche di tutti i testi (manoscritti, seminari, carteggi) ancora inediti.

Due le principali linee direttrici lungo cui si muove la ricerca di Shamdasani: la ricostruzione del processo di formazione delle discipline psicologiche e degli indirizzi terapeutici dalla metà del XIX secolo a oggi, e, all’interno di questo quadro, la ricostruzione della genesi del pensiero di Jung sulla base di fonti documentarie di prima mano.

Tra le sue opere, sono tradotti in italiano i volumi: Fatti e artefatti, su C. G. Jung, sul Club psicologico e su un culto che non è mai esistito (2004), Jung e la creazione della psicologia moderna. Il sogno di una scienza (2007), Jung messo a nudo dai suoi biografi (2008). È apparso, a sua cura, il seminario di Jung La psicologia del Kundalini-yoga (2004), Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica (2011), Il lamento dei morti (2014) – coautore James Hillman.

In un’intervista del 2009 con il Times of India, Shamdasani ha dato questa breve nota biografica:

“Sono un Sindhi*, sono nato a Singapore e cresciuto in Inghilterra.

Ho incontrato Jung per la prima volta mentre ero in India da adolescente, in cerca di un guru. Il suo primo lavoro che ho incontrato è stato il suo commento a “Il segreto del fiore d’oro”, che è stata la mia prima introduzione alla psicologia, e ho visto il testo come promettente la possibilità di una mediazione tra misticismo orientale e razionalità occidentale.

Dopo ulteriori studi, ho pensato che la psicologia e la psicoterapia contemporanee fossero in disordine e volevo capire come fosse entrato in questo stato. Questo mi ha portato a studiare la storia della psicologia “.

Bene, dopo queste breve info biografiche e introduzione ti lascio all’intervista

BUONA LETTURA!

Sonu Shamdasani Rai Play Video
Sonu Shamdasani parla del Libro Rosso. Guarda il video su Rai Play Video


Shamdasani Jung Libro Rosso Emanuele Intervista-min
io (Emanuele Casale) e Shamdasani, durante la fine della nostra intervista, presso Roma, 2019

In dialogo con Sonu Shamdasani

(di Emanuele Casale)

– Emanuele:
La maggior parte delle mie domande riguardano i miei ultimi cinque anni di studi e uno dei tuoi lavori che mi è piaciuto particolarmente, “Jung e la Creazione della Psicologia Moderna: Il sogno di una Scienza”.

Credo che questa opera dovrebbe essere presa in considerazione in tutte le università di psicologia e psichiatria, specialmente in Italia, perché con questo lavoro hai letteralmente riscritto la storia della psicologia dell’ultimo secolo, gettando una nuova luce su Jung e il suo contributo.

Nel libro citato poco fa, hai considerato un elenco di argomenti che Jung lasciò per i posteri, indicandoli come le aree di ricerca sulle quali gli psicologi analitici avrebbero dovuto portare avanti con nuovi studi e sviluppi. Pensi che stiano portando avanti questo tipo di lavoro?

Ad esempio, argomenti come i modelli e i complessi familiari associativi; la raccolta, valutazione e analisi dei sogni d’infanzia; i fenomeni psichici nel pre e post-mortem; la dinamica compensatoria del matrimonio; il comportamento individuale nella folla. Mi piacerebbe sapere, secondo te, quanti psicologi oggi realmente sono interessati a sviluppare questi temi.

Jung e la creazione della psicologia moderna (Sonu Shamdasani)
Jung e la creazione della psicologia moderna (Sonu Shamdasani)

– Shamdasani:
Mi sono avvicinato a questo campo di studi da un punto di vista storico. Questi temi erano tra le raccomandazioni di Jung circa la psicologia complessa nel 1948. Penso che quando si osserva questo campo, ciò che colpisce è il poco lavoro effettuato su questi temi e per lo più in campi al di fuori della psicologia analitica, come ad esempio la parapsicologia.

Per quanto riguarda il livello di lavoro in corso rispetto a ciascun argomento, penso che dovresti controllare i data base letterari e fare una sorta di ricerca perché questo non è specificamente il mio ambito.

– Emanuele:
Jung ha deciso di chiamare l’istituto che fu aperto in suo onore dai collaboratori più stretti “Istituto di Psicologia Complessa”, appunto sottolineando sia la distanza da un possibile ed ennesimo e inutile “orientamento” junghiano (odiava questo aggettivo), sia per ricordare l’importanza del suo progetto di psicologia complessa. Per questo motivo anch’io decisi di denominare il mio blog nazionale Jung Italia – Psicologia Complessa.

Oggi, e in particolare in Italia, penso che questo progetto di psicologia complessa sia stato completamente dimenticato in termini di sviluppo della ricerca e della formazione. In effetti, sentiamo sempre parlare della psicologia junghiana piuttosto che della psicologia complessa, come se la psicologia complessa fosse solo uno dei tanti approcci psicologici. La psicologia complessa è una scienza aperta in fase di sviluppo. Di questo cosa ne pensi?

– Shamdasani:
Uno dei motivi per cui Jung cambiò il nome del della sua materia da psicologia analitica a psicologia complessa fu questo: pensava che la psicologia analitica non catturasse in maniera appropriata la natura della sua ricerca perché era troppo legata alla pratica dell’analisi.

Il suo principale interesse, piuttosto, era la scienza interdisciplinare della psicologia complessa in quanto applicabile all’istruzione e alla psicoterapia, ma non era una scuola psicoterapica.

Ciò che colpisce è che quel progetto è stato praticamente abbandonato dalla maggior parte dei suoi sostenitori, anche durante la sua vita. Un rapido esempio in merito è quello dell’Istituto di Zurigo che è diventato quasi esclusivamente un istituto per la formazione di psicoterapeuti.

Quindi inizialmente furono coinvolte persone anche di altri campi disciplinari, come il premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli. Tuttavia, nessuna delle altre persone nell’istituto era interessata alla ricerca scientifica come Jung, ad esempio a ricerche su come “sezionare” i sogni per analizzare l’istanza dei loro motivi archetipici.

Quindi, in quel senso, il tipo di lavoro che Jung stava tentando di fare – in cui l’analisi è una delle componenti, una componente importante, ma sicuramente non l’unica perché stava proponendo una psicologia generale – quel progetto fu abbandonato. Pertanto, rispetto al fatto che le persone lo vogliano eventualmente riprendere, perché no?

Penso che sarebbe certamente più interessante rispetto a ciò che sta accadendo attualmente in materia di psicologia analitica, che è in gran parte divenuta col tempo una materia clinica.

Jung a Eranos - Il progetto della psicologia complessa
Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa

– Emanuele:
Bene. Voglio chiederti ora di Herman Hesse, che tipo di percezione hai leggendo Hesse? Tra Jung ed Hesse mi è spesso sembrato, anche nelle lettere, che Hesse esprimesse una certa resistenza nei confronti della psicologia di Jung e dell’analisi. A volte sembra che sia d’accordo con Jung; altre volte, invece, sembra rifiutare le sue opinioni su certi argomenti.

– Shamdasani:
È una domanda complessa perché è una lunga storia; le posizioni di Hesse e Jung sono quelle che esistono tra la psicologia e la letteratura: si evolvono durante i loro incontri e i loro scambi. In un certo senso, c’è dell’ambivalenza, rispetto e ambivalenza da entrambe le parti, ed è ciò che ho trovato interessante da ricostruire, considerando le varie fasi della loro relazione.

[ 📝 A tal proposito c’è qui il bellissimo libro che tratta dell’argomento Hesse-Jung e di una prospettiva psicologica del profondo della creatività di Hesse ➡️ Hermann Hesse e il mito di Sé. L’uomo creativo che viveva con gli Archetipi (Matteo Marino) ]

– Emanuele:
Hai mai incontrato Ellenberger*?

– Shamdasani:
No, non l’ho mai incontrato. Gli ho semplicemente inviato una copia del mio primo articolo e ho ricevuto da lui una lettera molto bella.

– Emanuele:
Ellenberger è stato importante per il tuo lavoro?

– Shamdasani:
Sì, il suo lavoro è stato d’ispirazione per me personalmente, ma anche in termini di riapertura del vecchio campo della psichiatria dinamica – per usare un suo termine – nella storia di questo ambito.

La scoperta dell'inconscio (H.F.Ellenberger)
La scoperta dell’inconscio (H.F.Ellenberger)

– Emanuele:
Alcuni ricercatori affermano che il lavoro inedito di Jung sia tre volte più grande rispetto a quello pubblicato. Potresti commentare su questo?

– Shamdasani:
Ad oggi, le opere dichiarate di Jung sono 18 volumi e un numero di seminari nella serie di Bollingen. Ci sono lo Zarathustra di Nietzsche, il seminario del 1925, i seminari sulle visioni e sulla kundalini. Credo che la Philemon Foundation abbia prodotto quasi 10 volumi, o qualcosa del genere, in diverse dimensioni. Tra pochi anni, quando l’edizione delle ETH Lectures sarà completa, la Philemon Foundation avrà realizzato circa 20 volumi. […]

Ci sono ancora oltre 100 manoscritti inediti negli archivi Jung dell’università. Esistono altri elementi importanti negli archivi di famiglia. Penso ci siano – in termini di corrispondenze bidirezionali – qualcosa come oltre 35.000 lettere presso l’Istituto ETH. Sono bidirezionali. Non sono tutte di Jung. Ed esiste della corrispondenza in altri archivi in ​​tutto il mondo. Per cui non conosco la proporzione esatta, ma c’è sicuramente più materiale inedito rispetto a quello pubblicato.

– Emanuele:
Pensi che verranno pubblicate molte di queste altre lettere inedite?

– Shamdasani:
Sì.

– Emanuele:
Tu dunque hai l’obiettivo di pubblicarle… Pensi di poterle pubblicarle tutte?

– Shamdasani:
Ne dubito. È un’impresa che richiede molti fondi e supporto, ed è questa la parte più difficile, trovare persone interessate a sostenere il progetto. Abbiamo appena iniziato, abbiamo lanciato un progetto di crowdfunding per pubblicare il libro Alchimia e Individuazione (1937) che è il pezzo più importante dell’archivio di Jung all’ETH, ma abbiamo bisogno di molti fondi per revisionarlo, tradurlo e produrlo.

Philemon Foundation
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– Emanuele:
Per quanto riguarda i Libri Neri, vorrei sapere – se puoi dirmi qualcosa in merito – quando saranno pubblicati…

– Shamdasani:
Più o meno in questo periodo il prossimo anno.

– Emanuele:
L’anno prossimo? Wow!

– Shamdasani:
Sì.

Libri Neri Carl Gustav Jung Black Books
I Libri Neri, in uscita questo autunno e già prenotabili da Amazon (solo in inglese!)

– Emanuele:
Ok. Questa domanda riguarda Jung e la reincarnazione. Nell’ultima parte della sua vita, Jung cambiò la sua idea sulla reincarnazione da una visione archetipica a una visione più personale. Ciò che motivò questo cambiamento furono alcuni sogni che fece e alcuni sogni di bambini che aveva precedentemente analizzato.

C’è una testimonianza al riguardo molto interessante, riportata da Roger Woolger, analista junghiano, nel libro “Il segreto di altre vite”: un amico di Woolger, si recò a Zurigo presso la casa di Jung, dove fu accolto da una delle sue figlie. Quest’ultima disse che Jung scrisse davvero molto sulla reincarnazione nella sua autobiografia, ma che quest’ultima fu rimaneggiata dai familiari e dai curatori fino ad escludere questi passaggi sull’argomento.

La figlia di Jung così portò l’amico di Woolger in una stanza dove teneva conservato in una vetrinetta il manoscritto originale di “Ricordi, Sogni, Riflessioni” e gli mostrò i passaggi e intere frasi dove Jung parlava della reincarnazione. Cosa puoi dirci al riguardo?

– Shamdasani:
Innanzitutto, non credo che ci sia stato un grande cambiamento nelle opinioni di Jung riguardo alla reincarnazione. Penso che fosse convinto da lungo tempo della vita dopo la morte. Ed è sicuramente vero che c’erano delle sezioni sulla reincarnazione nei manoscritti inediti, nei protocolli inediti di Memorie, Sogni, Riflessioni, che attualmente sto curando per la pubblicazione.

Ad esempio, le congetture sul fatto che Toni Wolff, probabilmente, avrebbe potuto reincarnarsi presto perché doveva completare il suo sviluppo. Mentre, per quanto riguarda sua moglie, credeva che avesse raggiunto un ulteriore stadio del suo sviluppo ed era meno probabile che si reincarnasse troppo presto.

– Emanuele:
Ci sono molti scritti di Jung sul tema della reincarnazione su cui stai lavorando?

– Shamdasani:
No, non scritti, si tratta delle interviste, le note delle interviste tra Aniela Jaffé e Jung, dove si discute maggiormente della questione.

[ 📝 Al riguardo trovi qui un articolo ➡️ Psicologia e Reincarnazione: dagli studi clinici e di ricerca al film “I Origins” (Emanuele Casale) ]

Jung messo a nudo. Dai suoi biografi anche Sonu Shamdasani
Jung messo a nudo. Dai suoi biografi anche (Sonu Shamdasani)

– Emanuele:
Va bene. Alcune domande finali. Quando hai letto il Libro Rosso per la prima volta? Cosa hai pensato?

– Shamdasani:
Ho trovato per la prima volta una trascrizione dei primi due libri e parte del terzo libro nel 1996. In quella fase mi è sembrato completamente diverso rispetto a ciò che il mistero e le leggende che lo circondavano ci avevano fatto credere. Così ho smesso di cercare di capirlo e ho iniziato a tradurlo semplicemente come modo per entrare nel testo.

– Emanuele [questa domanda e la successiva non sono mie, ma le ha rivolte Marco a Shamdasani]
Vorrei farti una domanda sul processo che hai vissuto per realizzare la pubblicazione, perché hai fatto un ottimo lavoro e penso che abbia cambiato molto l’idea di Jung. Ci è voluto anche molto tempo perché è difficile tradurre da una lingua all’altra, ma tu hai tradotto non solo dalla lingua, hai tradotto anche dall’immagine, quindi ha fatto un lavoro meraviglioso.

– Shamdasani:
Grazie.

– Emanuele:
La traduzione è un compito difficile in genere, ma è particolarmente vero nel caso del Libro Rosso a causa della sua complessità e lunghezza. Inoltre, come accennato poc’anzi, non stavi solo traducendo da una lingua all’altra, ma traducevi anche dalle immagini. Questo lavoro ha cambiato il tuo rapporto con la lingua, con le parole?

– Shamdasani:
Non direi che ha cambiato il mio rapporto con le parole. Non sono un traduttore professionista ma ho sempre trovato affascinante e istruttivo il lavoro di traduzione.

Considero un privilegio lavorare con traduttori professionisti e imparare qualcosa della loro arte. Ho collaborato con Mark Kyburz e John Peck e ho anche continuato a lavorare con John Peck alla traduzione dei Libri Neri in collaborazione con Martin Liebscher. Ed è stata un’esperienza importante.

Era solo una traduzione, ma trovo che con la traduzione ci sia una maggiore concentrazione sulla parola, sulla frase. È come mettere una lente d’ingrandimento sul testo. Ci si chiede come capire il testo, come renderlo in un’altra lingua. È come trascrivere lo spartito creato per un determinato strumento musicale e adattarlo per uno strumento completamente diverso.

Sonu Shamdasani mentre autografa una copia del Libro Rosso
Sonu Shamdasani mentre autografa una copia del Libro Rosso

– Emanuele: [qui riprendo di nuovo io l’intervista]
Una domanda personale su Jung. Ha mai sognato Jung?

– Shamdasani:
Sì molte volte. Per esempio, uno dei sogni che torna in mente è questo: mentre stavo lavorando sul Libro Rosso, ho sognato che Emma Jung era ancora viva, così ho pensato di chiederle cosa ne pensasse del Libro Rosso. E mi ricordo di essermi svegliato e di aver pensato “È una domanda molto interessante”. Penso lo sia ancora adesso, immaginare cosa pensasse del Libro Rosso.

– Emanuele: [di nuovo qui una domanda di Marco]
Si dice che il Libro Rosso sia una specie di “romanzo di formazione” perché è la descrizione di una trasformazione, di un cambiamento. Lei è d’accordo con questa definizione?

– Shamdasani:
Non penso che Jung sarebbe stato d’accordo con la parola romanzo. In effetti avrebbe avuto la possibilità di scrivere un romanzo, ma fece altrimenti.

– Emanuele:
Oggi è possibile trovare molti libri che parlano del Libro Rosso. Cosa ne pensi di tutti questi libri – in italiano, in inglese o in altre lingue – di commentatori e critici che interpretano il Libro Rosso?

– Shamdasani:
Sono felice se le persone leggono e studiano il libro… C’è ancora molto che dev’essere studiato. Personalmente non seguo la letteratura secondaria. A volte vedo o sento qualcosa al riguardo, ma sono interessato ad altro.

In un certo senso, il Libro Rosso e i Libri Neri fanno parte di un unico corpus inedito. È come avere in tavola sia i Libri Neri che il Libro Rosso, fanno parte di un unico pasto, se così si può dire.

– Emanuele:
Ok, perché solo il Libro Rosso non è sufficiente in effetti…

– Shamdasani:
È sufficiente studiarlo da solo ed è importante farlo perché è un lavoro a sé. Ma ciò che mi interessa di più è lo studio parallelo di entrambi.

– Emanuele:
Certo, perché era un lavoro unico, completo, così solo si può sperare di averne una visione più ampia.

– Shamdasani:
Sì.

Libro Rosso (edizione con immagini)

– Emanuele:
Nel tuo libro con Hillman hai scritto:

“Posso dire che alcuni parenti di Jung non vivono in pace ma questo lo accetto, la penso in modo diverso da loro. Con Jung, ho la sensazione che la fine non arrivi mai. C’è qualcosa di illimitato in lui”.

Credi che il tuo lavoro incarni una componente impersonale o un karma impersonale? Ho in mente il ciclo ermetico menzionato da Hesse a Serrano.

– Shamdasani:
Per quanto riguarda il significato del mio lavoro, non ne ho idea… Devo solo viverlo ed elaborarlo.

– Emanuele:
Quale immagine del Libro Rosso è la tua preferita?

– Shamdasani:
Sai, c’è una questione interessante, si tratta di quando discutevamo della copertina. L’editore, Dumas, che è un grande editore, disse:

“Guardate, detesto dirlo, ma nessuna di queste immagini può rimanere da sola in copertina, non sono immagini autonome”.

In un certo senso, diceva che quello che colpisce è l’insieme di immagini e testo, le combinazioni tra loro. In quest’opera non esiste una sola immagine che sia pars pro toto, che possa rappresentare l’idea nel suo complesso.

Ha quindi discusso con il dipartimento marketing dicendo che un libro di immagini non poteva non avere un’immagine sulla copertina. Non è stata una scelta facile da difendere.

Il grafico della casa editrice, Larry Vigon, aveva realizzato diversi progetti di album rock per molti artisti famosi, e il modello a cui aveva pensato era il White Album dei Beatles. Lui voleva usare scritte rosse su fondo rosso. Penso che sarebbe stata grandiosa come scelta grafica. Ma credo che Dumas volesse usare l’oro, e penso che sia più in linea con lo stile di Jung che non quello dei Beatles.

Lamento dei morti Hillman
Il lamento dei morti. La psicologia dopo il Libro Rosso di Jung (S.Shamdasani e J.Hillman)

– Emanuele:
Un’ultima domanda. Nel libro che hai scritto insieme a Hillman c’è una frase che mi è piaciuta molto. La frase dice: “Nel mio pantheon, la musica ha un posto più importante della psicologia”. Mi piacerebbe saperne di più su questa frase.

– Shamdasani:
Passo molte ore durante la giornata ascoltando musica, e svolgo gran parte del mio lavoro ascoltandola. Quando non ascolto musica, quello che “suona” è l’immagine di un jukebox.

– Emanuele:
Ok, grazie. Un’ultima domanda: perché la famiglia era contraria alla pubblicazione del Libro Rosso e dei Libri Neri, e come li hai convinti?

– Shamdasani:
Quando ho iniziato a discutere del Libro Rosso con la famiglia nel 1997, in quel momento, nessuno di loro aveva letto il Libro Rosso, non sapevano cosa contenesse. E Ulrich Hoerni, che a quel tempo gestiva la tenuta, disse ai famigliari che avrebbero dovuto pensare a cosa farne.

Da lì iniziò una negoziazione che durò 3 anni. Fu però più un discorso di quando il problema fu preso in considerazione che altro, non c’era motivo di non pubblicarlo.

La copia del Libro Rosso era chiaramente nel caveau della banca, ma ciò che la famiglia non sapeva era che Jung aveva trascritto l’opera e ne aveva dato copie ai suoi amici e collaboratori.  In secondo luogo, era chiaramente un’opera destinata alla pubblicazione, sebbene non l’abbia pubblicata. E come ho sostenuto, fu questa la base delle opere successive.

Dossier Freud. L'invenzione della leggenda psicoanalitica
Dossier Freud. L’invenzione della leggenda psicoanalitica (Sonu Shamdasani & Jacobsen)

Sembrò quindi più saggio produrre un’edizione accademica adeguata piuttosto che consentire al lavoro di finire nel dominio pubblico in una forma non autorizzata.

Quindi, non c’era motivo di non pubblicarlo, questa possibilità semplicemente non fu presa in considerazione. Ci fu un tentativo negli anni ’70 – William McGuire fece una richiesta per pubblicarlo, ma gli fu negata. Ma William McGuire non aveva letto il libro, quindi è difficile entrare in una discussione appropriata quando non si sa cosa contiene.

Ad esempio, quando iniziai le discussioni con i gestori della tenuta di Jung, mi chiesero di cosa si trattasse. Il che, in un certo senso, fu la cosa più sensata da fare: “Vediamo di cosa si tratta prima di considerare cosa farne”.

Per quanto riguarda i Libri Neri, iniziai a studiarli nel 2001 e fu fondamentale per la mia comprensione del Libro Rosso. E ripresi il discorso con l’editore Norton subito dopo la pubblicazione del Libro Rosso, e mi disse: “Adesso cosa facciamo?”; “Che ne dici dei Libri Neri?”; e poi iniziammo una discussione che durò circa due anni e accettarono di pubblicarli. E fu sicuramente una discussione più diretta dato il successo del Libro Rosso.

– Emanuele:
Ok, allora abbiamo finito. Grazie!

FINE.

Libro Rosso Shamdasani Carl Gustav Jung


Licenza Creative Commons
Intervista a Sonu Shamdasani, per il Jung Italia di Emanuele Casale è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale. Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@jungitalia.it.
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4 Commenti

  1. Complimenti per la passione con la quale pruomovete il lavoro di Jung. Anche io, nel mio infinitamente piccolo, ritengo che siamo agli albori della conoscenza intima dell’opera, nella quale, penso che, molto è sottointeso o appena accennato. Non mi pare che qualcuno abbia aggiunto uno sviluppo anche minimo alle idee di Jung.

    • Hai detto una cosa importantissima che va sottolineata con una doppia linea: “Non mia pare che qualcuno abbia aggiunto uno sviluppo anche minimo delle idee di Jung”. Esattamente. A parte alcuni sviluppi di Von Franz e qualche altro rarissimo caso. Davvero poi nessuno, il niente più assoluto…

      Grazie del feedback Pietro, saluti da Roma!

      Emanuele Casale

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